L’opinione sportiva di Stefano Villa: BUCKS-ANTETOKOUNMPO, OVVERO QUANDO UNA FRANCHIGIA È IN MANO A UN GIOCATORE

Il fuoriclasse greco ha cominciato a manifestare grossi malumori sulla competitività della squadra, mettendo in seria discussione il suo futuro. I Bucks sono intervenuti immediatamente per spegnere l’incendio.

Quando è sbarcato in NBA nessuno, nemmeno i Milwaukee Bucks, poteva immaginare l’impatto che avrebbe avuto Gianni Antetokounmpo, uno dei più forti e dominanti giocatori ad aver mai messo piede su un parquet americano. Cresciuto in condizioni difficili e arrivato negli Stati Uniti direttamente dalla A2 greca, Giannis è maturato fisicamente e tecnicamente, arrivando a diventare l’MVP della Lega e campione NBA nel 2021. Una bella storia di sport che sembrava non dover mai allontanarsi da Milwaukee. Già, sembrava…

Infatti nei mesi scorsi hanno iniziato a circolare voci di un “mal di pancia” sempre più insistente del greco nei confronti della dirigenza dei Bucks.
Tutto è iniziato con l’eliminazione al primo turno playoff contro Miami ed ha portato a una vera e propria escalation che ha portato il greco a mettere in fortissima discussione il suo futuro.

Una sua dichiarazione dello scorso settembre non lasciava spazio ad interpretazioni: “Sono un Buck, ma soprattutto un vincente, voglio vincere. Devo fare tutto il necessario per raggiungere i miei obiettivi e se c’è una situazione migliore per vincere il titolo, devo accettarla”.
Parole che non hanno fatto piacere al Front Office dei Bucks e ai tifosi che ora temono di veder partire la loro stella, il giocatore capace di riportare in Wisconsin un titolo che mancava dai tempi di Kareem-Abdul Jabbar.

Tuttavia la dirigenza in estate è corsa ai ripari puntando tutte le fiches su Damian Lillard (sacrificando, tra gli altri, un pretoriano fondamentale per la conquista dell’anello come Jrue Holiday, volato a Boston), cercando di soddisfare le ambizioni di Giannis che, nelle scorse ore, ha firmato un’estensione contrattuale fino al 2027/28 per 186 milioni di dollari.

Una vicenda che si è conclusa con la soluzione che tutti si aspettavano, ma che mette in luce il potere acquisito negli anni dalle superstar NBA. Al giorno d’oggi una franchigia può “essere ostaggio” della sua stella, un qualcosa che alla lunga può rivelarsi una pericolosa arma a doppio taglio.

Milwaukee avrà fatto la scelta giusta? Solo il tempo potrà darci una risposta definitiva.

Stefano VIlla – reporter cooperator

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