Trascorsi una notte agitata, popolata da incubi, cercando di trovare una spiegazione ragionevole per quanto ritenevo di avere visto e sentito durante la sera. Non riuscivo neppure a dire se fosse stato più sconvolgente avere a che fare con nonna Maria, che sapevo morta ormai da alcuni anni, oppure scoprire dalle sue parole che aveva avuto il coraggio di tradire il nonno. Solo alle prime luci dell’alba riuscii con fatica ad allontanare dalla mente, almeno per qualche ora, quella vicenda incredibile per concentrarmi invece sul presente. Proprio mentre mi stavo rivestendo accadde un fatto inaspettato, che mi aiutò a ricordare il vero motivo per cui ero tornato a Torbiano.
Mi succedeva sempre più spesso di dimenticare, anche a distanza di poche ore, le cose più banali. Si trattava di un disturbo certamente imbarazzante ma per il momento non ancora grave. Sapevo bene che questa situazione, che fino ad allora ero sempre riuscito a nascondere oltre che a me stesso anche alle persone che avevo intorno, era destinata inevitabilmente ad aggravarsi con il passare del tempo. Proprio per questo motivo pochi giorni prima di tornare a Torbiano mi ero deciso a consultare un rinomato specialista, esperto di disturbi della memoria. Il medico, dopo una visita approfondita, mi aveva consegnato in una busta un referto dettagliato relativo alle mie condizioni di salute che ancora non avevo trovato il coraggio di leggere. Non mi stupii dunque più di tanto quando, frugando tra le mie cose, scoprii, nascosto nella tasca interna della giacca che indossavo, un foglio di cui non ricordavo l’esistenza. Leggendolo mi accorsi che conteneva una breve invocazione di aiuto. Fu in quel preciso momento che tutto quanto mi tornò in mente. Quel foglio, che una mattina avevo scoperto tra la posta in arrivo, era la vera e sola motivazione che mi aveva spinto a tornare a Torbiano. Avevo riconosciuto la calligrafia precisa, ordinata e minuta di Angela. Mi chiedeva , con il suo solito stile tutto essenziale, di raggiungerla subito a Torbiano. Nel messaggio mi scongiurava di non parlare con nessuno della sua richiesta di aiuto se non con don Paolo, l’unica persona – a suo dire – davvero in grado di comprendere il significato di quel messaggio.
Mi dissero che don Paolo si era appartato da pochi minuti nella canonica per le orazioni mattutine. Era seduto pigramente su una massiccia sedia in mogano nero, dominata da un grande schienale, tutto intarsiato con immagini sacre. Teneva il capo chino e nonostante il mio ingresso non accennò a interrompere la recita del rosario. Gli rivelai subito la ragione della mia nuova visita.
“ Sono riuscito a ricordare solo adesso che cosa mi ha spinto a ritornare a Torbiano “
Si accarezzò la lunga barba , con un gesto rituale. Continuai senza lascargli il tempo di intervenire.
“ Ho capito che la scelta di tornare non è stata solo mia “
Don Paolo ascoltava, accompagnando le mie parole con un lieve sorriso. Estrassi dalla tasca il foglio che avevo ritrovato poco tempo prima tra le mie cose. Lo stirai con una mano, prima di consegnarglielo. Don Paolo lesse ad alta voce la prima frase.
“ Torna, ti prego, ho bisogno del tuo aiuto “
Lo indicai, forse usando una enfasi esagerata.
“ Questa scrittura appartiene senza alcun dubbio a Angela. Ho trovato questo biglietto tra la mia posta e sono convinto che sia stata davvero Angela a scriverlo “ la lunga premessa era fatta apposta per introdurre la mia richiesta “ Angela in questo biglietto mi dice che solo tu sei in grado di aiutarmi a capire che cosa sta succedendo in questo dannato paese“
La mia voce liquida, fastidiosa e in quel momento fuori controllo si perdeva tra le mura possenti della canonica, attraversando mobili antichi e crocifissi, armadi di noce e vetri cattedrali. Don Paolo si attardò a studiare il biglietto. Lo avvicinò più volte ai pesanti occhiali da miope, fino a sfiorarlo. Poi, dopo una lungo silenzio, tornò a considerarmi. Scandì ad alta voce ad una ad una tutte le parole per attribuire a quanto stava dicendo il valore di una sentenza inappellabile.
“ Mi spiace, ma io oggi non so più dire dove sia Angela. Così come era apparsa, un giorno è scomparsa dal paese senza avvisare nessuno. Purtroppo non posso aiutarti “
Appoggiò il biglietto sul tavolo di mogano, con studiata noncuranza. Era un vero e proprio gesto di sfida che mi indispettì , convinto com’ero che in realtà don Paolo conoscesse molto bene quale fosse stata la sorte di Angela.
“ Ho già rischiato molto consegnandoti il mio quaderno ma vorrei comunque aiutarti ancora, se solo lo potessi” mi accorsi che don Paolo in quei momenti era tornato a essere il solito individuo isolato dagli altri, abile nel recitare la sua parte di prete al di sopra delle parti “ anche se devo riconoscere che questo foglio rende tutto molto più complicato. “
Ci teneva a mostrarsi davanti ai miei occhi ancora un amico ma nello stesso tempo voleva farmi capire che non era disposto ad andare oltre. Eppure avevo letto nelle sue parole e nelle piccole indecisioni con cui le aveva accompagnate un fremito di paura. Ero sicuro che don Paolo conoscesse molti dei segreti che ancora circondavano il periodo in cui Angela aveva vissuto in paese. Per questo il suo rifiuto mi rese furioso. Mi avvicinai minaccioso al grande tavolo di noce, una vestigia risalente addirittura all’epoca medioevale, dietro il quale don Paolo sembrava quasi nascondersi. Preso da un impeto di rabbia irrefrenabile scaraventai a terra tutti gli oggetti che erano appoggiati sul grande pianale. Urlai, con quanto fiato avevo in gola .
“ Che ti piaccia o no, è venuto il momento per te di raccontarmi tutto quello che sai “
Don Paolo vedendo la mia reazione, si spaventò, quasi piegandosi sulla sedia. Mi guardò appena, con i suoi soliti occhi anonimi , questa volta pieni di paura. Continuai ad urlare.
“ Sono certo che tu sappia perfettamente che cosa è accaduto a Torbiano, nei mesi in cui Angela era venuta ad abitare in paese “
Don Paolo si accasciò sulla sedia, sconfitto. Dopo una ultima esitazione si decise a parlare.
“ Hai ragione. Io posso aiutarti “
La sua lunga e disordinata barba bianca tremava in modo più che evidente. “ In effetti io conosco molti particolari della storia di Angela e soprattutto della vita di questo paese. Sono tutti particolari che tu ancora ignori. “
Subito dopo essersi lasciato andare a questa specie di confessione, si ritrasse nei suoi pensieri, lo sguardo cupo rivolto al muro.
“ Parlartene mi costerà molto “
Poi improvvisamente si alzò in piedi, ritrovando con quel gesto la sua forza e un poco di dignità.
“ Mi devi scusare. Io avevo il dovere di aiutarti e non l’ho fatto perché avevo paura di Nives“.
Mi sorrise quasi con dolcezza
“ Ma ora qualcosa posso fare “
Si alzò e mi fece cenno di seguirlo.
“ Devi avere fiducia in me . Almeno questa volta “
