Tornare nella casa dei nonni, tra le mie piccole cose, mi fece provare un sentimento di sicurezza quasi fanciullesco. Accesi immediatamente tutte le luci della casa. Quando ero ancora un ragazzo , ricordo di avere avuto un vero e proprio terrore del buio . Non riuscivo a dormire se nella mia stanza non era accesa una piccola luce, una ceramica appesa al muro della camera raffigurante un angelo. Nel corso dei miei anni quella paura, sotto varie forme mutanti, non mi ha mai più abbandonato. Ora che sono diventato vecchio quella antica paura si stava trasformando in paura della morte.
La camera da letto, situata al piano superiore della casa, era ancora arredata esattamente come i nonni la avevano lasciata. Il grande letto a due piazze, coperto da un trapuntato rosso fuoco, si trovava proprio al centro della stanza, affiancato ai due lati da vecchi comodini di mogano chiaro. Appoggiata su uno dei due, una vecchia e rumorosa sveglia smaltata continuava miracolosamente a funzionare. Tra quelle mura stavo iniziando a provare una nostalgia devastante che mi faceva stare male. Spinto dalla tensione del momento sferrai un pugno violento al pianale di marmo della specchiera. Il vetro tremò, accompagnato dal tintinnio offeso della cristalleria. Piccoli rumori che si spandevano come tumori nella pace della stanza. Mi accorsi subito che qualcosa non andava. Avevo ascoltato un rumore secco, proveniente dal primo cassetto , proprio sotto il pianale su cui avevo sfogato la mia rabbia. Il cassetto , una volta aperto, rivelò la vecchia biancheria di casa, ormai ingiallita, appartenuta un tempo al corredo della nonna, piegata ordinatamente. Sulle tela grezza c’erano ammonticchiati alcuni frammenti di legno marcio. In un angolo , ben visibile, affiorava tra gli elementi del corredo una grande busta da lettera rigonfia di documenti. Il mio pugno, con il suo violento impatto, aveva provocato il cedimento di un minuscolo vano concavo , ricavato da una piccola apertura posta proprio sotto il pianale di marmo. Il tempo e le tarme, avevano prodotto diligentemente il loro risultato.
La busta conteneva un fascio di vecchia fotografie , tenute insieme da uno spago. Erano immagini in bianco e nero , ben conservate, di dimensioni ridotte, con i bordi tutti frastagliati come si usava negli anni cinquanta, bordate da una sottile cornice bianca. Mi soffermai ad osservarle. Nella prima era raffigurata una donna molto giovane, ritratta da sola, in piedi accanto alla casa. Non faticai a riconoscere in quel volto le fattezze giovanili della nonna, mentre sorrideva serenamente, vestita con abiti allegri, i capelli pettinati, ben curati e la gioventù disegnata sul volto. La donna che conoscevo indossava vestiti discreti, non desiderava apparire e faticava perfino a prendersi cura del proprio corpo. La ragazza che avevo appena incontrato in quella fotografia mostrava invece una allegria quasi sfrontata. Sembrava una donna attenta ai particolari, sicura di se, con il desiderio di sembrare attraente.
La seconda fotografia mi lasciò senza parole. Quella stessa donna era ora abbracciata a un signore distinto, vestito elegantemente, appoggiato a una fiammante Fiat topolino nuova. Era ancora una volta la nonna, un corpo piacevole, con un viso radioso speso in un sorriso dolcissimo, reso più vivo da un casco ben curato di capelli castano chiari. Dopo alcuni momenti di esitazione, riuscii a riconoscere in quell’uomo un individuo che avevo incontrato in paese tanti anni prima . Una persona brillante, estroversa, completamente diversa dal nonno. Mi pare si chiamasse Giorgetto. Possedeva un piccolo negozio di elettrodomestici nel paese vicino al nostro ma soprattutto era conosciuto per essere una sorta di avventuriero, un giovane brillante a cui le donne dell’epoca non sapevano resistere.
Cercando di ricordare l’individuo ritratto in compagnia della nonna, avevo finito per perdere di vista il vero messaggio che quella fotografia mi stava urlando in faccia. La nonna era stretta nelle braccia di un uomo e quell’uomo non era il nonno. Velocemente mi misi ad osservare anche tutte le altre fotografie. Molte raffiguravano lo stesso paesaggio cittadino e qualcuna addirittura la stessa inquadratura. I protagonisti erano sempre loro: Giorgetto e la nonna, sempre abbracciati, sempre all’apparenza felici . Nella busta c’era anche un biglietto scritto a matita che confermò, se mai ce ne fosse stato bisogno, tutte le mie paure.
“ Alla donna che amo e che amerò sempre “.
Gettai a terra le fotografie e quell’ultimo biglietto, con un gesto di rabbia. Avevo avuto sotto gli occhi per tanti anni gli interminabili silenzi e la tristezza congenita del nonno. Nello stesso tempo ricordavo la grande voglia di vivere della nonna, sempre in conflitto con una vita monotona, sempre uguale a se stessa e spesso banale. La scoperta del tradimento della nonna mi sconvolse. Era dunque questo il lato nascosto del mondo felice e pulito in cui avevo sempre creduto di vivere ?
Tornai velocemente sui miei passi, correndo affannosamente verso la sala del piano terreno, cavalcando a due a due i gradini della scala. In mezzo alla stanza c’era una donna. Era la nonna. Mi attendeva, vestita con il suo abito migliore e gli occhi da ragazza innamorata che avevo visto poco prima in fotografia. Stava in piedi, appoggiata al muro, proprio di fronte all’ingresso e mi osservava con curiosità , disegnando con le sue labbra sottili un sorriso che mi sembrò malizioso. Non appariva per nulla in imbarazzo. Sembrava anzi quasi sfidarmi, quasi incitandomi a chiedere del suo tradimento. Iniziai a parlare, come se fosse normale trovarmela di fronte . Come se non fosse mai andata via da quella casa. Come se fosse ancora viva e non sepolta da anni nel cimitero del paese.
“ Lo hai tradito. Hai tradito il nonno “
La mia voce era pesante e aggressiva.
“ Lo so. Non avrei mai dovuto. Ma mi sentivo prigioniera. Stavo soffocando a poco a poco in mezzo alla gente. Sono stata debole , certo, ma non dimenticare che per tradire una persona come il nonno ci voleva un enorme coraggio. Giorgetto era diverso. Lui guidava l’auto, parlava in italiano, frequentava bella gente. Era un uomo brillante , sempre allegro. Giorgetto si profumava ed aveva qualche soldo. Ma soprattutto aveva giurato di portarmi lontano. “
“ Ma il nonno ti voleva bene. “
Provavo una pena infinita per nonno Giovanni. La sua incredibile ingenuità. Aveva semplificato la sua vita in pochi concetti e in tanti gesti rituali quotidiani. La colazione alla cinque di mattina, anche nei giorni di festa. La passione per la sua bicicletta. Le giornate trascorse sempre in campagna, occupato a curare i campi di riso.
“ Il nonno a un certo punto sapeva perfettamente che me ne sarei andata. Anzi, era stato lui a cacciarmi da casa “ la voce della nonna era impassibile, non una sola parola sopra le righe “poi sei arrivato tu. La mia unica vera via di fuga.”
Mi osservò con una grande dolcezza
“ Povero ragazzo, quante aspettative su di te. Tuo padre sperava che tu terminassi quegli studi che lui non aveva potuto finire. Tua madre sognava per te un futuro importante. Il nonno ti voleva ciclista “ si fermò sorridendomi , mentre sembrava commuoversi “ ed io avevo finalmente trovato una buona ragione per non abbandonare tuo nonno “.
“ Mi sono subito specchiata in te. Volevo che tu fossi Giorgetto ed anche me. Volevo che tu vivessi da protagonista. Io non avevo mai scelto nulla. Non avevo scelto di sposare il nonno. Non avevo scelto di rimanere in paese. Non avevo neppure scelto Giorgetto. Non ero mai stata capace, neppure per un solo attimo, di provare a diventare una donna diversa. Per questa ragione decisi che tu dovevi essere diverso da me. Perché attraverso i tuoi occhi avrei ancora potuto vivere qualcuno dei miei sogni. “
Dopo la morte prematura dei miei genitori, causata da un incidente automobilistico, la nonna si era presa cura di me, in modo discreto ma anche con la sua costante presenza , non mancando mai di incitarmi, non appena se ne presentava l’occasione, a immaginare un altro futuro, lontano dal paese. Aveva forse intuito che io in quegli anni preferivo ancora vivere a Torbiano. Tutti gli amici che avevo , le visite alla locanda, la compagnia discreta di Giada e Angela erano tutti aspetti in quei momenti sufficienti per convincermi a restare. In qualche modo mi sentivo tradito.
“ Tu hai sempre fatto in modo che fossi io a prendere tutte quelle decisioni che tu non sei mai stata in grado di prendere. “
Neanche la mia accusa sembrò scuotere la nonna che continuava a rimanere impassibile e a parlare in modo quasi impersonale. Finì per abbozzare quella che sembrava una vaga giustificazione del suo operato.
“ Io ho solo voluto aiutarti a vedere il vero volto di questo paese “
Chiuse gli occhi, forse per catturare un ricordo.
“ La vita è fatta di continue scelte. È una linea contorta che bisogna percorrere, scegliendo con cura la direzione. Non devi stupirti se non ho rispettato il nonno. “ sospirò, vinta da una grande tristezza “ io ho solo imboccato la strada più complicata “
Quelle parole così piene di vita avevano perfettamente colpito nel segno. In fondo il suo tradimento non era altro che questo. Un tentativo maldestro di rimodellare liberamente la propria vita.
Trascorsero pochi attimi. O magari alcune ore. Quando finalmente tornai a guardarmi attorno, la nonna non era più accanto a me. Eppure avevo parlato con lei. Mi ero commosso ascoltando le sue parole. Avevo anche provato rabbia. Sul tavolo era ancora appoggiata una tra le tante fotografie in bianco e nero che poco prima avevo stretto tra le mani. Da quella piccola fotografia la nonna continuava ancora a sorridermi, per farmi capire che nulla era davvero cambiato e che sempre mi avrebbe spinto a fuggire lontano da Torbiano per obbligarmi a cercare la mia strada. Giorgetto , trionfante accanto alla sua brillante Topolino Fiat, con il suo solito sorriso sfrontato da uomo sicuro di s È, sembrava invece rammentarmi che quel mondo imperfetto in bianco e nero continuava ad essere, dopo tutti quegli anni, ancora intorno a me.
