Poiché all’interno dei negozi sono già stati aperti i reparti dedicati al Natale e già sono comparsi nei supermercati panettoni e pandori, credo di essere autorizzato nel mio piccolo a parlare di Natale anche se con largo anticipo.
Non vorrei essere patetico ma ai miei tempi ( accidenti ho ancora usato questa banalissima espressione !) Natale era davvero Natale.
Era una festa importante. Anzi era la festa.
Intanto perché questa ricorrenza ha un profondo significato religioso per i cristiani. Ricordo che le donne della mia famiglia, praticanti, si preparavano con largo anticipo alla ricorrenza con novene, veglie di preghiera e sessioni di canto nel coro della chiesa. E perfino i non praticanti avevano verso la messa di mezzanotte quel rispetto che li portava “ almeno una volta all’anno”, a frequentare la chiesa.
Poi perché era l’occasione per lasciare per qualche giorno il lavoro e rilassarsi in famiglia. Un lavoro che era invasivo, senza troppo rispetto per le persone e spesso mal retribuito.
Ma anche perché si respirava nell’aria in quelle fantastiche giornate quella sensazione di tenerezza e di pace che era un misto di famiglia, genitori, regali e speranze.
E davvero in quei giorni si finiva per credere alle solite banalità. Un mondo migliore. La bontà che trionfa. Gli uomini più giusti.
In fondo eravamo una generazione di ingenui. Una ingenuità che era la nostra bandiera ma anche il nostro peggior difetto.
Una ingenuità che però ci permetteva di assaporare fino in fondo i momenti “romantici” di quei momenti magici assaporando illusioni irrealizzabili.
Natale era una immagine ricorsiva fatta di neve sui prati ( perché molti anni fa davvero a Natale nevicava). Di slitte che attraversavano il cielo. Di un Babbo Natale che avremmo voluto conoscere.
Natale era anche il tempo dei buoni proposito sempre fatti e mai realizzati.
Era il momento dei regali donati e ricevuti.
Poiché in quegli anni si viveva di abitudini e si cercava sempre di trasformarle in grandi avventure, Natale era anche un miracolo. Il miracolo della nascita di Gesù era infatti l’occasione per credere che un altro miracolo ci avrebbe aiutato a vivere meglio, ad amare e essere amati, ad ottenere un lavoro serio.
Ora aspetto il Natale quasi con fastidio. So che sarà una apoteosi di pubblicità. Di videogiochi. Di urla e lucine sfavillanti in televisione.
Non credo più ai miracoli e cerco di sopravvivere.
Ma quel Natale fatto di infinite dolcezze e di belle parole mi manca moltissimo!
