Umberto Eco nacque ad Alessandria il 5 gennaio 1932; i suoi genitori erano Giulio Eco, impiegato delle ferrovie, e Rita Bisio. Umberto ha una sorella minore, l’attrice Emy Eco, tuttora vivente. Umberto Eco in gioventù fu membro della GIAC (l’allora ramo giovanile dell’Azione Cattolica – AC), dalla quale si allontanò nel 1954. Nello stesso anno si laureò con lode in filosofia all’Università di Torino con una tesi sull’estetica di San Tommaso d’Aquino. Proprio durante gli studi universitari Eco smise di credere in Dio. Non smise invece di essere legato al mondo accademico, dato che nel 1975 ottenne la cattedra di semiotica all’Università di Bologna. Oltre che docente universitario, Eco fu giornalista; collaborò infatti con le seguenti testate: L’espresso, Il Giorno, La Stampa, Corriere della Sera, la Repubblica e il Manifesto. Umberto Eco si spense a Milano il 19 febbraio 2016 a ottantaquattro anni, a causa di un tumore del pancreas che lo aveva aggredito due anni addietro; i funerali si svolsero in forma laica il 23 dello stesso mese nel Castello Sforzesco di Milano. Il suo corpo venne cremato.
Umberto Eco è noto al grande pubblico soprattutto come romanziere; questo è l’elenco dei suoi romanzi, con il rispettivo anno di pubblicazione: Il nome della rosa (1980), Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010), Numero zero (2015).
Ci soffermeremo un po’ di più su Il nome della rosa, che il 9 luglio 1981 fece vincere al suo autore il più alto riconoscimento letterario in Italia, il Premio Strega. Il romanzo è ambientato sul finire del 1327 in un monastero benedettino di regola cluniacense sperduto sui monti dell’Appennino toscano; nel monastero si deve svolgere un convegno che vedrà protagonisti i Francescani (sostenitori delle tesi pauperistiche e alleati dell’imperatore Ludovico) e i delegati della curia papale del pontefice Giovanni XXII, insediata all’epoca ad Avignone. Ma in quel periodo nel monastero si sono verificate delle inspiegabili morti e su di esse indaga il frate francescano inglese Guglielmo da Baskerville, affiancato dal suo allievo Adso da Melk.
Il narratore è proprio Adso, perché Umberto Eco finge di ritrovare un suo manoscritto che Adso avrebbe scritto da anziano, per mettere su carta i fatti notevoli che aveva vissuto da novizio molti decenni prima.
È risaputo che nel Nome della rosa Eco fece ampio ricorso alla tecnica della citazione; vediamo due esempi concreti: Adso racconta un proprio svenimento con le parole “caddi come un corpo morto cade” (riprese dal canto V dell’Inferno dantesco) e Guglielmo parla di frate Malachia come di un “vaso di coccio tra i vasi di ferro” (richiamando Esopo e Manzoni).
Forse è meno noto che Eco nel 2012 diede alle stampe una versione riveduta e corretta de Il nome della rosa, con gli intenti di eliminare ripetizioni ed errori e modificare la descrizione della faccia del bibliotecario; non sono invece cambiati lo stile e la struttura narrativa.
Per quanto riguarda gli altri romanzi, diciamo almeno che Il pendolo di Foucault è una satira dell’interpretazione paranoica dei fatti veri o leggendari della storia e delle sindromi del complotto.
Michel Camillo-reporter cooperator
