Grandi protagonisti del successo della Stella Rossa in Coppa dei Campioni, due treni che corrono in direzione opposta a Milano: ecco la storia di Dejan Savićević e Darko Pančev.
Insieme con la maglia della Stella Rossa di Belgrado hanno vinto una Coppa dei Campioni storica, l’ultima prima dello scioglimento sanguinoso della Jugoslavia.
Insieme sono approdati in Italia, ma con fortune diverse: il Ritratto Sportivo di oggi è dedicato a “Il Genio” Dejan Savićević e al “Cobra” Darko Pančev.
La classe cristallina di Savićević e il letale fiuto del gol di Pančev sono stati fondamentali per la Stella Rossa arrivata al successo in Coppa dei Campioni nel 1991 in finale contro il Marsiglia al San Nicola di Bari, una gara decisa ai calci di rigore che corona il sogno dei ragazzi allenati da Ljupko Petrović.
Era la Stella Rossa del compianto Sinisa Mihajlović, arrivato a Belgrado nel corso di quella stagione e grande protagonista di quella cavalcata con il suo sinistro magico, di Robert Prosinečki e di un giovane Vladimir Jugović.
Ma torniamo ai protagonisti della nostra storia: nel 1992 l’Italia è la tappa successiva per entrambi, la Terra Promessa.
La Serie A è la lega più ricca e competitiva del mondo, tutti i grandi campioni vogliono venire a giocare nel nostro paese: sembra passata un’eternità vedendo le condizioni attuali del nostro calcio, eppure stiamo parlando dei primi anni ’90.
Sia Pančev che Savićević arriveranno a Milano sulle rive opposte del Naviglio: il bomber macedone si accasa all’Inter, il fuoriclasse montenegrino al Milan.
Savićević incanterà per sei stagioni il pubblico di fede rossonera con giocate al cachemire che gli permetteranno di farsi perdonare i tanti momenti di estrema pigrizia che ti fanno pentire di aver speso i soldi per andare allo stadio, ma poi basta un’illuminazione per far cambiare idea a tutti, una giocata che ti fa provare un brivido di contentezza. Pura gioia per gli occhi che porterà il Diavolo alla conquista di una storica Champions League in finale contro il Barcellona, un 4-0 propiziato da un suo gol straordinario.
E l’altro? Beh, l’altro è la dimostrazione vivente della teoria di Murphy applicata alla causa nerazzurra: se qualcosa può andare male, state pur certi che lo farà.
L’uomo che con il suo rigore ha dato il successo alla Stella Rossa è diventato celebre in Italia più per le sue frasi fuori dal campo (“Voi fischiate? Io guido Ferrari. Continuate a fischiare? Guido altra Ferrari”) che per la sua freddezza sottoporta.
All’Inter Pančev si trasforma da Cobra a Ramarro, un ironico declassamento che dimostra le grosse difficoltà incontrate dal macedone nella sua avventura con la Beneamata. Tre anni in Italia, intervallati dal prestito al Lipsia, con soli tre gol segnati prima di lasciare Milano, un’involuzione inspiegabile anche a distanza di oltre trent’anni.
Un fuoriclasse e un grande rimpianto, due personaggi che hanno scritto la storia della Stella Rossa e, con esiti diametralmente opposti, delle squadre di Milano.
Stefano Villa – reporter cooperator
