I GENITORI SECONDO ROBERTO PARESCHI. LA VITA DI IERI E QUELLA DI OGGI

Ho letto in questi giorni una notizia di cronaca che mi ha lasciato a dir poco stupito.
In un piccolo paese nelle vicinanze di Napoli dei genitori hanno “malmenato” la maestra perché disapprovavano i metodi educativi di questa insegnante che probabilmente aveva la colpa di essere troppo severa.
La prima reazione di fronte a una notizia del genere è la speranza che ciò che stiamo leggendo – vivendo ormai nell’epoca della post verità – non sia vera.
Parto da una considerazione.
I miei genitori ( ma quello che dico è valido almeno fino a tutti gli anni ’70) avevano un solo approccio nel gestire i rapporti tra i miei insegnati e i miei eventuali insuccessi scolastici.
Era colpa mia.
Non era colpa della società cattiva. Dei metodi troppo rigidi della maestra. Della sua mancanza di empatia con gli scolari.
Era colpa mia.
C’era un patto non scritto tra queste due figure, genitori e insegnanti, che reggeva direi molto bene i rapporti sociali. Poi poteva anche darsi che gli insegnanti si rendessero protagonisti di eccessi ma nel complesso con questo approccio i rapporti di forza reggevano.
Così come era chiaro il rispetto che ogni studente doveva avere verso il corpo insegnante.
Tutto questo era sbagliato ?
Non mi pare. L’esperienza , il ruolo , la preparazione dei nostri insegnanti ci induceva ad avere rispetto per le loro azioni.
Oggi vuoi per la minore preparazione di alcuni degli insegnanti delle nuove generazioni, vuoi per la nuova morale imperante che tende a legittimare ogni azione in nome dei propri supposti diritti, stiamo assistendo a un vero e proprio disgregarsi della funzione dell’insegnamento.
Vietato essere severi. Vietato dare brutti voti. Vietato bocciare. Altrimenti partono ricorsi, minacce, qualche volta le aggressioni fisiche. Ma la scuola deve essere severa. Premiare chi studia e penalizzare chi non lo fa. Valorizzare le intelligenze e aiutare comunque chi rimane indietro.
Gli allievi non sono tutti uguali. Non sono tutti dotati della stessa intelligenza. Non hanno tutti la stessa voglia di studiare.
E poi in fondo anche i meno dotati non avranno problemi a trovare una loro strada.
Potranno sempre diventare ministri.

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