Un ricordo è un bene prezioso che ci appartiene e che aumenta il suo valore con il passare degli anni.
Una lavagna pulita su cui, via via, scriviamo tante storie piccole o grandi, importanti o all’apparenza insignificanti.
Un momento di gioia o di tristezza che ci accompagna per tutta la vita.
L’immagine tenera e struggente di chi non è più con te e da cui non sai staccarti.
I ricordi qualche volta sanno anche essere i tuoi padroni.
Ignorati durante la gioventù, giudicati con sufficienza nell’ascoltarli sono poi via via, con il passare degli anni, sempre più considerati e apprezzati.
Diventano dei compagni importanti di vita a cui chiedere consiglio nei momenti difficili.
Pezzi di esistenza che ci accompagnano per mano.
Tutti. I ricordi belli e anche i ricordi meno belli che ci hanno fatto conoscere il dolore e ci hanno aiutato ad essere uomini.
E poi i ricordi sanno anche essere cattivi.
Quando ti costringono a confrontarti con il tuo passato. A paragonare ciò che credevi con ciò che credi. A stupirti per come eri e come sei diventato. A cercare sulla tua strada le mille illusioni che hai abbandonato.
Ma che ne sanno i giovani di questi preziosi scrigni pieni di oro!
E che ne sapevo io quando ero giovane!
E’ facile dire che bisogna guardare al futuro. Vivere senza rimpianti ogni momento della propria vita. Considerare la vecchiaia come una stagione della vita con le sue gioie e le sue passioni.
La vecchiaia è fatta di ricordi e di ricordi si nutre.
Ed io che oggi sono quello che viene chiamato un “boomer” mi fermo spesso a ricordare quando invece ero un giovane ragazzo e gli altri erano i matusa, i vecchi, quelli che non capivano e che si opponevano alla mia voglia di esistere.
In quei momenti mi sembra di capire un poco il senso della vita e guardo con affetto a chi oggi mi chiama “boomer”.
Roberto Pareschi. REDAZIONE.

