Il mondo che avevo sempre conosciuto, popolato di buoni sentimenti e di certezze, era appena crollato rovinosamente trascinando con s È uomini, cose e sentimenti. Tutto era avvenuto in un attimo. Appena il tempo di ascoltare quella maledetta notizia. Ero stato uno stupido a cadere nel tranello organizzato da Nives. Avevo creduto alla buona fede di Giada e al suo ritrovato amore nei miei confronti. Ed alla fine, ovviamente, avevo pagato a caro prezzo la mia ingenuità. Ora volevo solo fuggire lontano da quella chiesa, dalla mia vergogna, dalle parole di don Paolo. Sospinto da questo pensiero corsi velocemente verso l’uscita. Una volta in strada camminai a lungo da solo, senza avere una meta precisa, attraversando il paese in ogni direzione. Dalle poche case ancora abitate non proveniva alcun segnale di vita. Le campane della chiesa tacevano. Non c’erano tracce di altri essere umani.
Mentre ero ancora avvolto in quella strana atmosfera mi ritrovai senza accorgermene di fronte alla casa di Miriam, la madre di Giada. Ricordavo quella abitazione esattamente come la stavo vedendo in quel momento. Una struttura piacevole, costruita su due piani, ben curata in ogni particolare, disegnata con forme armoniche, arricchite da un piccolo e grazioso balcone in noce intarsiato che si affacciava con discrezione sulla strada sottostante. Sopra la balaustra erano appoggiati, in fila ben ordinata, tanti piccoli vasi su cui spiccava una densa fioritura invernale dai colori variopinti. L’ingresso sulla strada era segnato da un grazioso cancelletto, impreziosito da complicati intarsi in ferro battuto, che lasciavano appena intravedere tra un disegno e l’altro un piccolo cortile, ben ordinato. Era uno spazio organizzato, presidiato con una cura maniacale in ogni particolare. La madre di Giada era sempre stata una donna dai sentimenti discreti, con una storia personale semplice, tutta costruita con parole oneste e con una vita normale e sempre coerente. Aveva sempre vissuto da sola, per lo più dedicandosi al lavoro nella locanda e alla cura dell’unica figlia.
Avevo bisogno di parlare con qualcuno e la madre di Giada sembrava la persona giusta per riuscire a raccontare la mia delusione. Passarono solo pochi secondi prima che Miriam, con il suo solito volto sereno, si affacciasse a una finestra. Vedendomi mi fece un cenno di intesa.
“ Aspettami. ”
Quel luogo così rassicurante e la sua allegria mi aiutarono a dimenticare solo per un attimo quanto avevo appena scoperto. Mentre si avvicinava all’ingresso, mi sorrideva.
“ Non pensavo di rivederti così presto. Entra pure“
Dopo i soliti convenevoli mi sembrò opportuno mettere subito in chiaro il motivo della mia visita.
“ Volevo parlare con te di Giada .”
Vedendo il suo sguardo stupito mi sentii subito a disagio
“ Ma se preferisci restare sola, me ne vado immediatamente. “
Del tutto ignara di quanto stavo provando in quei momenti, mi sorrise ancora, forse anche più dolcemente delle volte precedenti.
“Sono felicissima di averti qui con me “ notai come Miriam fosse la prima persona, tra tutte quelle che avevo incontrato, a non dimostrarsi ostile ” e mi farebbe molto piacere se tu rimanessi per il pranzo. Oggi è il giorno di chiusura della locanda. Un giorno in cui rimango quasi sempre da sola “.
Nonostante l’affetto che provavo nei suoi confronti, consideravo Miriam una donna strana. Era stata nello stesso tempo più donne, tutte diverse tra loro. Ribelle in gioventù, poi madre effettuosa ed attenta di una figlia che il padre non aveva voluto riconoscere. Solitaria e sfuggente per tutta la vita. Schierata spesso contro il paese che le aveva dato i natali ma anche, nello stesso tempo, una creatura di Torbiano.
Dentro alla casa, nei due locali del piano terra, si respirava un’atmosfera piacevole, un profumo accogliente di cucina, frammisto al rumore rassicurante delle pentole sul fuoco, mosse dall’acqua che bolliva sulla stufa . Miriam mi accompagnò, rimanendomi sempre vicino , fin dentro la grande sala laterale, arredata in uno stile che come il resto della casa appariva asciutto e essenziale. Dentro alla stanza erano state collocate poche suppellettili. Un vecchio divano damascato , alcune sedie schematiche e un tavolo scuro di noce dalle forme classiche. Solo un particolare, in quella stanza, era completamente fuori controllo. Quella vista fu una emozione forte, inattesa . Di fronte a ciò che vedevo la povertà della stanza scomparve in un solo attimo mentre osservavo a bocca aperta una moltitudine di immagini fotografiche di ogni tipo e foggia, fissate al muro in lunghe file parallele. Tutte insieme celebravano i volti sconosciuti di centinaia di uomini e donne. Volti scavati, pensosi, sognanti o indifferenti. Individui giovani o già avanti negli anni . Mi accorsi che Miriam, accanto a me , stava sorridendo compiaciuta, probabilmente orgogliosa dei suoi molti trofei. Indicò l’ammasso infinito di fotografie
“ Sei stupito ? “ guardò me e poi ancora le cornici appese alla parete “ questa mania è sempre stato il mio segreto. Ho voluto conservare in questa casa i volti di tutti le persone che nel corso degli anni hanno avuto un qualsiasi significato nella mia vita. “
Mi fece sedere sul divano indicando, nel contempo, un punto indefinito sulla parete.
“Queste fotografie rappresentano momenti che ricorderò per sempre. Brevi incontri occasionali o presenze al contrario importanti, che mi sono rimaste dentro ” sorrise tra se , come avvolta in pensieri lontani “ qualche volta sono anche stati ricordi spiacevoli, talora terribili, da cui non potrò mai più liberarmi. “
Mi trovavo immerso in un mare di immagini e di sensazioni che mi stavano a poco a poco trascinando lontano da quella stanza.
“ Queste immagini “ Miriam riprese a parlare, indicando ancora una volta la lunga parete, davanti ai nostri occhi “ rappresentano tutto ciò che rimarrà di me, quando me ne sarò andata“.
Mentre parlava ricordai che in paese tutti avevano sempre conosciuto e qualche volta deriso la sua strana consuetudine di avere sempre con se una vecchia macchina fotografica, per utilizzarla ad ogni occasione, durante ogni incontro.
“ Guardale tutte con attenzione “ una sottile lama di luce soffusa si dilatava in quel momento su alcune fotografie , quasi animandole “ sono certa che, nascosti tra quelle immagini, ritroverai anche molti volti che ti sono familiari “
Mi feci più vicino, quasi scivolando lungo la linea della parete. Un ritratto tra tutti colpì la mia attenzione. Lo indicai emozionato a Miriam.
“ Questo è il mio volto “
Si trattava in effetti di una mia immagine giovanile. Vidi il viso sognante di un ragazzo che, con occhi eccitati e con un sorriso ingenuo da adolescente, immaginava il suo futuro. Poi casualmente vidi, confuso tra gli altri, un volto conosciuto. Era il volto già invecchiato di mio padre. In quella fotografia un uomo intristito, pallido e senza un futuro sembrava regalarmi quell’addio che durante la sua breve vita non aveva potuto donarmi. Indicai quasi con timore l’immagine sbiadita, in bianco e nero. Un lampo di tristezza attraversò il volto di Miriam.
“ Ho scattato questa fotografia pochi giorni prima che morisse “
Si riprese , animata da una nuova forza
“ L’immagine di tuo padre, come puoi ben vedere, è proprio al centro di questo muro. Lui infatti è sempre stato al centro della mia vita. “
La sua voce si stava trascinando ora in un crescendo di emozioni.
“Lui è stato nei miei confronti nello stesso tempo un uomo dolce e severo. Onesto e privo di scrupoli. Sincero e bugiardo “ si fermò , cercando di dominare la commozione che capivo la stava aggredendo “ nessuno prima e dopo di lui è stato un uomo come lo è stato tuo padre. “
La guardai perplesso , senza ancora riuscire ad afferrare fino in fondo il messaggio nascosto nelle sue parole.
“ Perché mi stai parlando di lui in questo modo ?”
La mia domanda, in qualche modo offensiva, non la intimidì. Continuò a parlare con ancora più forza emotiva.
“ Io e tuo padre durante la nostra gioventù ci siamo voluti bene. Eravamo giovani e pazzi. Facevamo l’amore continuamente, in ogni luogo. Non sopportavamo nessuna regola. “
Si voltò a guardarmi con due occhi intensi, pieni di calore umano.
“ Era esattamente come te. Un uomo sempre alla ricerca di qualcosa. Avrebbe voluto fuggire il più lontano possibile da questo posto. Ma a differenza di te non ne ha mai avuto il coraggio. “
Quelle parole mi costrinsero ad affrontare l’ingombrante ricordo di mio padre. L’unico ricordo che ho di lui è quello di un individuo tutto sommato normale , che della normalità aveva fatto la sua ragione di esistere. In quegli anni ci eravamo studiati, cercati e poi rifiutati. Rinchiuso nei miei pregiudizi da giovane , lo avevo sempre giudicato come un uomo privo di grandi sentimenti. Stavo invece scoprendo in quel preciso momento una immagine completamente diversa di lui, fatta di carne, di debolezze, di profonde passioni. Dominata dal desiderio di cambiare il destino della propria vita .
“ Non sapevo della vostra relazione. Ho sempre considerato mio padre un individuo diverso da ogni altro uomo. Non avrei mai immaginato, neppure per un secondo, che per lui fossero esistite altre donne da amare oltre a mia madre. O che avesse commesso i suoi errori, proprio come ho fatto io “.
Il mio commento sembrò riportare Miriam alla realtà.
“ Quando ieri ti ho visto nella locanda, insieme a Giada, non ho potuto fare a meno di pensare che se tu fossi rimasto qui con noi, anche la vita di mia figlia sarebbe stata diversa. “ sospirò , senza mostrare alcun rancore, cercando anzi di rassicurarmi “ ma come tuo padre hai scelto diversamente “
Inaspettatamente scoppiai a ridere
“ Mi ci vedi a servire caffè tutto il giorno, dietro il bancone ?”
Anche Miriam sorrise
“ Hai ragione. Non avrebbe funzionato “
Durante il pranzo parlammo ancora a lungo di mio padre, delineando di quell’uomo taciturno, complicato, quasi mai davvero felice, immagini diverse e spesso contrapposte. Ad un tratto Miriam si alzò dalla sua sedia e mi chiese di attenderla.
“Voglio che tu possa vedere con i tuoi occhi una immagine che ti appartiene e che nessuno ha il diritto di nasconderti “
La vidi tornare poco dopo, portando con se una grande e pesante scatola di cartone. Miriam mi sorrise mentre mi sedeva vicino, fino a sfiorarmi. Iniziò a rovistare freneticamente nella grande scatola che scoprii essere piena di altre fotografie. In una breve frazione di secondo vidi transitare davanti ai miei occhi centinaia di immagini. Primi piani rubati. Gruppi di persone colti dal fotografo in qualche strada di Torbiano. Semplici paesaggi. Di tanto in tanto Miriam si bloccava , osservando con attenzione una immagine, mentre sembrava attraversata da una intensa emozione. Finalmente sembrò trovare ciò che cercava. Prese delicatamente tra le mani una immagine a colori. In primo piano si poteva vedere un uomo di mezza età e pochi passi indietro, una donna che fissava l’obiettivo del fotografo con occhi vuoti, privi di espressione. Me la indicò. Nonostante l’immagine fosse in parte sfuocata, mi accorsi immediatamente che la giovane donna raffigurata in sottofondo, non poteva che essere Angela. Miriam in qualche modo si affrettò a confermare la mia prima impressione
“ Subito dopo essere fuggita da te è tornata a Torbiano.“
Grazie a Miriam, ero finalmente riuscito a ottenere quella conferma che avevo cercato fin dal primo giorno e che don Paolo non aveva potuto o voluto darmi. Mi sforzai di osservare con più attenzione quella immagine. Angela sembrava una donna sciupata, tesa, dimagrita. Mostrava una espressione indecifrabile, dove paura e tristezza finivano per confondersi e perdere la loro identità. Anche l’uomo che la accompagnava aveva un volto che conoscevo bene. Nives. Era intento a fissare l’obiettivo in modo arrogante e con una specie di sorriso di sfida disegnato sul volto. Cercai subito una conferma in Miriam che aveva già capito tutto del mio stupore e che si affrettò a rispondermi.
“ Angela spesso si faceva vedere in paese in compagnia di Nives “
Tuttavia un particolare sembrava essere fuori luogo in quella fotografia. Lo feci notare a Miriam.
“ In questa immagine Angela e Nives non sembrano per nulla due amici o peggio ancora due amanti “ indicai la fotografia appoggiata sul tavolo “ anzi direi che sembrano quasi ignorarsi.”
In realtà non riuscivo a comprendere che cosa avesse spinto Miriam a mostrarmi quella fotografia. Glielo chiesi apertamente.
“ Non capisco per quale motivo hai sentito il bisogno di mostrarmi questa immagine “
Miriam di fronte a quella domanda si trasformò immediatamente . Ora i suoi occhi si erano fatti tristi e non erano più capaci di ridere. La vita sembrava improvvisamente averla abbandonata.
“ Perché prima o poi qualcuno in paese ti dirà che in quel periodo Nives e Angela erano amanti ” il tono di Miriam si fece meno sicuro, come se temesse di avermi ferito con la sua sincerità “ ma io non ho mai creduto, neppure un solo secondo, alle stupide chiacchere di questa gente. Questa fotografia è la prova che io ho ragione “
Mi alzai in piedi, scaraventando a terra la sedia su cui mi ero accomodato. Ero furioso più con me stesso che con Nives, per non essere riuscito a capire quanto era accaduto a Torbiano.
“ Angela non può avermi fatto tutto questo “
Nonostante le apparenze dicessero il contrario, in cuor mio ero ancora convinto che Angela fosse stata solamente vittima inconsapevole di quel rapporto sofferto. Sentivo che la sua innata debolezza nel gestire qualsiasi tipo di contatto umano era servita a Nives per manipolarla e convincerla ad abbandonarmi. Miriam intanto mi guardava spaventata, temendo probabilmente le conseguenze della mia rabbia. Sentii perciò il bisogno di rassicurarla.
“ Non volevo spaventarti ma devi capirmi. Ho appena scoperto che Angela probabilmente mi ha tradito “
Era venuto il momento di interrompere quella interminabile conversazione.
“ Ora devo proprio andare via. “
Raggiunsi il portoncino di ingresso perché volevo uscire di scena nel più breve tempo possibile, ma la voce di Miriam mi bloccò mentre ero fermo sulla soglia.
“ Aspetta “ il suo non era un ordine quanto piuttosto una supplica “se non sbaglio avresti dovuto parlarmi di Giada“
La sua domanda lasciava trasparire angosce inconfessate.
“ Forse c’é ancora qualcosa che dovrei sapere ?”
Pensai che non era certamente il momento più adatto per lasciarmi guidare da stupidi rancori personali.
“ Non è nulla di importante. Ne parleremo un’altra vola “
La mia bugia un poco la tranquillizzò.
“ Quello che ho appena scoperto ha fatto passare in secondo piano qualsiasi altra cosa “
I suoi occhi profondi cercavano disperatamente di capire che cosa non le avessi detto. Decisi di resistere. Non potevo raccontare quanto avevo appena scoperto. Quella che stavo vivendo era solamente la mia storia e non volevo che per colpa di una vicenda troppo complicata l’anima semplice e pulita di Miriam potesse essere sporcata.
