Il mangiadischi è uno strano strumento colorato che ai miei tempi si portava in una mano e che all’occorrenza ( durante gite o incontri galanti) permetteva di ascoltare selezionati dischi a 45 giri.
Lo strano strumento non aveva praticamente comandi se non quelli essenziali del volume. Inserivi il disco che volevi ascoltare e al temine della canzone lo stesso disco veniva “ automaticamente” espulso dal suo alloggiamento spesso con un rumore sinistro di ferraglia.
Appunto. Non aveva comandi.
Il mangiadischi era in un certo senso molto democratico e molto popolare perché permetteva di ascoltare a chiunque lo volesse la musica preferita.
Ed era anche selettivo ed educativo perché obbligava l’utente a fare delle difficili scelte poiché nella apposita custodia da portare con se si potevano posizionare pochi e appunto selezionati dischi adatti alle diverse situazioni ( rimpatriate tra amici, serata per ballare o incontri galanti).
Poi certo , la qualità dell’audio era scadente. Non c’era il controllo dei toni , gli acuti e i bassi. Gli stessi dischi qualche volta avevano tracce rovinate e ti perdevi qualche strofa. Ma nulla impediva di gustare la canzone del proprio interprete preferito in perfetta autonomia.
Oggi ?
Superata la fase “CD” e ormai anche quella della “chiavetta USB” ora si subisce, più che scegliere, la musica.
La radio.
Saliti in auto si inizia a cercare una stazione che trasmetta musica accettabile ( per me) ad inizio viaggio e dopo due ore, in prossimità dell’arrivo, ancora non si è riusciti a trovare della canzoni piacevoli.
Ma esiste il cellulare, direte voi.
Certo, esiste ad esempio quella cosa che si chiama SPOTIFY che però è a pagamento ed è infarcita di pubblicità. Quando riesci a trovare una canzone poi , oltre a festeggiare, se sei in auto devi attivare il “bluetooth” che funziona ad essere ottimisti, una volta su dieci.
Se poi riesci ad ascoltare questa canzone una volta terminata devi ripetere la stessa ricerca per un nuovo motivo.
Insomma la semplicità “a bassa qualità” di un tempo ha lasciato il posto a un ascolto qualitativamente migliore ma quasi sempre difficoltoso.
Come sempre, ai posteri l’ardua sentenza.
