La piccola società veneta ha vissuto un periodo magico che l’ha portata a diventare una presenza fissa nel nostro massimo campionato.
Le idee e la buona programmazione spesso possono portare a risultati impensabili. È certamente questa la chiave del successo del ChievoVerona, un piccolo quartiere della città di Romeo e Giulietta capace di completare il percorso dalle categorie regionali alla Coppa UEFA, la “mamma” dell’attuale Europa League.
Un cammino delizioso come il pandoro, un dolce decisivo per questa storia. L’azienda dolciaria Paluani crede da decenni nel progetto Chievo, con la famiglia Campedelli che decide di entrare attivamente in società nel 1964.
È Luigi Campedelli il deus ex machina della squadra clivense, ricoprendo la carica di presidente a corrente alternata fino al 15 settembre 1992 quando un arresto cardiaco causa la sua morte.
Il sodalizio continua con il figlio Luca che prende in mano le redini societarie con l’obiettivo di portare in alto il Chievo, un desiderio raggiungibile solamente con una grande programmazione dentro e fuori dal campo con professionisti qualificati in ogni settore.
La seconda metà degli anni novanta vedono il Chievo diventare una presenza fissa nel campionato di Serie B. Un consolidamento che porta, nella stagione 2000/01, alla promozione nel massimo campionato.
È il Chievo di Luigi Del Neri, probabilmente una delle più belle favole sportive degli ultimi trent’anni.
È la squadra dei fedelissimi D’Anna, D’Angelo e Lanna, dei polmoni di Simone Perrotta, del cervello sopraffino di Eugenio Corini, dei riflessi di Cristiano Lupatelli e dei gol della coppia Marazzina-Corradi.
Un meccanismo perfetto completato dalla corsa di Manfredini ed Eriberto, ancora lontano dai problemi sulla sua identità, spine nel fianco di ogni difesa avversaria.
Questo è anche il Chievo di Jason Mayele, attaccante congolese scomparso il 2 marzo 2002 quando sulla strada di Bussolengo la sua auto si scontra con un altro veicolo, un dolore straziante per tutto l’ambiente dei veneti. La maglia numero 30 viene ritirata dal club gialloblu per ricordare la sua memoria, una nota terribilmente amara in un periodo a dir poco incredibile.
I ragazzi di Del Neri sono una neopromossa che grazie a un gioco effervescente riescono a occupare le prime posizioni della classifica e a conquistare lo scalpo di compagini blasonate, compresa una storica vittoria a San Siro ai danni dell’Inter di Hector Cuper nell’anno che si concluderà per i nerazzurri con la sconfitta per 4-2 con la Lazio, una delle pagine più tristi della storia recente interista.
Alla fine della stagione il Chievo chiude al quinto posto con 54 punti, uno in meno del Milan quarto in classifica e campione d’Europa nella stagione successiva.
Un’impresa assolutamente inimmaginabile pochi anni prima che ha posto le basi per una permanenza ultradecennale in Serie A per il club veneto. Una meravigliosa storia di provincia che rappresenta la vera essenza del calcio di un tempo, quello che ci ha fatto innamorare di questo meraviglioso sport.
Il presente vede il Chievo ripartire dalle categorie minori dopo il crac del 2021 grazie all’impegno di Sergio Pellissier, capitano e goleador della storia gialloblu.
La FC Clivense, nata dalle ceneri di quella gloriosa squadra, milita in Serie D e punta a riconquistare il professionismo un passo alla volta, senza fretta.
Dopo tutto la storia del Chievo non è stata scritta in pochi anni: i tifosi di tutta Italia aspettano il ritorno ai vertici di una bellissima realtà di provincia che ci permette di riassaporare la parte più bella del calcio.
Stefano Villa – reporter cooperator
