L’esile corpo della donna che prega -la maledizione di Torbiano- di Roberto Pareschi

Giada volle che almeno per quella notte mi trasferissi da lei, nella vecchia casa di famiglia da poco ristrutturata, costruita alle porte di Torbiano, dove viveva ormai da qualche tempo.
“ Tra queste mura, nel corso degli anni, hanno vissuto tutti quelli che sono venuti prima di me. Queste persone rappresentano le mie radici e la ragione stessa per cui oggi io esisto“ mi ricordò entrando nella piccola cucina, quasi per rimproverarmi “ non avrei mai potuto immaginare, neppure per un attimo , di abbandonare questo luogo al suo destino “
L’arredamento rifletteva nelle forme e nello stile il suo modo di essere, con un gusto tutto essenziale ereditato dalla madre. Pochissimi soprammobili appoggiati sulle mensole, due bambole di pezza sedute a cavalcioni della credenza, un cavallo rampante di bronzo in mezzo al tavolo. Le tendine fiorite, modellate da larghi svolazzi lungo i bordi, addolcivano appena il rincorrersi di severe linee geometriche. I pavimenti infine quasi riflettevano il contenuto della casa per quanto erano puliti e a specchio. Tuttavia, in quella armonia troppo perfetta di colori e forme, un particolare attirò fin da subito tutta la mia attenzione. In nessuna delle stanze che avevamo visitato avevo trovato una sola fotografia. Solamente nel locale in cui ci trovavamo era stata appesa a una parete, proprio nel centro, una cornice di legno grezzo che contornava una immagine giovanile mia e di Giada, immortalati su una strada di campagna, mentre ci stavamo abbracciando e sorridevamo felici all’obiettivo. Sullo sfondo si potevano scorgere i profili delle case di Torbiano e della campagna circostante. La voce calda di Giada mi riportò alla realtà e mi fece subito sprofondare in un abisso di rimorsi.
“ Come hai potuto vedere, non ho voluto conservare alcun ricordo della mia vita all’infuori di questa unica fotografia “
Mi osservò a lungo, intensamente.
“ Ora anche tu puoi renderti conto che non ti ho mentito “ continuò subito dopo “ e che non ho mai smesso di pensare a te.”

Grazie a quelle poche commoventi parole, pronunciate con una voce ferma e priva di inflessioni, compresi che se pure non ero ancora riuscito a incontrare Angela, avevo però avuto l’occasione di riscoprire Giada e il suo amore fresco, disinteressato e sincero.

Parlammo a lungo ripercorrendo, attraverso tutti i nostri ricordi, pezzi importanti di vita. Il tempo sembrava non trascorrere mai mentre raccontavamo ogni conquista, ogni dolore, tutte le storie più importanti che avevamo vissuto. Ma nonostante la dolce intimità appena ritrovata, un pensiero fastidioso, pungente, che non avrebbe dovuto essere presente in quel momento nella mia testa, continuava a tormentarmi. Al centro di quel momento stava ancora e sempre lei. Angela. Per riuscire a liberarmi da quel pensiero ossessivo avrei dovuto trovare il coraggio di affrontare i lati più oscuri di una donna che, mi rendevo conto, non avevo mai conosciuto fino in fondo.
“ Parlami di lei, ti prego. “
Giada sembrò capire e acconsentì ad aiutarmi. Iniziò a raccontare di come Angela fosse sempre stata una donna profondamente diversa dalla creatura che io avevo sempre immaginato.
“ In tutti questi anni è venuta da me una sola volta. Pretendeva il mio appoggio per una scelta che lei non riusciva a fare “ mi guardò con i suoi grandi occhi, da donna innamorata “ voleva regalarti a me. Non aveva il coraggio di abbandonarti, ma sognava una vita completamente diversa da quella che stava vivendo.”
Fu come ricevere un pugno violento in pieno volto. Barcollai penosamente, mentre la testa iniziava a girarmi. Giada se ne accorse e mi aiutò a trovare una sedia. Mi sentivo in quel frangente terribilmente solo. Un uomo sconfitto e umiliato.
“ Tu cosa le consigliasti ? “
Quella domanda la mise in difficoltà.
“ Io le dissi di fuggire “ mi osservò ancora una volta in maniera strana, avrei detto possessiva “ era la mia più grande occasione per riprenderti. “
Si fermò , ansimando. Poi con uno scatto d’ira riprese il suo racconto
“ Non potevo certo immaginare che tu saresti rimasto ancora per anni da solo in città , attendendo il suo ritorno. Ti immaginavo qui in paese, accanto a me. “
Era una rivelazione inattesa che mi faceva sentire ancora di più impreparato ad affrontare ciò che stavo vivendo.
“ Quando ti ho rivisto, ieri, non potevo credere ai miei occhi. Eri tornato, finalmente. Ma eri tornato proprio nel momento in cui avevo deciso di dimenticarti “
Gli occhi di Giada , piccoli, serrati fino a disegnare solamente una minuscola fessura, mi mettevano a disagio.
“ Se davvero sei tornato per starmi vicino, puoi rimanere nella mia casa” mi fissò intensamente , forse perché voleva scoprire i miei pensieri più nascosti “ oppure puoi andartene. Ma ti prego, decidi adesso. ”

Non risposi subito al suo invito ma sapevo di voler rimanere con lei.

La mezzanotte doveva essere passata da poco. Io e Giada ci eravamo addormentati da non molto tempo, subito dopo aver fatto per un’ultima volta l’amore. Mi svegliai all’improvviso, completamente sudato, ancora stordito per quanto era accaduto. Dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua in cucina, mi avvicinai per caso alla finestra che si affacciava sulla campagna circostante. Quello che vidi era un paesaggio incredibile. La notte era animata da leggeri soffi di vento , appena sufficienti per smuovere i rami spogli degli alberi posti a confine del sentiero sottostante. La leggera brezza scuoteva anche i rovi che crescevano ai bordi dell’acqua del canale. Metteva in risalto le rive disegnate a raggiera, lungo e dentro le risaie. Rendeva viva con il suo incedere tutta la campagna. Ad un tratto la mia attenzione fu catturata da un movimento impercettibile . Qualcosa o qualcuno, proprio sul limitare tra oscurità e luce, si stava lentamente muovendo. Tentai di fissare in una immagine i riferimenti vaghi di quel movimento. E subito la vidi. In un quadrato di terra battuta, una figura di donna si muoveva leggera, a piccoli passi, imprigionata in un fagotto disordinato di vestiti troppo grandi. Si mise in ginocchio, unendo le mani in preghiera. A tratti , con leggeri scatti del viso, osservava ora a destra ora a sinistra, come se temesse l’arrivo di qualcuno. Quando guardò di fronte sembrò quasi accorgersi della mia presenza. Imbarazzato mi ritrassi dal vetro e continuai a osservarla nascosto nella penombra della stanza. A quel punto decisi di svegliare Giada .
“ A pochi metri dalla casa, appena oltre le prime risaie “ indicai con la mano la finestra e , oltre il vetro, il punto esatto dove avevo visto la strana creatura “c’e una donna che prega, inginocchiata in mezzo alla campagna. “
Giada non sembrò stupirsi. Con un lieve movimento degli occhi , indicò il buio oltre i vetri.
“ È una donna senza un nome. Qui in paese ci limitiamo a chiamarla la donna che prega “
Si mise a sedere , faticosamente, sciogliendo l’intrico di lenzuola in cui era avvolta. Mi passò vicino , colmando la stanza con il suo odore di donna. La accompagnai alla finestra, seguendo la sua ombra. Il respiro della sua natura , per un solo attimo , mi fece dimenticare quanto avevo appena visto. Giada osservò a lungo la figura nervosa e filiforme della anziana signora . Quando iniziò a parlare, la sua voce sembrava quasi incespicare sulle parole.
“ Questa donna si ferma spesso in quel piazzale “ indicò la piccola porzione di terreno, libera da sterpaglie , di fronte al cascinale “ prega continuamente per tutta la notte , senza mai stancarsi. “
Poi aggiunse un commento che anziché contribuire a spiegare la strana apparizione finì per sembrare una giustificazione non necessaria. Neppure Giada , mentre parlava, sembrava credere alle sue parole.
“ È una vecchia pazza visionaria. Non penso valga la pena di occuparsene “
Continuavo a fissare, nascosto dietro i vetri, quella figura invadente, mentre il vento portava con se, fin sotto la nostra finestra, le sue preghiere incomprensibili. La donna era immobile, le mani giunte, strette, rivolte come una minaccia verso un punto indefinito dell’orizzonte. La vidi asciugarsi gli occhi , prima di segnarsi. Poi appoggiò delicatamente un piccolo mazzo di fiori sopra un pezzo di terreno , cambiandogli posizione più volte, fino a quando non parve soddisfatta. Quel piccolo gesto protettivo mi emozionò. Non era il gesto di una pazza, come aveva detto Giada , ma di una donna che stava provando delle emozioni.
“ Mi piacerebbe parlarle “
Giada ebbe una strana reazione, tutta d’istinto. Strinse la mia mano, fino a farmi male
“ Non lo devi fare “
Lessi dal tono della sua voce una sfumatura di paura .
“ Non saresti in grado di comprendere neppure una sola parola di quanto quella donna potrebbe dirti , tanto è assurdo e irreale quello che racconta “
Ad un tratto si voltò verso di me.
“ In paese si dice che questa donna abbia visto accadere in quel piazzale qualcosa di veramente terribile “ indicò la piccola porzione di terreno in cui era ancora ferma a pregare “e che per questo motivo abbia deciso di trascorrere tutte le sue notti a pregare nello stesso luogo “
Parlò sottovoce, quasi come se quella donna lontana potesse in qualche modo ascoltarci
“ Ma si tratta solamente di chiacchere che non hanno mai trovato alcuna conferma “.
Era chiaro che Giada non mi stava raccontando tutto quello che sapeva sulla donna che prega. Ma decisi di non insistere oltre per non rischiare di rovinare quel momento bellissimo di intimità.
“ Ora torniamo a letto. Domani dovrò iniziare a liberare la mia casa .”
Giada si irrigidì. Aveva uno strano sguardo, un misto di sfida e di comprensione, e un sorriso indecifrabile disegnato sul volto .
“Ho ordinato di bloccare la demolizione. La tua casa non sarà più distrutta “
Riuscii solamente a formulare , vergognandomene subito dopo, la più stupida delle domande possibili
“ Perché hai fatto questo ? “
Giada attese pazientemente che il mio stupore si placasse. Era perfettamente padrona delle sue emozioni.
“ Il mio passato ha deciso di tornare ad offrirmi momenti bellissimi che non avrei mai creduto di poter vivere ancora. Una occasione simile non capiterà mai più. Io non potevo lasciare morire questo miracolo appena nato”
Le accarezzai lentamente le spalle nude, fino a cingerle i fianchi. Potevo sentire i suoi fremiti di piacere lungo la pelle profumata. Parlava con una voce leggera e sensuale, attraversata da vene di piacere. Provavo a dominare l’eccitazione che avevo dentro di me ma nello stesso momento capivo che in quella stanza era appena accaduto qualcosa di incredibilmente grande e misterioso.

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