In occasione del suo ottantesimo compleanno ripercorriamo la vita di uno dei più grandi campioni della storia del calcio italiano: Gianni Rivera.
Domanda facile: chi è il primo grande campione della storia del Milan che vi viene in mente? La risposta può essere con ogni probabilità Giovanni Rivera, per tutti semplicemente Gianni.
Il primo Pallone d’Oro italiano (premio conquistato nel 1969) nasce ad Alessandria il 18 agosto 1943 e fin da bambino il suo talento con un pallone tra i piedi non passa inosservato. Il suo esordio nella massima serie arriva nel giugno 1959, a soli quindici anni, con la maglia grigia dell’Alessandria contro l’Internazionale.
Dal 1960 inizia però la storia d’amore con il Milan che segnerà la sua intera carriera. Militerà in rossonero per diciannove stagioni, di cui dodici con la fascia da capitano al braccio.
Un talento straordinario che gli consentirà di militare ai massimi livelli fino al 1979, mettendo a segno ben 128 reti in Serie A (record assoluto per un centrocampista offensivo).
Con il Milan conquisterà numerosi trofei, tra cui lo storico Scudetto della stella nel corso della sua ultima stagione prima del ritiro, un riconoscimento più che giusto per la sua carriera.
Anche a livello europeo la sua classe in mezzo al campo sarà decisiva per la conquista delle prime due Coppe dei Campioni della storia rossonera.
Celebri i soprannomi che l’hanno accompagnato nel corso della sua carriera, alcuni anche maligni. “Golden Boy”, il ragazzo d’oro per la sua precocità unita a un talento straripante, unico nella storia del calcio italiano.
Per Gianni Brera, uno dei suoi più grandi detrattori, era “Abatino”, un giocatore dotato di un talento tecnico infinito non supportato da una capacità fisica e atletica non troppo spesso riconosciuta.
Il suo rapporto con la Nazionale viene spesso relegato alla famosa staffetta con Sandro Mazzola nel corso del Mondiale 1970, dove segnò la rete del definitivo 4-3 nella storica semifinale contro la Germania Ovest con un tocco di classe pura, il rigore in movimento più bello di sempre.
In realtà Gianni Rivera è stato uno dei migliori giocatori di sempre ad aver vestito la maglia azzurra, riduttivo legarlo a quella stucchevole alternanza.
Una volta tolti i pantaloncini corti Rivera indosserà il completo per ricoprire il ruolo di vicepresidente del Milan, il suo più grande amore sportivo, fino al 1986. Si è poi dedicato alla politica ed è entrato a far parte della dirigenza della FIGC, ruoli istituzionali che riescono a riassumere nel migliore dei modi la sua classe e signorilità che ha affascinato milioni di appassionati di questo gioco.
Nel settembre 2019, a 76 anni, ha conseguito il patentino da allenatore, un desiderio di completamento personale che con ogni probabilità non lo porterà a ricoprire alcun ruolo negli staff tecnici dei club di A, anche se pochi mesi fa ha annunciato di voler mettersi in gioco in questa nuova veste.
Questa sua voglia di fare dimostra come a qualsiasi età si possano raggiungere importanti risultati se si lavora duramente e con costanza.
E da questo punto di vista Gianni Rivera è un grande esempio da seguire e ammirare.
Stefano Villa – reporter cooperator
#sport#Ritratti Sportivi di Stefano Villa: GIANNI RIVERA, IL GOLDEN BOY DEL NOSTRO CALCIO
