Dei primi anni di vita di San Pietro I di Alessandria non sappiamo quasi nulla; è probabile che sia nato ad Alessandria d’Egitto, ma non siamo assolutamente in grado di indicare in quale data. Non conosciamo nulla neppure dei suoi genitori, di eventuali fratelli o sorelle, né della provenienza della famiglia. Siamo messi un po’ meglio per gli anni successivi, perché sappiamo che Pietro studiò alla Scuola Catechetica di Alessandria e che nel 295 ne fu nominato direttore. San Pietro I ricoprì il ruolo di papa della Chiesa Copta (si tratta della massima carica del Patriarcato di Alessandria d’Egitto) e come tale scomunicò Ario, un sacerdote che predicava la non Consustanzialità del Figlio di Dio al Padre. Purtroppo, come è noto, l’imperatore romano Diocleziano fu un accanito persecutore di cristiani e nel 303 scatenò una persecuzione che durò dieci anni; per questo motivo, Pietro abbandonò Alessandria e si rifugiò nel deserto. Ma il vescovo Melezio approfittò della sua assenza per usurparne il potere; tuttavia il successo di Melezio fu effimero, perché in seguito egli sarebbe stato condannato da un sinodo. Il 25 novembre 311, prima che finisse la persecuzione anticristiana alla quale abbiamo accennato, San Pietro I fu decapitato ad Alessandria. Oltre che dalla Chiesa Cattolica, San Pietro I è venerato come santo dalla Chiesa Copta e dalla Chiesa Ortodossa; tuttavia le date della sua ricorrenza differiscono da una confessione all’altra: le Chiese Cattoliche Orientali di Rito Bizantino e le Chiese Ortodosse lo ricordano il 24 novembre, la Chiesa Cattolica lo ricorda il 25 novembre e la Chiesa Copta il 26 novembre. San Pietro I è patrono di Siena.
San Pietro I di Alessandria ci ha lasciato diversi trattati e alcune lettere; noi ci occuperemo di due dei suoi trattati. Il primo di essi si intitola Sulla Divinità e afferma la vera Divinità di Gesù Cristo, in opposizione alla teoria subordinazionista di Origene; questo trattato è importante anche perché fu citato da San Cirillo di Alessandria al concilio di Efeso. Il secondo trattato, purtroppo perduto, riguarda il pentimento e, in particolare, il tema dei lapsi: Pietro affronta la questione di coloro che abiurarono la fede al tempo della persecuzione e ora vorrebbero essere riammessi nella Comunità Ecclesiastica. L’autore distingue fra tre casistiche: coloro che abiurarono la religione cristiana dopo essere stati sottoposti a crudeli torture possono essere reintegrati nella Chiesa, perché la tortura è sufficiente ai fini del pentimento; quanti rinunciarono alla fede senza aver subito torture devono pentirsi per un anno; infine quanti abiurarono il cristianesimo da soli e volontariamente devono pentirsi per più anni. Una prova dell’importanza di San Pietro I di Alessandria è che egli fu menzionato diverse volte dal grande storico ecclesiastico Eusebio di Cesarea.
Michel Camillo- reporter cooperator
