L’opinione sportiva di Stefano Villa: COME È CAMBIATO IL TIFOSO MEDIO NEGLI ULTIMI TEMPI, SE È CAMBIATO…

Gli atteggiamenti tenuti da alcune tifoserie delle squadre italiane dimostra che i problemi da risolvere sono veramente tanti.

Il calcio italiano sta vivendo un momento di grande difficoltà sotto diversi punti di vista, a cominciare dalle strutture ben lontane dall’essere all’avanguardia fino ad arrivare alla differenza economica che ci separa dai migliori campionati europei, nonostante il grande exploit dei nostri club nelle tre competizioni UEFA.
In mezzo ci sono tante altre situazioni che rendono il nostro calcio non al passo con i tempi, una di queste è la violenza fisica e verbale negli stadi.
Una piaga difficile da combattere, con esempi negativi che purtroppo continuano a verificarsi quasi settimanalmente.

Quanto accaduto nell’andata delle semifinali di Coppa Italia tra Juventus e Inter è la riprova che il calcio nella sua totalità, dagli interpreti alle istituzioni, deve fare un enorme passo in avanti.
Non è concepibile in un paese civile veder punito un giocatore vittima di insulti razzisti da parte della tifoseria avversaria per un’esultanza che di polemico non aveva proprio nulla (utilizzata altre volte senza provvedimenti disciplinari).

Lukaku squalificato e la curva della Juventus chiusa in un primo momento dalla giustizia sportiva salvo poi accettare il molto discutibile ricorso del club bianconero è uno schiaffo morale inaccettabile per un mondo che si riempie la bocca di spot contro il razzismo. Solo l’intervento, tardivo ma necessario, di Gravina che ha tolto il secondo giallo all’allora bomber nerazzurro, nonché promesso sposo bianconero (della serie i valori morali possiamo metterli da parte per i soldi…) ha evitato una figuraccia colossale a tutto il movimento.

Poche settimane dopo, però, ecco un nuovo grave caso. Nel corso di Atalanta-Juventus gran parte della curva bergamasca ha intonato cori razzisti nei confronti di Dusan Vlahovic (gli stessi riservati in Roma-Sampdoria al tecnico blucerchiato Dejan Stankovic).
Il centravanti serbo segna la rete che chiude il match rivolgendosi a chi lo stava insultando, venendo ammonito come previsto da un regolamento che punisce la vittima e non i carnefici.

Fortunatamente ci sono alcuni episodi che ci lasciano qualche speranza.
Torniamo a Lecce-Lazio dello scorso gennaio quando una frangia, fortunatamente esigua, del pubblico biancoceleste ha rivolto offese razziste a Umtiti e Banda.
La reazione del resto dello stadio, dei tifosi di entrambe le squadre, è stata quella di cantare il nome dei giocatori coinvolti per coprire quello scempio:
la miglior reazione possibile per isolare un gruppo di persone ignoranti.

Razzismo, ma non solo.
Passando a qualcosa di più leggero, analizziamo quanto accaduto negli scorsi mesi in casa Inter con l’affaire Skriniar. Molto probabilmente in passato il numero 37 nerazzurro sarebbe stato sonoramente fischiato ogni singola partita per aver scelto di lasciare Milano a parametro zero, invece la Curva Nord e il resto del tifo interista si sono compattati intorno alla squadra ignorando completamente il centrale slovacco che ha concluso la sua avventura nerazzurra in infermeria per essere pronto alla nuova esperienza parigina.
Comportamento non proprio esemplare il suo nei confronti della società che gli ha pagato lo stipendio fino a pochi giorni fa, una dimostrazione di grande maturità per il popolo interista.

Ultimo, ma più importante di tutti, segno di civiltà generale il grande cordoglio che ha unito tutte le tifoserie d’Italia nel celebrare due icone del nostro calcio come Sinisa Mihajlovic e Gianluca Vialli, scomparsi a distanza di venti giorni dopo aver combattuto strenuamente contro la malattia.
Un unico grande applauso che è andato oltre i colori, legando tutti gli amanti di sport in maniera perfetta ed estremamente emozionante.

Bisognerà proseguire nel processo di educazione per ridurre al minimo gli episodi di violenza all’interno degli stadi e sulle strade che portano a essi, lavorare per avere un calcio migliore e tornare a essere un punto di riferimento a livello mondiale.

Certo, la strada è davvero lunghissima…

Stefano Villa – reporter cooperator

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