Angela, unica occasione per provare a vivere…ecco a voi il primo capitolo del meraviglioso libro di Roberto Pareschi ” La Maledizione di Torbiano ”

Durante tutti questi anni ho sempre creduto che solamente le ore trascorse in compagnia di Angela e di tutte le bellissime emozioni che ha sempre saputo farmi provare, siano state capaci di donare alla mia esistenza un qualche significato. Angela. La sua figura esile, la sua dolcezza istintiva e il continuo apparire, in ogni occasione e in ogni luogo, una donna diversa dalla precedente, sono stati l’unico vero motivo per provare a vivere. Amavo tutto di lei. Il suo corpo leggero ma ben modellato. I lunghi capelli castani che ricadevano fitti, appoggiandosi sulle spalle. Il volto largo, da donna, un po’ piatto, con un profilo leggermente spigoloso che la rendeva ancora più interessante. I suoi seni ben modellati. Le mani lunghe e affusolate, che spesso accompagnavano, modellandole, le sue movenze femminili. Conservo tra gli altri il ricordo di una notte trascorsa in sua compagnia, durante una caldissima estate. Io, lei e il prato del diavolo.
Il prato del diavolo si trovava appena fuori dall’abitato di Torbiano, dove la campagna si trasformava in una enorme e ordinata distesa di linee intersecanti. Tra quelle rette ben disegnate, che evocavano perfetti teoremi geometrici, si faceva notare un piccolo prato. Per raggiungerlo occorreva percorrere un sentiero in terra battuta che partiva dalla piazza centrale del paese e spingendosi verso la campagna, tagliava in due parti uguali i campi che attraversava. Seguendo questo sentiero dopo qualche minuto si poteva incontrare una porzione di terreno libera da colture ma interamente ricoperta di erba, che era conosciuta per una sua strana caratteristica. In ogni stagione dell’anno, durante l’inverno oppure in piena estate, era capace di mantenere intatto il suo tappeto erboso. Il prato aveva un intenso colore verde smeraldo, brillante, quasi vivo che durante l’inverno stupiva per il suo contrasto con la campagna brulla e grigia che lo circondava e durante l’estate appariva la macchia di colore più fresca e più rigogliosa. Nessuno, in tanti anni, era mai riuscito a trovare una spiegazione scientifica a questo strano fenomeno naturale e molti in paese avevano finito con l’interpretare il prato e il suo verde perenne come un inspiegabile manifestazione sovrannaturale. Per questa ragione la gente di Torbiano con il passare del tempo si era abituata a chiamare quel luogo il prato del diavolo. Per molti di loro infatti quell’erba rigogliosa, sempre verde, non poteva che essere il frutto di qualche misterioso sortilegio messo in atto dalle forze del male.
Ricordo ancora benissimo la nostra prima notte trascorsa insieme.
La solita luna, ancora più potente e liquida del solito, risplendeva in un cielo terso e pulito di nuvole. Il suo globo luminoso si era impadronito dell’intero prato, donandogli una tonalità ancora più vivida e quasi irreale. Distesa accanto a me c’era Angela. Dopo mesi di inutili tentativi, avevo finalmente trovato il coraggio di parlarle. La toccavo. Mi apparteneva.
«Da molto tempo ho scoperto di volerti bene. Ma solo questa sera ho trovato il coraggio per dirtelo.»
Strinsi la sua mano minuta che, nonostante la calura di un agosto particolarmente afoso, era stranamente fredda
«Non hai nulla da dirmi?»
Volevo incitarla a provare a sognare e a rivelarmi tutti i suoi sentimenti, anche quelli più nascosti, abbandonando almeno durante quella serata la sua solita innata timidezza che le aveva sempre impedito di rivelare agli altri le emozioni che stava provando. Ma il suo comportamento mi era apparso subito strano, completamento diverso da ciò che mi sarei aspettato da lei. In quel momento avrei voluto urlare che era venuto il tempo di essere finalmente felici, di abbandonarci almeno per qualche attimo ai nostri sogni, dimenticando ogni paura. Ed invece come sempre decisi di stare dalla sua parte, cercando di essere dolce, comprensivo delle sue incertezze.
«Vorrei che tu capissi che mi piacerebbe vivere con te.»
Immaginavo una esistenza diversa, fuori da Torbiano, in compagnia di Angela, entrambi padroni del proprio futuro.
«Andiamo via» prima di trovare il coraggio di confessarle il mio sogno guardai ancora una volta la luna, immensa, così vicina che si poteva quasi sfiorare «fuggiamo in un altro posto, lontano da qui.»
Il corpo di Angela era morbido, rassicurante. Mi provocava sensazioni di piacere, che fino a quel momento non avevo mai conosciuto.
«Io vorrei scoprire il mondo insieme a te.»
Sentivo che quella speranza si trovava dalla parte giusta della vita. Ero convinto di trovare in Angela almeno uno sguardo di complicità o almeno una parola che mi facesse capire che mi era vicino. Ma i miei tentativi per farmi accettare non fecero su di lei alcun effetto.
«Io non potrò mai fuggire insieme a te.»
La sua voce era piena di rassegnazione. Si guardò attorno, cercando forse per la prima volta un poco di conforto nei miei occhi. Con un cenno del capo la incitai a continuare.
«Io penso di avere scoperto un grande segreto» indicò attorno la distesa d’erba, appena scossa in quel momento da un leggero soffio di vento «è il segreto di questo prato verde, che non cambia mai il suo colore, in nessun momento e in qualsiasi stagione.»
Subito dopo quella rivelazione, riuscii a scorgere nei suoi occhi emozionati, un breve lampo di umanità.
«Ho capito che questo prato è il simbolo della nostra esistenza. Proprio come il prato del diavolo chi vive in questo paese è destinato a non cambiare mai, per nessuna ragione, in qualsiasi stagione della vita.»
Sorrisi nell’ascoltare le sue parole che, in quel momento, mi sembravano un ingenuo tentativo di fuga.
«Solamente per questa ragione io non riesco a immaginare un futuro insieme con te.»
La sua voce faceva trasparire venature di pianto
«La nostra storia non potrebbe funzionare.»
Il suo rifiuto mi offese.
«Quello che dici non può essere vero. Sono certo che con il tuo aiuto potremo pensare a una casa tutta nostra. Progettare insieme un futuro e immaginare dei figli da crescere.»
Angela quasi urlò, non appena iniziai a parlare di un figlio tutto nostro
«Sei tu a sbagliare. I tuoi sogni non potranno mai realizzarsi. Loro» lasciò cadere la voce su quell’ultima parola, lanciandomi occhiate confuse, piene di paura e di una tristezza devastante «non ce lo permetterebbero mai.»
In quel momento di totale abbandono Angela lasciò finalmente trasparire un brivido di vita un vero e proprio coinvolgimento emotivo che prima di allora non aveva mai mostrato. Stava soffrendo e nello stesso tempo maledicendo il suo destino di donna innamorata. Si alzò in piedi immediatamente e, senza neppure concedermi un ultimo sguardo, tornò a percorrere il sentiero che insieme avevamo imboccato per raggiungere il prato del diavolo. La chiamai ripetutamente. Le urlai di fermarsi. Fu tutto inutile. La sua furia non si arrestò e continuò ancora a fuggire da me fino a quando, accompagnata dal rumore dei suoi passi, non scomparve nella notte.
Rimasi solo, nel prato del diavolo, senza riuscire a comprendere le reali ragioni della sua fuga improvvisa ma soprattutto chiedendomi chi fossero loro, i nemici invisibili da cui Angela doveva difendersi. Gli uomini e le donne che non ci avrebbero mai permesso di vivere fino in fondo una vera storia d’amore e che col tempo ci avrebbero impedito di progettare il nostro futuro.
Molti anni ormai mi separano da quella serata incredibile durante la quale, per la prima volta, avevo ascoltato Angela evocare misteriosi personaggi dai contorni indefiniti. Uomini e donne senza un volto e senza un nome. Questi sono stati anni difficili durante i quali ho sempre cercato, senza mai riuscirci, di dimenticare quelle parole misteriose, cariche di molti significati. Nel frattempo, il mio destino si è preso la sua rivincita. Dopo una lunga convivenza Angela ha deciso di abbandonarmi. Lo ha fatto senza una sola parola che spiegasse il suo addio. Ma io invece ho un disperato bisogno di capire. Per questa ragione oggi mi trovo a Torbiano.
Nella mia testa ci sono solamente pensieri confusi. In questi anni in cui lei è stata lontana ho perduto ogni mia certezza. Oggi sono sicuro solo di una cosa. Da quella notte durante la quale Angela mi parlò per la prima volta di questi misteriosi personaggi, tutto nella mia vita è cambiato e nulla è mai più stato come prima.

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