IL BOOMER RICORDA … LA COLONIA ESTIVA

Dopo undici lunghi mesi di attesa finalmente, nel mese di Luglio, veniva il momento. Partivo per il mare.
Ma per la prima volta non partii con genitori o con nonni. Partii per la colonia estiva.
Ricordo ancora la prima volta che fui costretto mio malgrado a fare quella scelta. Vissi un vero e proprio incubo perché immaginavo quel luogo come un luogo di torture, di rigida disciplina ma soprattutto perché per la prima volta mi trovavo da solo in un luogo lontano da casa.
Ma ricordo anche bene che queste spiacevolissima sensazione sparì nel momento stesso in cui, a bordo di un lentissimo “ accelerato ” che fermava in ogni stazione, vidi per la prima volta il mare e le spiagge. Incollato al finestrino insieme ad altri ragazzi, non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel paesaggio. Non esisteva più la preoccupazione per la solitudine. La nostalgia dei genitori. Le paure della rigida disciplina.
Esisteva solo il mare, le onde, la sabbia.
Il secondo momento di angoscia lo provai quando, alla sera, si spensero per la prima volta le luci nel grande “stanzone” che fungeva da dormitorio.
Ma poi passò anche quello e la colonia divenne un luogo bellissimo.
Cosa ricordo maggiormente e con più nostalgia della mia colonia estiva ?
Alcuni particolari all’apparenza insignificanti che però messi insieme danno un quadro di quei momenti ingenui ma felici.
Le serate trascorse a vedere le diapositive con le vite dei santi ( si, avete capito bene, la colonia era fatta anche di queste cose poiché si tratta di una colonia organizzata da una congregazione religiosa).
La messa tutte le mattine e il sonno che avevo quando ero costretto ad ascoltare le preghiere del sacerdote.
La colazione nel refettorio e quel sapore di caffè e latte che metteva fin da subito allegria.
I giochi del pomeriggio o, come li chiamavamo noi, “ le olimpiadi”. Accese sfida a pallone, a ping pong e ad ogni altra competizione. Con consegna finale di medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Un orgoglio enorme
Le domeniche in attesa dell’arrivo dei genitori. La iniziale voglia di fuggire con loro che a poco a poco si trasformava in voglia di rimanere.
La spiaggia. Il rito mattutino dell’olio di balena ( giuro, olio di balena), spalmato a litri sul corpo, per evitare le scottature.
Il bagno a mattina inoltrata, rigorosamente dopo tre ore dalla colazione . Mai oltre i tre metri dalla spiaggia. Sempre sotto lo sguardo vigile e severo dei sacerdoti.
Il cinema serale. Si proiettavano pellicole che erano sempre prima visionate dai sacerdoti per evitare di assistere a scene “sconvenienti”.
Il cameratismo che alla fine nasceva tra i ragazzi e che ci faceva emozionare al termine della vacanze.
Era quello un altro mondo, ormai lontano, fatto di piccole gioie, di qualche ingenua paura .
Qualcosa che purtroppo non tornerà mai più.

Roberto Pareschi-reporter cooperator contg.news

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