Le Rondinelle molto probabilmente tornano in Serie C a 38 anni di distanza dall’ultima volta. Ora serve ripartire dalla tradizione per tornare in fretta nelle categorie che merita questo club storico.
Torniamo con la mente alla sera del 1 giugno scorso, minuto 96 di Brescia-Cosenza, playout di Serie B.
I calabresi hanno appena segnato la rete del pareggio che sancisce la loro salvezza e dalla curva dei lombardi viene lanciato in campo di tutto, una tristissima pagina che chiude un’annata molto complicata per il club di Massimo Cellino che torna, a meno di ripescaggi che verranno determinati in questi giorni, nella terza serie nazionale dopo 38 anni ricchi di campioni e domeniche da ricordare.
Al Rigamonti abbiamo potuto ammirare goleador del calibro di Luca Toni e Dario Hübner, centrocampisti di grandi qualità come Gheorghe Hagi, Andrea Pirlo e Pep Guardiola, allenatori come Carletto Mazzone. Ma soprattutto il “Divin Codino” Roberto Baggio, il giocatore che ha acceso la fantasia del popolo bresciano e che per quattro stagioni ha permesso alle Rondinelle di salvarsi in Serie A, battendo anche le squadre più nobili del campionato.
E poi il leggendario 3-3 nel derby contro l’Atalanta e la corsa di Mazzone sotto la curva orobica entrata nella storia biancazzurra.
Pensate alle strade che hanno imboccato Brescia e Atalanta, diametralmente opposte e non confrontabili per molto tempo. Un vero peccato considerando che soltanto tre anni fa il Brescia era ancora nella massima serie.
La speranza per i tifosi bresciani è che la progettualità futura del club sia lineare con la tradizione e molto lontana dalla confusione di questi ultimi anni.
Un cambio di rotta che consenta al Brescia di tornare rapidamente nelle categorie che più le competono.
Stefano Villa – reporter cooperator
