Ogni epoca ha sempre convissuto con le proprie abitudini più o meno giustificate. Abitudini che qualche volta possono e potevano trasformarsi in una vera e propria gabbia esistenziale.
Questo per ogni epoca ma non per quella attuale, che di abitudini ne ha pochissime, e che è immune da qualsiasi “gabbia” comportamentale.
Ma focalizziamoci sulle epoca dei boomer.
In particolare su alcune abitudini culinarie e non che, pur non avendo alcun fondamento scientifico ( o avendolo in minima parte), hanno in qualche modo condizionato la nostra ormai lontana gioventù.
Ad esempio la cena in famiglia.
Prima regola. Di sera si poteva avere soltanto minestra in brodo, in tutte le sue varianti. Pastina, riso bollito o minestra di verdura. In caso contrario ci avrebbe colto la peggiore delle indigestioni e avremmo trascorso giornate intere a soffrire di mali sconosciuti.
Secondo regola. Mai e poi mai l’uovo poteva mischiarsi alla banana. Ne sarebbero derivate seri danni al nostro fegato e dunque all’incolumità delle persone.
Terza regola. Mai bere l’acqua del frigo. Avremmo subito terribili congestioni, forse blocchi intestinali e nei casi più gravi perfino svenimenti o addirittura il decesso.
Parliamo anche della vita vacanziera, al mare.
Prima regola. Il bagno in mare solo dopo tre ore. Questa tra tutte le regole era la più ferrea e quella che assolutamente non poteva essere derogata. Le madri, inflessibili, controllavano scrupolosamente gli orari e i nostri spostamenti.
Seconda regola. Il gelato, dopo cena, solo una volta alla settimana. Altrimenti, si sosteneva, si sarebbe prospettata una tragica notte in bianco senza dormire
Terza regola. Appena giunti al mare occorreva assumere un purgante. Era necessario per eliminare scorie ed evitare che il cambio di clima provocasse blocchi intestinali o al contrario fenomeni di diarrea.
Se poi allora o anche negli anni successivi chiedevamo ai nostri genitori il perché di quelle regole ferree la risposta era sempre la solita: “ dicono così” o in casi più rari “ lo ha detto la televisione”.
Ecco, questa risposta già da sola è sufficiente per capire il pressapochismo e anche l’ingenuità della nostra epoca. Un’epoca peraltro caratterizzata da una scarsa scolarità. Ma quell’epoca aveva un aspetto positivo. Aveva delle regole. Certamente banali, come detto ingenue, ma pur sempre delle regole a cui noi giovani più o meno di malavoglia ci assoggettavamo.
Perché un epoca e una società senza regole non ha secondo me alcun futuro.
