Il lungo dei Denver Nuggets sta rivoluzionando la lega come solo i più grandi sono riusciti a fare: ecco la storia del Gigante di Sombor Campione NBA 2023.
Un ragazzo che ama i cookies, i videogiochi e le bibite gassate potrà mai dominare una lega tra le più atletiche del mondo?
Se stiamo parlando di Nikola Jokic la risposta è un risonante e convintissimo si, anche se durante la sua adolescenza in tanti si ponevano questo dubbio ormai scongiurato dai risultati raggiunti e dalle prestazioni che ha saputo offrire in questi anni.
Il piccolo Nikola cresce nella cittadina di Sombor, confine nord di quella che un tempo era conosciuta come Jugoslavia. Un paese rinominato dai serbi “Ravengrad” (città pianeggiante) dopo che i bombardamenti incrociati di jugoslavi e NATO l’hanno rasa completamente al suolo.
In questo ambiente difficile Jokic muove i primi passi cestistici, quasi in maniera distaccata come impareremo a conoscere bene con il suo approdo in NBA, tanto che a 13 anni abbandona per sei mesi il gioco, prima che il padre lo convinca a ripensarci, ma se nasci e cresci in un ambiente di questo tipo sai bene che le cose importanti sono la tua sopravvivenza e quella della tua famiglia.
Denver punta su di lui scegliendolo alla 41 del Draft 2014, una delle chiamate più indovinate di sempre in Colorado, nonostante in quel preciso istante la NBA sta mandando la pubblicità.
Jokic apprende di esser stato selezionato solamente il giorno dopo visto che in quel momento sta dormendo a casa sua in Serbia, non proprio l’hype che pervade tutti i ragazzi che si affacciano alla più scintillante lega americana.
I primi anni americani sono di ambientamento nella squadra guidata in campo da Danilo Gallinari, e non poteva essere diversamente per un ragazzo catapultato in un universo completamente diverso da quello in cui è cresciuto.
Il talento però è cristallino e in attesa di essere scoperto come una scultura di Michelangelo nel giorno di inaugurazione di una mostra. E, proprio come il celebre Buonarroti, Jokic è capace di scolpire pallacanestro mai vista prima: è Steve Nash nel corpo di Shaquille O’Neal.
Ogni volta che scende in campo ti dà l’impressione di poter riscrivere il grande libro dei record NBA con triple doppie ai limiti dell’impossibile e lo fa sempre con quell’espressione che fa sembrare tutto semplice. Quel volto che gli ha permesso di vincere due titoli di MVP consecutivi, il primo lungo a riuscirci dai tempi di Moses Malone.
Le mani che Madre Natura gli ha donato sono pittoriche, non possono essere definite in maniera diversa, e gli consentono di segnare, catturare rimbalzi e vedere linee di passaggio sconosciute ai più.
Il titolo NBA 2023 vinto in finale contro i Miami Heat da MVP e quasi in tripla doppia di media sono solo un nuovo importante passo nella strada che porterà questo fenomeno nell’olimpo del gioco, una lunga cavalcata (termine più giusto non può esserci per lui, data la grande passione per i cavalli) per arrivare nella leggenda.
Il presente e il futuro della lega americana sono (anche) nelle sue mani.
Una cosa è certa: quando in campo ci sono i Denver Nuggets lo spettatore si diverte entrando nel magico mondo del numero #15.
Stefano Villa – reporter cooperator
#sport#Il RITRATTO SPORTIVO DI STEFANO VILLA. NIKOLA JOKIC, SINFONIE SERBE DOMINANO LA NBA
