L’incredibile vicenda del sommergibile Titan ci permette di riflettere approfonditamente su alcuni aspetti della nostra natura umana.
I cinque passeggeri all’interno del sommergibile Titan erano il milionario britannico Hamish Harding (58 anni), il businessman pakistano Shahzada Dawood (48) col figlio Suleman (19), l’esploratore e pilota di sommergibili francese Paul-Henri Nargeolet (77) e Stockton Rush (61), il patron di OceanGate, l’azienda proprietaria del Titan.
La loro tragica morte, avvenuta per implosione del sottomarino a circa 4000 metri di profondità, quando si trovava a circa 500 metri dai relitti del Titanic, è stata sicuramente terribile.
Sicuramente quello che salta all’occhio a prima vista è il fatto che per fare questo viaggio così impervio e pericoloso, i passeggeri hanno dovuto sborsare 250000 dollari l’uno.
Certo, la disponibilità economica non mette al riparo dai pericoli del mare.
La curiosità ha battuto la prudenza, ma il gioco è risultato fatale.
Senza dubbio, essere ricchi non pone al riparo da possibili conseguenze letali.
Assumersi un rischio simile è quantomeno azzardato, ma il sentimento che prevale in queste ore è l’angoscia e la tristezza per 5 vite spezzate in questo modo atroce.
Emergono in queste ore dei particolari ancora più nefasti: il 19enne Suleman Dawood infatti non avrebbe voluto compiere quel terribile viaggio, ma sarebbe stato convinto dal padre ad effettuare quest’impresa, e le ricerche affannose e spasmodiche del sommergibile potrebbero essere state del tutto inutili.
Pare infatti che la marina statunitense si fosse già accorta della possibile impostore del mezzo subacqueo già nella giornata di domenica, quando si sono interrotte le comunicazioni tra il Titan e la nave ammiraglia.
Proprio a questo proposito, c’è da sottolineare come i quattro giorni di affannose ricerche condotte dalla Guardia Costiera americana e da quella canadese, con l’aiuto di Francia e Regno Unito, potrebbero essere arrivate a costare più di 6,5 milioni di dollari.
Si tratta al momento di una prima stima, di cui però non è ancora chiaro chi dovrà farsene carico. I cinque passeggeri morti avevano delle assicurazioni di viaggio in caso di complicazione, ma è probabile che a pagare le spese saranno i contribuenti. Anche perché solitamente la Guardia Costiera americana non fa pagare ai privati le sue missioni di salvataggio.
Luca Dal Bon-redazione. ATTUALITÀ. Cronaca nera.



