Il “rito” del primo viaggio da solo si è tramandato immutabile nel tempo ed è giunto fino a oggi, rappresentando allora come oggi un vero e proprio spartiacque tra età giovanile e età adulta.
Ciò che è cambiato sono, a mio parere, le modalità con cui questo rito si svolge.
Oggi fare il primo viaggio da soli significa recarsi in agenzia, scegliere una località possibilmente esotica assolutamente da raggiungere in aereo , procurarsi “l’outfit” necessario per il luogo, fare il passaporto e poi partire con la ragazza del momento o al massimo con altre coppie.
Senza provare per questa situazione alcun spirito di avventura o trasporto e senza subire alcuna conseguenza emotiva.
Negli anni 70 invece le cose erano un poco diverse.
Il mio primo viaggio, ricordo, fu in treno. Un azzardatissimo itinerario : Torino Roma e ritorno. Fu una scelta difficile che coinvolse la famiglia, procurò non poche ansie alle donne di casa e raccomandazioni di vario tenore da parte di mio padre e del padre dell’amico con cui avrei fatto quel viaggio.
Ci trovammo alla stazione di Porta Nuova ben due ore prima della partenza, costretti a ciò da genitori e nonni che ovviamente erano tutti presenti.
Non considerammo in quella occasione un piccolo particolare. Quel giorno i treni erano in sciopero.
Fortunatamente il nostro treno era dato in partenza. Ma il treno in questione era destinato a raccogliere l’utenza di tutti gli altri convogli che invece non erano partiti. Poiché all’epoca non era preventivabile una prenotazione dei posti ( per i costi e per l’esiguità dell’offerta) appena possibile ci precipitammo correndo e spingendo sui vagoni che però purtroppo risultarono tragicamente pieni.
Rimanevano liberi alcuni posti in piedi in un luogo diciamo bizzarro. Il bagno.
Non curandoci dei richiamo delle madri a rinunciare, mostrammo tutta la nostra indipendenza e coraggio precipitandoci verso quel luogo ameno.
Fu un viaggio drammatico e faticoso, inframezzato da momenti di contorsionismo per lasciare che qualche passeggero usasse i servizi. Ovviamente subendo poi tutti gli odori rilasciati dagli utenti del bagno.
Così si procedette fino alla agognata meta romana dove scendemmo in preda al panico in una stazione affollatissima, sconvolti per la paura di scippi ( su questo i genitori ci avevano preavvertiti da almeno un mese).
Il resto della vacanza fu però piacevole. Ci dedicammo a visitare i monumenti romani e ad assaggiare tutte le specialità del luogo, sentendoci finalmente dei veri uomini.
Allora la figura di Fantozzi non era ancora stata inventata dal genio di Paolo Villaggio ma a distanza di anni posso senz’altro affermare che quella fu una avventura davvero “fantozziana”
Una avventura che però ricordo con tantissima nostalgia.
Roberto Pareschi-reporter cooperator contg.news
