L’opinione sportiva di Stefano Villa: L’ANALISI DELLA STAGIONE NBA 2023

I Denver Nuggets sono i Campioni NBA 2023. Andiamo ad analizzare la stagione delle 30 squadre, con un occhio al 2024.

EASTERN CONFERENCE

DETROIT PISTONS (17-65): Un campionato difficile per i Pistons che hanno chiuso all’ultimo posto della Eastern Conference con sole 17 vittorie.
L’addio di coach Casey, diventato membro del Front Office, apre la strada a un nuovo progetto importante guidato da Monty Williams che, si spera per i tifosi dei Pistons, punti almeno ai playoff.

CHARLOTTE HORNETS (27-55): Un anno difficile per la franchigia celeste che non ha raggiunto le 30 vittorie stagionali per una serie di infortuni che hanno limitato le rotazioni di coach Clifford. Il futuro dipenderà da chi sarà il proprietario della franchigia (ancora MJ o una nuova proprietà) e se Miles Bridges sarà ancora un giocatore degli Hornets dopo le note vicende extra campo che l’hanno visto coinvolto.

ORLANDO MAGIC (34-48): Sono ancora lontani i fasti di un decennio fa quando i Magic erano una presenza fissa ai playoff, ma ci sono segnali importanti.
La nota positiva è l’impatto di Paolo Banchero che ha preso in mano la squadra fin dalla prima gara della stagione e vinto con merito il premio di rookie dell’anno.

WASHINGTON WIZARDS (35-47): I Wizards hanno mancato l’accesso ai playoff per il secondo anno consecutivo, un risultato deludente che apre molti interrogativi sul futuro prossimo della franchigia. In primis il futuro di Bradley Beal che ad oggi è sempre più lontano da Washington.
Nota positiva l’israeliano Deni Avdija, giocatore su cui si può costruire per il futuro.

INDIANA PACERS (35-47): La squadra allenata da Rick Carlisle hanno iniziato bene, salvo poi perdersi strada facendo.
Nel finale di stagione potevano lottare per un posto per il Play-in, ma alcune defezioni importanti hanno impedito ai Pacers di giocarsi le proprie chance per la post season.
Il 2023/24 sarà molto importante per questa franchigia.

CHICAGO BULLS (40-42): I Play-in si sono conclusi in maniera negativa, ma le firme sui rinnovi di White e Vucevic lasciano intendere che l’intenzione è quella di puntare ancora su questo roster per un salto di qualità necessario per storia e tradizione.

TORONTO RAPTORS (41-41): Un’annata lottando nelle posizioni per i Play-In, non riuscendo a strappare un pass per la post season.
L’addio di coach Nurse mette i definitivi titoli di coda all’epopea che ha garantito il titolo NBA nel 2019. Rinforzare il roster attuale o ripartire con un corposo rebuilding? Ecco il quesito che devono porsi in Canada.

MIAMI HEAT (44-38): Una partenza soft, seguita da una seconda fase di stagione da rullo compressore che ha portato il gruppo di Spoelstra a disputare i playoff.
L’aggiunta del vecchio Kevin Love ha dato leadership ed esperienza, il resto l’ha fatto il gruppo storico guidato da Jimmy Butler e il cast di supporto che ha permesso agli Heat di arrivare a una meritata finale, poi persa contro dei Nuggets ingiocabili.

ATLANTA HAWKS (41-41): Annata dai due volti per gli Hawks che sono arrivati ai playoff, ma a cui è mancato il salto di qualità per migliorare le ultime stagioni. Ripartire dalle certezze, soprattutto da Trae Young che ancora una volta ha dimostrato tutto il suo valore.

BROOKLYN NETS (45-37): Una stagione vissuta sulle montagne russe che ha segnato il disastro dell’esperimento Durant-Irving.
Coach Vaughn, inizialmente nominato a interim e poi confermato, è riuscito a portare un gruppo costruito in corsa ai playoff con forza di volontà e idee interessanti, le basi da cui si deve ripartire a Brooklyn.

NEW YORK KNICKS (47-35): Si torna a sperare nella Grande Mela.
La squadra di Tom Thibodeau ha saputo mettere nei posti giusti i giocatori adatti, facendo rendere al meglio elementi come Jalen Brunson, Josh Hart e Julius Randle.
La stagione è stata molto positiva, ora serve la prova del nove: restare ai vertici della lega per diverse stagioni. Più facile a dirsi che a farsi.

CLEVELAND CAVALIERS (51-31): L’arrivo in estate di Donovan Mitchell ha ridato entusiasmo a una piazza alla ricerca di una definitiva rinascita dopo il secondo addio di LeBron.
La regular season è stata di primo livello, ma la corsa si è fermata al primo turno playoff contro i Knicks: con un paio di aggiunte mirate possono lottare per il vertice della Eastern Conference a lungo.

PHILADELPHIA 76ERS (54-28): Stagione sulle montagne russe che ha visto i Sixers confermarsi una certezza di questa lega nella stagione regolare, meno nei playoff.
La coppia Harden-Embiid, seppur aiutata da un supporting cast di alto livello, non è riuscita a portare la franchigia un tempo di Dr.J Julius Erving e Allen Iverson in vetta.
L’arrivo di Nick Nurse al posto di Doc Rivers apre nuovi scenari interessanti, ma molto dipenderà dal rinnovo sempre più lontano del “Barba”.

BOSTON CELTICS (57-25): Un’annata da film per la storica franchigia del Massachusetts, iniziata con l’allontanamento di coach Udoka per violazioni del codice di condotta interno e proseguita con una cavalcata valsa il secondo posto nella Conference.
L’assenza di Danilo Gallinari ha tolto una carta importante dal mazzo di Joe Mazzulla, ma la definitiva consacrazione di Brown, Smart e Tatum (stoico nella gara-7 contro Miami) ha permesso ai Celtics di lottare nuovamente per il titolo anche se è mancato l’ultimo passo, quello più importante.

MILWAUKEE BUCKS (58-24): Una stagione sempre vissuta ai vertici che ha portato però a una cocente eliminazione al primo turno contro Miami.
L’infortunio di Antetokounmpo ha inciso notevolmente sulla serie, ma non basta a spiegare l’addio anticipato del gruppo di coach Budenholzer che ha pagato questa débâcle con il licenziamento.

WESTERN CONFERENCE

SAN ANTONIO SPURS (22-60): Quanto sono lontani i tempi d’oro…
La fase di ricostruzione, che sembrava non dover cominciare mai, è arrivata. Coach Popovich ha saputo lavorare sulla crescita dei giocatori per trovare qualche ragazzo di qualità e con Wembanyama è molto probabile il loro ritorno in auge nel giro di poco tempo.

HOUSTON ROCKETS (22-60): Come i cugini texani di San Antonio, i Rockets hanno vissuto una stagione di transizione utile per gettare le basi in vista di momenti migliori provando a tornare ai vertici della Western Conference. Draft e scelta del nuovo tecnico saranno decisivi per il futuro.

PORTLAND TRAILBLAZERS (33-49): L’eterna incompiuta nonostante un fenomeno come Damian Lillard che comprensibilmente comincia a essere stanco di questa situazione.
In Free Agency bisognerà puntare su giocatori pronti da affiancare a Dame: è arrivato il momento di fare il definitivo salto di qualità oppure di ripartire da capo senza di lui.

DALLAS MAVERICKS (38-44): La più grande delusione della stagione senza se e senza ma con il mancato accesso ai playoff. L’arrivo di Irving doveva dare quell’auto offensivo a Doncic invece è stato l’inizio della fine, anche se drebbe ingiusto dare tutte le colpe all’ex Cavs e Nets.
La prossima deve essere la stagione della svolta, altrimenti il fuoriclasse sloveno potrebbe iniziare a guardarsi intorno…

UTAH JAZZ (37-45): Le partenze di Mitchell e Gobert la scorsa estate facevano pensare a un rebuilding totale, invece la compagine di Salt Lake City ha iniziato alla grande con un Markkanen mai così continuo.
La flessione finale ha impedito di lottare per il Play-in ma i giocatori per fare bene in futuro ci sono, compreso il nostro Simone Fontecchio che ha dimostrato di poterci stare in questa lega.

OKLAHOMA CITY THUNDER (40-42): Se c’è una franchigia con un futuro radioso questi sono proprio i Thunder.
Una squadra giovanissima che ha messo in mostra un basket frizzante e molte volte vincente. Da qui al 2027 hanno una quantità insensata di scelte al Draft e devono ancora inserire Chet Holmgren. Auguri per tutti.

NEW ORLEANS PELICANS (42-40): Una di quelle squadre sempre nel limbo, a metà tra sogno e incubo.
Nota positiva la stagione della definitiva maturazione di Brandon Ingram, ma la salute di Zion Williamson segnerà il futuro di questa franchigia.

MINNESOTA TIMBERWOLVES (42-40): Stagione buona per la franchigia tornata ai playoff attraverso il Play-in.
Towns non ha compiuto l’ultimo passo per diventare un giocatore all’altezza del suo smisurato talento e l’arrivo di Gobert non ha dato gli effetti sperati, ma il potenziale per fare bene c’è. Serve concretizzarlo.

LOS ANGELES LAKERS (43-39): Stagione hollywoodiana per i gialloviola con una prima metà da thriller e un finale in crescendo: il roster aggiustato prima della trade deadline ha dato equilibrio alle rotazioni di coach Ham e gli ha permesso di arrivare fino alle finali di Conference dove Denver ha avuto agevolmente la meglio.
Davis a intermittenza per i noti problemi fisici e LeBron James, diventato quest’anno miglior realizzatore di sempre e colto dai primi dubbi sul ritiro, continuano a essere gli aghi della bilancia della franchigia di LA.

GOLDEN STATE WARRIORS (44-38): I campioni in carica sono andati a corrente alternata in Regular Season arrivando con il fiato corto al confronto con i Lakers: la serie contro Sacramento arrivata a Gara-7 non ha aiutato.
Con Curry arrivato a 35 anni, Thompson lontano dai fasti di un tempo e Green in fase calante, sulla Baia siamo arrivati ai titoli di coda?

LOS ANGELES CLIPPERS (44-38): I soliti vecchi Clippers…
Nonostante i corposi investimenti di Steve Ballmer i LAC non riescono a competere seriamente per il titolo. Problemi fisici delle stelle Leonard e George, un gruppo mai realmente coeso e un tecnico in evidente difficoltà come Lue hanno portato all’ennesimo tentativo andato a vuoto. Si rischia di entrare in una spirale difficile anche da spiegare. Sempre che non ci siano già dentro…

PHOENIX SUNS (45-37): Come i giocatori al casinò i Suns sono andati all-in aggiungendo a Chris Paul, Devin Booker e DeAndre Ayton il talento sconfinato di Kevin Durant.
È arrivato il KO in semifinale di Conference contro Denver e il successivo allontanamento di Monty Williams a favore dell’ex Lakers Frank Vogel: il futuro deve passare dalle mani di Durant e Booker, ma liberarsi del contrattone di CP3 appare molto difficile.

SACRAMENTO KINGS (48-34): I ragazzi del coach dell’anno Mike Brown sono stati la vera grande sorpresa della stagione.
Un gruppo coeso che ha saputo lavorare e crescere giorno dopo giorno riconquistando i playoff dopo un’eternità: una bella favola conclusa solamente a Gara-7 contro i Warriors che hanno avuto bisogno di un Curry stellare da 50 punti per avere la meglio dei Kings.

MEMPHIS GRIZZLIES (51-31): Un inizio di stagione in sesta marcia, seguito da un periodo di appannamento che però non ha inficiato sulla conquista del secondo posto nella Western Conference.
L’eliminazione al primo turno contro i Lakers può insegnare molto ai giovani Grizzlies che devono risolvere lo spinoso caso Ja Morant.

DENVER NUGGETS (53-29): Una squadra in missione guidata da uno straordinario Jokic e con un gruppo di giocatori con i giusti mezzi per arrivare in fondo.
La finale con gli Heat è stata un’assolo ai limiti della perfezione che ha portato in Colorado il primo titolo di sempre. Un’impresa straordinaria.

Stefano Villa – reporter cooperator

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