L’opinione sportiva di Stefano Villa : DATE A SIMONE QUEL CHE É DI SIMONE!

L’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi è stato sottoposto a un bombardamento mediatico troppo spesso eccessivo nelle sue due stagioni nerazzurre.

Nel calcio, come in ogni sport di squadra, il ruolo dell’allenatore è ricco di onori e altrettanti oneri, ma il caso di Simone Inzaghi all’Inter merita un approfondimento particolare per il trattamento mediatico a cui è stato sottoposto l’ex allenatore della Lazio.

Il tecnico nerazzurro è in carica dall’estate 2021 quando è subentrato ad Antonio Conte in una situazione economica molto complicata per il club di Viale della Liberazione, svolgendo il suo lavoro sempre con il massimo della professionalità.
Tuttavia per buona parte di questi 24 mesi l’ex attaccante biancoceleste è stato considerato dalla maggior parte della stampa sportiva alla stregua di un “Dead Man Walking” per i motivi più vari: dalla mancanza di carattere all’incapacità di trovare alternative al 3-5-2, passando per i cambi molto spesso criticati e i periodi di appannamento che sono costati cari in termini di punti.

Critiche che in alcune circostanze sono state condivisibili e veritiere, ma il lavoro denigratorio mediatico nei confronti di Inzaghi si è visto anche nei momenti positivi, che non sono mancati: dopo le vittorie in Supercoppa contro Juventus e Milan e in Coppa Italia sempre con i bianconeri e con la Fiorentina sono stati sottolineati i meriti dei giocatori, innegabili, molto meno quelli del tecnico.

Peccato mortale considerando l’impianto di gioco costruito da Inzaghi in queste due stagioni che ha tenuto l’Inter ai vertici del calcio italiano e internazionale.
Il tutto non dimenticando la finale di Champions League ottenuta superando ostacoli del calibro di Barcellona, Benfica e Milan, non proprio le ultime della classe, e giocata alla pari con il Manchester City delle stelle milionarie di Pep Guardiola.
Un miracolo sportivo non ancora chiaro nella mente di molti giornalisti o appassionati che non danno il giusto valore a questa finale totalmente inaspettata e per questo ancora più meritata.

Nonostante il continuo impoverimento tecnico della rosa per esigenze di bilancio (Hakimi, Lukaku, Eriksen, Perisic) e lo spinoso caso Skriniar, gestito in maniera non perfetta dal club e dallo stesso difensore slovacco, in due stagioni sono arrivati quattro trofei e un vertiginoso percorso di crescita europea che meritano il giusto riconoscimento.

Un altro merito di Inzaghi, spesso taciuto, è quello di aver valorizzato giocatori considerati sul viale del tramonto come Dzeko e Mkhitaryan, oltre ad aver trovato la posizione perfetta a Calhanoglu e aver completato la maturazione tecnica di Lautaro Martinez. Tutte azioni fondamentali per mantenere l’Inter competitiva e portare soldi freschi nelle casse interiste in termini di premi UEFA, incassi al botteghino e reali aumenti di valore dei giocatori (precisazione d’obbligo dato il momento storico).

Le imperfezioni da imputargli non mancano, specialmente su alcuni aspetti nel finale della stagione 2021/22 che hanno portato alla perdita del titolo, ma va dato atto a Inzaghi di averci sempre messo la faccia, subendo un attacco mediatico continuo e spesso gratuito e denigratorio.
Assumersi le proprie responsabilità dovrebbe essere la prassi quando sei il tecnico di una squadra, ma i casi di allenatori incapaci di ammettere i propri errori, anche nel recente passato interista, sono all’ordine del giorno.

Il bombardamento mediatico ha portato anche molti tifosi della Beneamata a non riconoscere i meriti del tecnico di Piacenza, soffermandosi solamente sui lati negativi della sua esperienza in nerazzurro, almeno fino a questi ultimi giorni dove in molti stanno salendo sul suo carro dopo la finale di Champions League.
Imperdonabile per chi ha potuto vedere l’Inter rimanere ai vertici del calcio mondiale nonostante il continuo ridimensionamento del club per rimanere nei paletti imposti dal bilancio e rispettati senza artifici finanziari risolti con patteggiamenti e qualche punto di penalità…

Non solo, anche a livello internazionale gli step di crescita sono stati evidenti: passaggio del turno il primo anno, mai riuscito a Conte, addirittura la finale il secondo.
Risultati che mancavano da un decennio e che meritano di essere sottolineati perché i tifosi nerazzurri sono tornati a vivere sensazioni che mancavano dai tempi di Josè Mourinho, nonostante il materiale tecnico non sia lo stesso dell’anno del Triplete. Ma cuore e idee vincenti possono fare la differenza.

Il futuro della panchina interista è ancora giustamente e saldamente nelle sue mani, Inzaghi se l’è meritato con il lavoro quotidiano. Bisognerà proseguire su questa strada migliorando alcuni aspetti in campionato, ma la base è ottima e il merito è tutto del tecnico di Piacenza e del suo staff.

Un compito non semplice migliorare due trofei e una finale di Champions League, anche se per buona parte dell’opinione pubblica il suo lavoro non è stato nulla di eccezionale: un errore più grande non può essere commesso.

Bisogna dare a Simone Inzaghi i meriti che si è guadagnato con tanto lavoro serio e grande professionalità.

Stefano Villa – reporter cooperator

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