


Macerata rappresenta il capoluogo di una delle cinque province della Regione delle Marche, conta 42.321 abitanti e sorge su di una collina rivolta a Nord verso la valle del Potenza e a Sud verso la valle del Chienti.
La zona dove oggi sorge la frazione di Villa Potenza, chiamata Helvia Recina dai Romani, venne colonizzata tra il III e il II secolo a.C. . Nel V o VI secolo i Goti invasero l’area costringendo i ticinesi a spostarsi sulle colline dando così vita al centro di Macerata. Pare che l’etimologia di Macerata derivi dalle macerie dell’antica Helvia Recina, mentre altri storici sostengono che derivi da “macera”, parola latina che indica dove si pone a macerare il lino e la canapa per la fibra tessile.
Per molti anni la città fu divisa in due poggi indipendenti l’uno dall’altro sotto il controllo dei vescovi di Fermo e fu nel 1138 che la città riuscì a ottenere la franchigia di libero Comune. Il 29 agosto dello stesso anno i due poggi si unificarono e il castello Castrum Maceratae diede il nome al nuovo Comune.
Macerata, ancora oggi, si presenta chiusa nelle sue mura quattrocentesche e cinquecentesche e possiede un centro storico inalterato dal Seicento.
La città di Macerata è capoluogo dell’omonima provincia, conta 43 mila abitanti e presenta caratteristiche geograficamente molto interessanti.
È posta a 315 metri sulla dorsale collinare che si allunga tra le valli dei fiumi Potenza e Chienti. La provincia di Macerata è la meno popolata fra quelle marchigiane.
Il centro della città risulta dominato dall’affascinante piazza della Libertà sulla quale sorgono i più importanti edifici pubblici e monumentali della città, il palazzo della Prefettura, la chiesa di San Paolo, il Teatro Lauro Rossi e il teatro dell’Orologio e il palazzo Comunale.
La città è ricca di importanti musei da visitare tra cui il Museo di Storia Naturale di Macerata, ospitato nei sotterranei del Palazzo Rossini Lucangeli.
Il palazzo Ricci è un palazzo patrizio del Cinquecento e venne restaurato negli anni Sessanta a cura della Cassa di Risparmio di Macerata e include al suo interno una delle pinacoteche di arte figurativa maggiori del Novecento, con opere di De Chirico, Guttuso, Morandi, Balla, De Pisis, Messina.
Tra gli edifici più rappresentativi figura l’Arena sferisterio, costruita nel 1829 e sede del Macerata Opera Festival. Lo sferisterio è una struttura teatrale unica nel suo genere, con la massima capienza di 3 mila persone e la migliore acustica tra i teatri all’aperto presenti in Italia.
Lo sferisterio deve il suo nome e la sua pianta assolutamente particolare a quel segmento di cerchio alla destinazione d’uso originaria, quale luogo per il pallone con il bracciale.
Dal 1921 ospita la stagione lirica estiva chiamata “Macerata Opera” e oggi “Sferisterio Opera Festival”. La maggior parte dei cantanti lirici lo considera il teatro all’aperto con la migliore acustica rintracciabile in Italia.
La sua origine si deve all’iniziativa di un gruppo di facoltosi uomini che cercava di dare un nuovo spazio destinato allo spettacolo cittadino. Di qui nasce un complesso teatrale dall’architettura piuttosto particolare, su progetto dell’architetto Ireneo Oleandri, di stampo neoclassico.
La grande arena misura 90×36 metri, delimitata da due testate rettilinee raccordate da un’ampia curva e dal muro rettilineo di fondo alto 18 metri e lungo quasi 90. Sono 56 le colonne storiche con base attica in ordine gigante, che si sviluppano oltre il palco reale e sostengono i palchi, concludendosi con una elegante balconata in pietra che fa da cornice di chiusura.
La singolare pianta a segmento di cerchio doveva servire per il gioco del pallone con il bracciale, uno sport di squadra sferistico molto popolare in Italia fino ai primi del Novecento e derivante dalla pallacorda.
I pallonisti professionisti rivaleggiavano con i toreri spagnoli e i lottatori di sumo in quanto a popolarità e ricchezza. Nello Sferisterio di Macerata venivano ospitati eventi sportivi di vario genere e spettacoli circensi.
La squadra locale dei tornei di pallone a bracciale era molto seguita e venne dotata di tribune mobili, ospitando fino a 10 mila tifosi pronti a seguire e invitare gli atleti durante le gare.
Nel 1920 fu oggetto di restauro e nel 1921 venne rappresentata la prima opera della storia dello Sferisterio, l’Aida di Giuseppe Verdi. Fu scelta la soluzione del teatro all’aperto con, al centro, un palcoscenico parabolico a ridosso dell’Orchestra.
La Porta Montana è uno dei punti di accesso alla città, caratterizzati da un’architettura massiccia. Fa parte del sistema difensivo delle mura cittadine, realizzate nel Trecento e fortificate nei secoli successivi con l’intervento di Cristoforo Resse, che aggiunse i trentadue baluardi difensivi.
Merita una visita anche la bellissima cattedrale, che vanta un interno composto da tre navate dal gusto neoclassico e dieci cappelle.
È rilevante per le opere che vi sono racchiuse, tra cui due dipinti seicenteschi di Filippo Bellini, raffiguranti l’ultima Cena di Emmaus e l’Ultima Cena, un organo settecentesco e la pala con l’immagine della Madonna tra i Santi Sebastiano e Andrea.
La costruzione originaria della Cattedrale risale al Mille, anche se venne successivamente riedificata una prima volta nel Quattrocento e nella seconda metà del Settecento, su progetto di Cosimo Morelli da Imola.
La facciata non è mai stata terminata per problemi di fondi. La cattedrale custodisce un’urna d’argento contenente il braccio del Santo Protettore della Città, San Giuliano.
Una grande scala conduce alla chiesa inferiore, che presenta tre altari, uno dedicato a Santa Maria Maddalena, uno alla Madonna di Loreto e uno al S. S. Sacramento.
Macerata deve la sua ricchezza non soltanto al Duomo e allo Sferisterio, ma a interessanti palazzi storici tra i quali Palazzo dei Diamanti, una costruzione di tipo rinascimentale situata nel cuore della città, commissionata da due ricchi mercanti Mozzi e Marchetti, all’architetto Giuliano Torelli e così chiamata per il taglio delle pietre della facciata. Merita una visita anche il teatro Lauro Rossi, realizzato nel Seicento su disegno di Antonio Bibbiena. È costituito da una sala a tre ordini di palchi, stucchi e marmi policromi.
La visita di Macerata può facilmente affiancarsi a quella dell’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, che costituisce la più alta testimonianza dei monaci circenstensi nelle Marche e la meglio conservata.
Qui i monaci arrivarono dal monastero di Chiaravalle di Milano e non portarono solo dalla terra lombarda i libri liturgici, ma anche gli arnesi da lavoro per la costruzione dell’Abbazia.
Si deve a San Bernardo l’ispirazione per l’edificazione della struttura, che la volle capace di seguire i dettami tipici dell’architettura circestense attuati grazie all’ausilio di architetti-monaci francesi.
Nell’abbazia viene rispettata la spiritualità dell’ordine monastico che ricercava l’autenticità nella povertà, rifiutando tutto ciò che fosse superfluo.
La facciata si presenta come un avancorpo formato da un portico a tre campate, con volta a crociera che poggiano su colonne addossate ai muri. Il profilo a frontone risulta abbellito da un gran rosone e da una fascia di archetti. Entrando si rimane subito colpiti dall’armonia di linee e spazi, come dall’imponenza e grandiosità della struttura.
L’interno della chiesa è a tre navate, di cui la centrale è altissima, con volte ovali e pilastri cruciformi coronati da capitelli romantici, scolpiti dagli stessi monaci con materiali provenienti dalla vicina antica città roImana di Urbs Salvia.
Mara Martellotta
