Dopo che seppi che un vicino di casa intendeva vendere la propria
vecchia 500, organizzai fin nei minimi dettagli la mia operazione.
Volevo fortemente quell’auto che vedevo come un modo per sentirmi finalmente adulto e indipendente. Avevo 21 anni e non 18 ma all’epoca la vera maggiore età si raggiungeva non con criteri anagrafici ma in base ad altri fattori che sarebbe lungo elencare.
Fu una lotta estenuante tra mio padre che affermava convinto che
la nostra famiglia non poteva permettersi una seconda auto ( io
ancora studiavo e solo lui lavorava) e mia madre che avevo subdolamente portato dalla mia parte. Alla fine vinsi io.
Il trofeo era una vecchia cinquecento, malridotta, con le portiere controvento e la carrozzeria ammaccata. Ma per me fu invece una splendida auto, dotata di tutti i confort e velocissima.
Il prezzo di acquisto fu simbolico. Il vicino regalava l’auto perché
aveva scalato un gradino nella scala sociale e poteva permettersi la
850 special.
Ricordo la prima volta che salii sull’auto. MI tremavano le gambe e avevo paura ad avviare il motore. Mio padre mi fece le ultime raccomandazioni. Lo specchietto, la distanza del sedile dal motore, la velocità. In cinque minuti ripercorsi tutte le mie lezioni di scuola
guida. Poi il motore partì e l’auto miracolosamente si mosse. Fu
come se si aprisse un nuovo mondo. Alla velocità di cinquanta chilometri orari feci il giro dell’isolato mentre mia madre dalla finestra osservava apprensiva e forse era impegnata in qualche preghiera.
Trascorsi la parte restante della giornata a pulire l’esterno e l’interno della mia nuova auto prima di parcheggiarla sotto casa.
Aveva un antifurto efficacissimo che forse avrei dovuto brevettare.
Era sufficiente togliere un filo che collegava le candela al resto dell’impianto per impedirne l’avviamento. Era dunque tranquillo sui
rischi di eventuali furti.
Poi al mattino ebbi la sorpresa. Qualcuno era entrato nell’abitacolo ,
aveva fumato, forse aveva dormito. Mi spiegarono che era tutto molto normale. Che la cinquecento si poteva aprire con una qualsiasi chiave simile a quella reale. Mi sentii distrutto. Qualcuno
aveva violata il tempio dei miei sogni. Lo maledissi con tutte le mie forze.
Dopo circa un anno mi accorsi di pericolose incrinatura sul pianale
dove appoggiavano i sedili e sulle due barre laterali. Risolsi brillantemente la questione utilizzando del cemento che bloccò il principio di cedimento
Con alterne fortune la mia prima auto mi accompagnò per qualche anno. Poi un bel giorno, dopo essersi fermata, fu “agganciata” da un carro attrezzi che provo a farla muovere. Lo stato della
carrozzeria era tale che in quel momento solo il “musetto” si mosse e si staccò dal resto della scocca.
Era finito un sogno.
I BOOMER RICORDANO …LA PRIMA AUTO di Roberto Pareschi #boomerlife
