Il primo giorno di scuola.
Un momento importante e formativo per ciascuno di noi. Il momento in cui un bambino viene introdotto nella società civile abbandonando la piacevole sicurezza della famiglia.
Noi , generazione boomer, lo abbiamo vissuto, come dire, senza rete di protezione. Non c’erano psicologi a confortarci. Non esistevano regole sulla privacy o codici etici. C’era però quasi sempre il buon senso di maestre e maestri.
Ricordo bene. L’ingresso nella palestra dell’istituto fu molto simile a una adunata in stile militare. In file diverse le diverse classi sfilarono davanti al preside che sorrideva compiaciuto. Cosa incredibile, nessuno parlava, non ci furono interruzione e tutti noi conservammo la nostra postazione.
Poi l’appello. Fui chiamato a far parte della 1^ A. Insieme agli altri ragazzi e ragazze, riconoscibili dai nostri camici neri e dai fiocchi azzurri, abbiamo raggiunto la nostra aula. Ricordo un immenso corridoio su cui si aprivano porta ancora chiuse in legno. La maestra ci fece entrare in una stanza enorme e un nuovo mondo apparve davanti ai nostri occhi.
C’erano grandi banchi di legno. Il pennino era appoggiato sul pianale accanto al calamaio. Scalare quella metaforica montagna per accomodarsi sui sedili in legno fu una vera e propria impresa.
Sulla cattedra una signora già avanti negli anni. La “signora maestra” ( notate bene : non la “maestra” ma la “signora maestra”) ci scrutava silenziosa. Anche lei in divisa. Un camicione marrone che la faceva sentire aggressiva ma che non le rendeva giustizia. Imparammo a vederla come una adorabile signora che nelle ore di lezione funzionava quasi da vice mamma
I primi comandi.
“Braccia conserte”. “Braccia dietro la schiena “. “ Bambini, sta per entrare il direttore. Alzatevi appena è in classe”.
Ubbidivamo.
Per paura? Era un sopruso ? Un metodo sbagliato di educare ? Ci ho pensato spesso ma credo che in realtà il sentimento che provavamo non era paura ma solamente un incondizionato rispetto.
L’ispezione della maestra.
Tutti con le mani in vista mentre lei si aggirava tra i banchi per controllare lunghezza e pulizia delle unghie. Coercizione ? Abuso ? No, solamente un invito alla pulizia e al rispetto della propria persona.
Furono quei riti del primo giorno e dei giorni successivi a farci comprendere che esistono nella società delle regole che vanno rispettate. Si tratta di convenzioni che ciascuno può intendere necessarie o ingiuste ma senza la quali è impossibile gestire qualsiasi gruppo.
Noi, i nostri genitori, gli insegnanti di allora lo avevamo capito.
Andava fatto e poi … pensateci bene. Non esistevano ancora internet, WhatsApp e soprattutto la “chat delle mamme”.
Davvero bei tempi !

