Domani sarà un giorno importante : la festa della nostra
Repubblica. Una data fondamentale che dovrebbe fare riflettere
tutti, “boomer”, mezza età e giovani.
I miei ricordi relativi a questo giorno sono davvero piacevoli.
Torino, la città in cui abitavo, era piena di bandiere esposte a
balconi e finestre. Affollati cortei di vario orientamento politico ( la
repubblica non ha un colore) percorrevano la città. Le “autorità” si
affannavano a presenziare a queste celebrazioni e sembravano
perfino convinte di quello che dicevano.
La festa della Repubblica era davvero una festa che noi boomer (
con le dovute eccezioni “nostalgiche”) vivevamo in modo partecipe
sentendoci in qualche modo protagonisti di questa grande
conquista del popolo italiano.
A scuola si parlava delle vicende storiche che portarono alla
creazione delle Repubblica. Nelle case si rievocavano episodi di
guerra che avevano visto protagonista i padri. Mio padre stesso
trovava in questa ricorrenza il coraggio di parlare della sua guerra ,
in un campo di concentramento in Sud Africa.
Avevamo insomma la percezione che la Repubblica era una
conquista di cui dovevamo ringraziare tanti giovani venuti prima di
noi. Tutti i partigiani, i soldati e le persone comuni che avevano
combattuto i nazifascisti talvolta perdendo la vita.
Questi – lo dico convinto – erano i pensieri che avevamo dentro e
di cui andavamo fieri.
Oggi ?
Guardate nelle strade. Quante bandiere vedete esposte ai balconi?
Quante celebrazioni saranno svolte domani in onore di questa
ricorrenza ? Non ascolteremo più i racconti della liberazione dai nostri cari, che nel frattempo ci hanno lasciato. Sarà un giorno di
festa come tanti.
Va detto che talvolta capita di incontrare persone che neppure
sanno che cosa rappresenti la data del 2 Giugno. Ora che
possediamo la liberta non la stiamo più apprezzando.
Basti considerare quante poche persone partecipano alle votazioni.
Colpa della attuale classe politica che non ispira fiducia, che non
sa parlare alla gente, che qualche volta è corrotta. Certo, questo è
vero, ma se c’è una cosa che ho imparato dai “ boomer” che mi
hanno preceduto è che non bisogna semplicemente lamentarsi di
qualcosa che non va bene. Che neppure bisogna fingere di
ignorare la realtà. Bisogna lottare per cambiarla. Attraverso le
regole democratiche e appunto attraverso il voto.
Almeno di questo, io “ boomer” dei tempi nostri, non mi sento
colpevole. Ho sempre creduto nella democrazia e moltissimi di noi,
anche qui con le dovute eccezioni e “deviazioni” , hanno lottato
nelle case, nelle strade, nei parlamenti per cambiare le cose.
