I social. Una delle parole più utilizzate e abusate in questo secolo.
Una delle parole con cui , noi trogloditi digitali, abbiamo dovuto
spesso fare i conti.
Non vorrei dilungarmi su come i social hanno aggredito e cambiato
la mia generazione. Mi piacerebbe piuttosto tratteggiare che cosa
era il mio mondo senza social e che cosa è questo, dove comunque
i boomer sono diventati importanti fruitori del mezzo digitale e
virtuale senza invece aver avuto il coraggio di difendere il loro
mondo “cartaceo” e reale.
Proviamo con alcuni esempi.
Come facevano i giovani di allora a tenersi in contatto tra loro, a
colloquiare e a scambiarsi impressioni sugli accadimenti e
soprattutto sulle immancabili ragazze da corteggiare.
Con la parola. Sussurrata, detta, urlata. La parola era la base di
tutto. Ricordo lunghi discorsi su tutti gli argomenti. Politica, società,
calcio e ovviamente ragazze. Nulla a che vedere con il messaggio
schematico su “messenger”, non gli emoticon, non le frasi elise per
risparmiare tempo ( per cosa poi?).
Ho saputo che è usuale che i ragazzi di oggi si dichiarino alle
ragazze o si lascino con un messaggio su whatsApp. Rabbrividisco
e penso che magari questa notizia non sia vera. E subito ricordo
quante ore ho trascorso davanti allo specchio a provare le frasi più
adeguate per “agganciare” o “mollare” una ragazza !
Mi chiedo anche come facevano i giovani di allora a mostrare e
condividere le proprie esperienze. A dire agli altri cosa amavano e
cosa per loro era giusto senza usare un supporto visivo, le
fotografie, i video. Insomma come facevano a comunicare agli altri
ragazzi la propria essenza ?
Facile. Di nuovo con la parola. Sussurrata, detta, urlata. E con le
relazioni sociali. Avere un amico era una cosa molto seria. Far
parte di quella che all’epoca si chiamava “ comitiva” era un motivo
di vanto. Esisteva, se così si può dire, il senso e il piacere del
gruppo. E oggi ? Uno sfrenato individualismo spersonalizzato
dietro a testiere e video.
Insomma la parola “ detta” e non invece la parola “ scritta” o filtrata
attraverso i media era la base di tutto. Questo comportava come ho
detto degli aspetti positivi ma anche dei problemi. Parlare è sempre
difficile, costa fatica . Spiegare e farsi capire qualche volta è
impossibile. La conflittualità era spesso all’ordine del giorno.
Questi erano gli inconvenienti di quell’epoca. Ma c’era lo sforzo mai
banale di scambiare impressioni e convincere con i propri
argomenti gli altri ragazzi.
Oggi invece il consenso si raccoglie davanti a una frase lapidaria
pubblicata sui social. I “like” rappresentano l’approvazione sociale.
Il numero di “like” suppliscono all’istinto del gruppo. Ma senza
operare uno scambio. Semplicemente con una supina accettazione
o un altrettanto sbrigativo rifiuto. Ed essere “ amici su Facebook “
ha sostituito l’amicizia vera , fatta di sentimenti, delusioni e
ripartenze.
Ora basta lamenti. Prima di lasciarci vi prego però di sottoscrivere
questo articolo con molti like e di chiedermi l’amicizia.
O no ?
