❗️#storia&fede#❗️ Dalla guerra mondiale alla Guerra Fredda

Eugenio Pacelli, nato a Roma da importante famiglia di recente nobiltà, è forse il più famoso dei papi “curiali”, cioè provenienti non dal mondo pastorale ma dalla diplomazia. Fin da piccolo sente la vocazione sacerdotale: è prete nel ’99, si laurea in teologia e diritto (civile e canonico), ed entra subito come apprendista nella Segreteria di Stato. All’interno di essa percorrerà l’intero cursus honorum: apprendista, minutante, segretario della Congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari. Nel ’17 riceve il primo incarico di prestigio come nunzio in Baviera e viene anche consacrato vescovo. Tre anni più tardi, diventa nunzio per l’intera Germania; in tale veste stipula concordati con la Baviera e la Prussia. Nel ’29 ottiene la berretta cardinalizia; l’anno seguente la sua carriera diplomatica vaticana giunge al culmine con la nomina a Segretario di Stato, a cui si aggiunge nel ’35 la carica di cardinal camerlengo. In quel ruolo gestisce il Conclave alla morte di Pio XI: dopo appena tre scrutini, il 2 marzo, giorno del suo compleanno, viene eletto papa e assume un nome che indica una chiara volontà di continuità.

Infinite sono state, e sono tutt’ora, le polemiche sul suo atteggiamento durante la guerra e la Shoah: ce ne siamo già occupati, quindi non tornerò sul discorso, dando più spazio ad altri aspetti del suo pontificato. Con la fine del conflitto, il quadro politico internazionale non recuperò la distensione dei rapporti, ma precipitò rapidamente in quella situazione che verrà definita guerra fredda, con la contrapposizione tra blocco occidentale e blocco sovietico: Pio XII si collocò senza incertezze con le potenze democratiche, ma si spinse anche oltre, proclamando la scomunica (’49) per tutti coloro che sostenessero, con l’azione o il voto, i partiti comunisti (scelta che, retrospettivamente, per alcuni divenne un’ulteriore conferma alla sua vicinanza al nazismo in funzione antisovietica). Nel ‘52, il timore che a Roma potesse venir eletto un sindaco comunista lo spinse a caldeggiare l’irrituale candidatura di un sacerdote, don Sturzo, per lo schieramento guidato dalla DC: la decisa contrarietà di De Gasperi, che non voleva scalfire la laicità del proprio partito, lo costrinse tuttavia a desistere.



La politica rischia però di oscurare la sua attività pastorale e teologica, che fu ragguardevole: nell’enciclica Divino afflante Spiritu aprì al metodo storico-critico negli studi biblici, mentre nella Humani Generis rimosse le precedenti ostilità ecclesiali alla teoria evoluzionista. Nell’Anno Santo del ’50, che non tutti avevano approvato, proclamò il dogma dell’Assunzione di Maria, utilizzando per la prima volta nel ‘900 l’infallibilità papale (resterà l’unica); nel ’52, consacrò la Russia al Cuore Immacolato di Maria. Infine, va detto che, con il concistoro del ’46, le berrette cardinalizie distribuite fecero sì che il numero degli stranieri fosse per la prima volta superiore agli italiani.

Giulio Pavignano



Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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