Uomini di cultura del Trentino-Alto Adige: Giovanni Prati

di Michel Camillo

Giovanni Prati nacque il 27 gennaio 1814 a Campo Lomaso, attualmente nella provincia autonoma di Trento; si sposò nel 1834 con Luigia Bassi (che diventa Elisa nelle sue poesie), dalla quale ebbe tre figli: Riccardo, Rita ed Ersilia. Ma non fu un matrimonio felice, perché Riccardo e Rita morirono infanti e nel 1840 si spense anche Luigia. Nel 1851 Giovanni sposò in seconde nozze l’attrice drammatica Lucia Arnaudon. Prati morì a Roma il 9 maggio 1884, all’età di settant’anni.

Dal punto di vista intellettuale, Giovanni Prati intraprese gli studi di legge a Padova, ma ben presto vi rinunciò per dedicarsi alla poesia. Il nostro autore conobbe Alessandro Manzoni e frequentò Giovanni Verga.

Prati scrisse il poemetto Edmenegarda (1841), di argomento contemporaneo; compose altri poemetti ispirati ai modelli byroniani e hughiani, come Rodolfo (1853) e Armando (1868). Fra le sue opere migliori, ricordiamo le raccolte di poesie Psiche (1876) e Iside (1878); nei propri versi celebrò la patria, l’amore e gli umili.

Il pensiero dei critici su Giovanni Prati non fu sempre di approvazione: Carlo Tenca, Francesco De Sanctis, Natalino Sapegno, Salvatore Guglielmino ed Hermann Grosser hanno infatti espresso qualche perplessità sui suoi risultati artistici. Più entusiasta di Prati risulta invece Umberto Bosco, che lo definisce: “Forse il maggiore romantico nostro”. Invece i colleghi scrittori sono stati generosi verso Giovanni Parti, se pensiamo che Guido Gozzano lo menzionò nel poemetto La signorina Felicita ovvero la felicità: “M’apparisti così come in un cantico / del Prati” (vv. 429-430).

Lascia un commento