di Luca Roverselli-Redazione
I Tiahuanaco abitarono la regione che oggi fa parte della Bolivia già dal II Secolo a.C. L’area geografica in questione si estende intorno alle sponde del lago Titicaca a oltre 3.800 metri sul livello del mare in un ampio altipiano che si specchia nel grande bacino di 8.350 chilometri quadrati e con una profondità che raggiunge i 280 metri e per questi motivi è in grado di generare un microclima unico nel suo genere a una quota così elevata. Quel popolo fu in grado di trarre vantaggio dalle caratteristiche naturali dell’ambiente nel quale viveva, realizzando una serie di opere di idraulica con una suddivisione delle competenze e delle gerarchie nell’organizzazione del lavoro e una razionalizzazione dello sviluppo delle opere di timbro quasi moderno. Una simile separazione delle competenze e una catena produttiva così particolareggiata permetteva un’ottimizzazione del lavoro. Un tale risultato su di una scala così ampia per estensione delle opere e per tempi di lavorazione sarebbe stata realizzata, dopo di allora, solo nelle industrie del nel XX Secolo . La città di Tiahuenaco, da cui quel popolo prese il nome, sorgeva a circa 70 chilometri ad ovest dell’attuale Capitale La Paz.

Le sue statue e la sua struttura urbana conducono a pensare alla civiltà precolombiana che la costruì e la abitò in modo radicalmente diverso da come noi oggi immaginiamo una comunità umana. Lo sviluppo di quella cultura è avvenuto infatti in maniera indipendente da ogni altra influenza e ha permesso di elaborare una diversa rappresentazione del mondo che si evidenzia nel linguaggio stesso che quelle genti adottavano per descrivere le cose e la natura stessa della realtà.

Quell’antico mondo, vedremo che è rimasto vivo ancora oggi presso alcune popolazioni che abitano ancora quegli altipiani a contatto con il cielo. A partire dal XIII Secolo una popolazione che ha avuto le sue origini nell’attuale regione del Perù si espanse pacificamente annettendo gran parte delle aree geografiche che si stendono nella fascia occidentale del Sudamerica. Sono gli Inca, che vissero e prosperarono in quelle terre fino al tempo in cui gli Spagnoli si riversarono in profondità in quei territori. Francisco Pizarro sbarcò nelle Americhe all’alba del XVI Secolo e nel corso di quelle spedizioni attraversò l’istmo di Panama, arrivando con i suoi uomini fino alle coste dell’Oceano Pacifico. Pochi anni più tardi, nel 1535, giunse sul grande lago Titicaca, fondando in quei luoghi alcuni centri di insediamento per le forze spagnole.

Gli anni che vanno dal 1536 al 1548 furono fitti di spedizioni rivolte alla conquista di quel nuovo mondo e in quel lasso di tempo furono gettate le basi per la successiva dominazione spagnola sul territorio. Già a quel tempo gli uomini inviati nel nuovo Continente dalla Corona spagnola avevano capito che quelle terre presentavano grandi giacimenti di gemme e metalli preziosi, che erano ben visibili nelle opere rituali e nei monili appartenenti a quelle culture.

Il sottosuolo era ricco di oro, argento e mercurio e nel giro di pochi decenni l’Impero spagnolo aveva fondato vari centri urbani, appositamente realizzati per far lavorare la manovalanza indigena nelle diverse miniere, costringendo quelle persone a scavare in condizioni che poco avevano a che fare con l’umanità. Il giogo spagnolo continuò nella regione fino al XIX Secolo e solo a partire dal 1810 ci furono violente ribellioni nei confronti dell’autorità della Spagna da parte dei patrioti Alto-Peruviani. L’attuale Bolivia era infatti chiamata allora Alto Perù. I moti di insurrezione reclamavano l’indipendenza di tutta l’America del Sud. Lo scontro decisivo fu la battaglia di Ayacucho, combattuta il 9 dicembre del 1824, che si concluse con la vittoria del generale Antonio José de Sucre, portando l’esercito spagnolo alla totale capitolazione. Il generale Antonio de Sucre era agli ordini del rivoluzionario venezuelano Simon Bolìvar che fu eletto come primo presidente della Bolivia e fu insignito del titolo di Liberator.

Per oltre settant’anni, dal 1828 al 1900, le relazioni della neonata Bolivia con i Paesi confinanti fu sempre molto difficile e in vari casi i contrasti sfociarono in una situazione di guerra aperta. Lo sfondo era sempre di carattere economico e i maggiori conflitti nacquero per ottenere la leadership per il controllo delle risorse minerarie e per i diritti di estrazione del caucciù. Il periodo che possiamo considerare di maggiore sviluppo economico del Paese fu il decennio di presidenza di Andrés de Santa Cruz che governò la Nazione dal 1829 al 1839. Durante il suo mandato egli fondò la Confederazione Perù-Bolivia che ebbe però l’effetto di mettere in allarme alcuni dei paesi confinanti tra i quali l’Argentina che nel corso di due scontri armati, riuscì a piegare le forze di Santa Cruz.

La Bolivia perse poi il suo sbocco sul mare dopo la sconfitta nella guerra contro il Cile, avvenuta tra il 1879 e il 1884. Nei trattati di pace era infatti presente la cessione dei territori costieri. Il periodo più oscuro per il paese doveva però ancora arrivare. A seguito di un’altra pesante sconfitta militare: la guerra contro le deboli forze del Paraguay, nel 1935 nacquero profondi conflitti all’interno dell’esercito boliviano aprendo la strada ad una generazione di militari con forte credo nazionalista. In quei momenti caotici alcuni ministri tra i quali spicca l’allora capo del Dicastero delle Finanze, Carlos Victor Aramayo controllavano l’intera economia del paese e furono essi a destituire gli alti ufficiali nazionalisti instaurando un governo pro U.S.A.e partecipando al secondo conflitto mondiale. Nei primi anni dopo la fine della guerra il Movimento Nazionalista Rivoluzionario si rafforzò sempre di più e nel 1952 Victor Paz Estenssoro riuscì a rendere il Paese totalmente indipendente ed istituì il suffragio universale. Durante il suo governo prese notevole forza la Guerriglia del Nancahuazù, supportata da Russia e Cuba e comandata dal celeberrimo Ernesto “Che” Guevara.

Fu proprio Estenssoro a dare l’ordine di assassinare il “Che” il 9 ottobre del 1967. Negli anni che seguirono ci furono numerosi assassini politici all’interno del piano continentale di repressione chiamato Plan Condor. Si trattava di una massiccia operazione statunitense intrapresa dalla Central Intelligence Agency (CIA) durante l’Amministrazione di Richard Nixon. L’operazione si proponeva di tutelare l’establishment di matrice anglosassone in quei paesi del Sud America dove l’influenza socialista dell’Unione Sovietica era vista troppo marcata. Solo nel 2005 sale alla presidenza un candidato di origini amerinde, Evo Morales che, a seguito delle precarie condizioni economiche del Paese, decise di nazionalizzare gli idrocarburi, portando così nelle casse dello stato più dell’80% del gettito dovuto al consumo di carburanti e nello stesso tempo promosse politiche per l’abbattimento dell’analfabetismo.

Morales si è dimesso nel 2019, accusato di aver truccato le elezioni che lo avevano portato alla presidenza della nazione. Celebre è la Capitale boliviana per essere la città Capitale che sorge alla più elevata quota al mondo, con i suoi 3.625 metri sopra il livello del mare. In quelle terre ai confini del cielo, indipendenti dalle situazioni politiche e territoriali del paese vive una grande comunità, i cui componenti appartengono a diversi gruppi etnici e sono originari di differenti aree che rispondono ai governi di vari Paesi.

Condividono la stessa lingua, dalle origini molto antiche e i loro maggiori insediamenti sono proprio all’interno del territorio boliviano e contano oltre un milione e mezzo di individui. Sono gli Aymarà e la loro cultura rappresenta uno dei più interessanti sistemi di civiltà che l’uomo abbia mai sviluppato. Il loro stato di consapevolezza del mondo è molto diverso da quello che si è sviluppato e diffuso a partire dagli albori della civiltà occidentale. Essi, nella struttura stessa della loro lingua, rappresentano il tempo in maniera opposta a noi. Il passato è per loro davanti e lo percepiscono come sussistente, mentre il futuro si trova dietro alle spalle ed è perciò non interattivo con la loro coscienza. Si tratta di uno stato percettivo profondamente diverso da tutto ciò che noi conosciamo e per questo la loro cultura rappresenta un campo di studio estremamente interessante e importante per gli antropologi. Attraverso i loro occhi e le loro menti possiamo infatti compiere un ulteriore passo nella comprensione profonda del mondo e della realtà.


