#storia&turismo. Alessio Busca della chiesa dell’Agostina ci racconta la storia del luogo di preghiera.

La chiesa di N.S. dell’Agostina trova nella collocazione ambientale uno dei suoi aspetti più interessanti.
Sorge infatti in mezzo al verde intenso della boscaglia, in un versante molto ripido che scende verso la Via Aurelia, nel territorio del comune di Riccò del Golfo, nella bassa valle del Vara.


L’edificio non presenta nulla di notevole esternamente. Internamente, il Santuario si compone sostanzialmente di tre corpi architettonici. L’avancorpo della chiesa è costituito da una struttura con absidi alle due estremità. Nell’abside a monte è collocato un altare barocco con stucchi e decorazioni, che presenta incassata nella parte alta una lastra di ardesia divisa in due parti: nella parte bassa viene rappresentata l’Annunciazione (con riferimento a S.M. di Loreto, che dà il primo nome del Santuario) e nella parte alta l’Ascensione, in riferimento al giorno in cui viene celebrata ancora oggi la festa del Santuario. Questo primo originario nucleo della chiesa è databile intorno agli inizi del ‘500.
Era il 10 maggio del 1531 quando Agostina Mazaschi, donna di civile famiglia e di esemplari costumi, recatasi, per divina ispirazione, in una terra piantata a castagni denominata “tra la costa”, fu attratta all’improvviso da un bagliore luminoso che risaltava tra l’opaco fogliame dei castagni. Fonte di quella sorgente di luce era un quadretto della Madonna con Bambino.

Raccolta la prodigiosa immagine, la signora Agostina la portò con sé presso la sua casa.
Il giorno seguente il quadretto scomparve e venne ritrovato nello stesso luogo del giorno precedente. Il prodigio venne interpretato come un chiaro invito ad erigere una chiesa in quello stesso luogo; per lasciare
la venerata effigie nella sua sede arborea (era stata trovata all’interno di un incavo di un albero di castagno), cinsero con un muro la pianta stessa.
La famiglia Mazaschi si estinse verso la fine del secolo e il diritto di patronato fu trasferito alla confraternita di S. Michele di Valdipino, che provvide al primo ingrandimento dell’oratorio originario, aggiungendo una seconda navata, dedicata a S. Michele Arcangelo, databile 1601.

Così rimase sino al 1750 circa, quando cominciarono i lavori che portarono alla realizzazione di un nuovo corpo, e che si protrassero sino al 1763 circa, quando venne acquistato l’altare marmoreo. Di questo periodo sono dunque il campanile, il tiburio e la sua cupola. Il vano del presbiterio è chiuso dall’altare maggiore barocco, dai lati del quale si può accedere al coro costituito da un’abside rettangolare, abbastanza ampio rispetto alle proporzioni della chiesa. Con questo terzo intervento mutò radicalmente l’assetto della chiesa: venne realizzato il nuovo ingresso e l’asse della chiesa fu ruotato di un angolo retto.


Oltre questi interventi che portarono beneficio alle strutture del Santuario, altrettanto numerosi sono stati gli eventi negativi: principalmente gli atti di vandalismo, che hanno privato l’edificio di alcune opere d’arte molto preziose e importanti. Anche il quadro della Madonna con Bambino fu rubato ma, a rinnovare i fatti che avevano deciso la costruzione del Santuario, il giorno successivo i ladri furono catturati e il quadretto recuperato.
Nel 1995, settimo centenario del Santuario di Loreto, lungo la strada che sale al Santuario, furono collocate 12 edicole con i misteri del Rosario, dall’Annunciazione che richiama Loreto e la Santa Casa di Nazareth fino all’Ascensione del Signore. È il cammino del Mistero pasquale che si celebra nel Santuario il giorno liturgico della Ascensione.

A.b.

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