Se si va alla ricerca di scrittori geniali nati in Puglia, certamente l’antichità è il periodo storico che offre i risultati maggiori.
Oggi presentiamo proprio un poeta della letteratura latina originario di questa regione: Quinto Ennio.
Ennio nacque il 16 luglio del 239 a. C. a Rudiae, una località che sorgeva nei pressi di Lecce.
Combatté in Sardegna durante la seconda guerra punica; in quel contesto nel 204 conobbe Catone il Censore, che lo portò con sé a Roma. Qui Ennio ottenne la protezione di celebri e influenti uomini politici, come Scipione l’Africano; inoltre nel 184 a Ennio fu concessa la cittadinanza romana.

Per quanto riguarda la sua vita privata, sappiamo che soffriva di gotta e che era in grado di parlare tre lingue: greco, latino e osco. Ennio si spense a Roma l’8 ottobre del 169 a. C..
La produzione enniana spazia dai poemi epici alle opere teatrali (tragedie e commedie); nel suo stile si nota l’abbondanza di metafore e di allitterazioni.
Purtroppo gran parte di tale produzione non è giunta ai giorni nostri: della maggior parte delle opere rimangono solo pochi frammenti o addirittura solo il titolo.

L’opera principale di Ennio è il poema epico intitolato Annales, dedicato alla rappresentazione della storia di Roma dalle origini fino ai decenni successivi alla conclusione della seconda guerra punica; purtroppo anche di questa opera ci è pervenuta solo una minima parte (meno di un terzo): poco più di seicento versi su un totale di circa tremila.
Questo non ci permette di ricostruire la trama.
Una delle caratteristiche fondamentali degli Annales è che si aprono con un’invocazione alle Muse e non più alle latine Camene (alle quali si era rivolto Livio Andronico); un’altra caratteristica è la scelta di usare l’esametro invece del saturnio, che era il verso tradizionale latino.

Sono due elementi che denotano un forte legame con la letteratura greca. L’ideologia politica del poema è la visione di Roma come portatrice di pace e di civiltà e non più solamente di guerra.
A dimostrazione del successo di Ennio si può ricordare che l’imperatore Adriano giunse addirittura a preferirlo a Virgilio.
Michel Camillo-Redazione
