#storia&turismo. Il Viaggio di Luca Roverselli in Austria

la Reggia di Schonbrunn a Vienna

Gli Illiri, un gruppo di popoli di lingua indoeuropea di provenienza balcanica iniziarono ad espandersi nell’attuale area geografica che corrisponde ai confini dell’Austria intorno al VI Secolo a.C. Successivamente le incursioni dei Celti che avanzavano in quei territori, costrinsero quelle popolazioni di diversa provenienza: i Dalmati, gli Istri, i Traci e i Pannoni a ripiegare verso Sud stabilendosi sulle coste adriatiche.

castello di Bratislava

Nel corso dei secoli che seguirono tutta la regione fu conquistata dall’Impero Romano, cadendo sotto il controllo diretto dell’Urbe, come quasi tutto il continente europeo di quel tempo.

Alla caduta dell’Impero d’Occidente i confini del grande regno imperiale che aveva governato l’immensa area che si estendeva dall’Europa del Nord fino all’Africa settentrionale si dissolsero e si avviò così il processo di germanizzazione del centro Europa.

la Vienna liberty

Proprio una città che sorgeva sulla struttura di un accampamento romano, il Castrum Babenberch – l’odierna Bamberga – diede i natali alla dinastia dei Babenberg che prese il controllo della regione, strappandolo in Corradini. L’ascesa al trono del Regno dei Franchi orientali fu possibile grazie a Liutpoldo I di Baviera che salì al trono nell’895 annettendo anche Ratisbona e divenendo di fatto il massimo esponente dell’aristocrazia bavarese.

l’attentato del 1914 a Francesco Ferdinando b

La sua breve gloria terminò il 4 luglio del 907 quando morì durante i combattimenti della battaglia di Presburgo. Il territorio sotto il governo della dinastia fu successivamente ampliato con il sapiente controllo dei matrimoni tra le Casate. Poi Federico Hohenstaufen, celebre come Federico Barbarossa, reggente del Sacro Romano Impero, re dei Romani e re d’Italia, concesse ampia autonomia alla famiglia bavarese e la Marca da essa governata fu trasformata in Ducato.

le piste di sci di Innsbruck

La dinastia dei Babenberg resse il governo fino al XIII Secolo, quando furono estromessi dalle sale del potere dalla potente famiglia della Casa d’Asburgo che governò ininterrottamente fino al XX Secolo.

panorama di Salisburgo

Sotto il suo governo viene fondato nel 1804 l’Impero austriaco e solo due anni più tardi, il 26 dicembre 1806 viene firmata tra Napoleone Bonaparte e Francesco I d’Austria la pace di Presburgo – attuale città di Bratislava – che segna la fine del Sacro Romano Impero.

Nel 1867 si verifica un evento storico destinato ad influire fortemente sulla politica e sulla società europea della seconda meta del XIX Secolo. Stiamo parlando dell’unificazione tra le casate nobiliari austriache ed ungheresi attraverso la stipulazione del celebre “Ausgleich”, che in tedesco significa “Compromesso” e che pone le basi per la nascita dell’Impero Austro-Ungarico. In questo contesto il Regno d’Ungheria godeva di ampie autonomie politiche e gli Asburgo godevano del doppio titolo di imperatori d’Austria e re d’Ungheria.

Allora l’impero costituiva il secondo paese più esteso d’Europa, superato solo dall’Impero russo e i suoi abitanti all’alba del Novecento erano più di 50 milioni. Come paragone l’Italia nello stesso periodo contava circa 30 milioni di cittadini residenti.

Questa per l’Austria è un’epoca d’oro. La capitale dell’impero era la bellissima e sfarzosa Vienna che al termine del primo decennio del nuovo secolo si collocava tra le città più popolose al mondo, con i suoi 2.200.000 residenti.

Durante i decenni dell’Impero Austria ed Ungheria possedevano due strutture militari nazionali indipendenti ma esisteva una catena di comando comune che permetteva una rapida reperibilità delle forze in caso di necessità e prendeva forma nell’istituzione dell’Imperiale e Regio esercito il quale aveva dislocati i suoi comandi in modo ottimale per una rapida manovra nel controllo dei contingenti militari disponibili.

L’Europa dell’epoca era percorsa da una forte crescita dei sentimenti nazionalisti e gli attriti tra le molteplici etnie che componevano la popolazione dell’Impero di Austria ed Ungheria conducevano ad una serie di tensioni sociali che non sfociarono mai in aperti conflitti.

Quel clima infatti sfociò in Austria nella nascita di dibattiti pubblici che coinvolsero una parte della società e della cultura istituendo una moltitudine di aggregazioni all’interno delle quali il confronto in materia di politica e di umanesimo era destinato a sfociare in quel pensiero che si impose nel Vecchio continente solo alla fine delle due guerre mondiali.

polo chimico dell’industria austriaca

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’economia dell’Impero divenne sempre più florida e la forte industrializzazione che ne seguì condusse lo stato ad essere una tra le maggiori potenze economiche e politiche di quell’epoca.

Ma la crisi era alle porte e le tensioni derivate dalla lotta per imporsi nel ruolo di potenza dominante all’interno dei delicati equilibri europei, finì ben presto per portare il continente sull’orlo del baratro e con la storica scintilla-pretesto dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando da parte di uno studente serbo, l’Austria attacca il Regno di Serbia il 28 luglio 1914 ed inizia così la grande guerra, primo conflitto della storia a coinvolgere le nazioni di quasi tutto il mondo.

Dopo la sconfitta delle Potenze Centrali nella prima guerra mondiale le terre dell’impero furono suddivise in diversi stati indipendenti e alcuni territori furono annessi alle nazioni vincitrici.

Nel 1918 l’Austria abbandonò la forma di governo monarchica e divenne la Repubblica d’Austria, formandosi elimitandosi dentro gli attuali confini.

Il Paese aveva istituzioni democratiche che mantenne in vigore fino al 1933 quando il Cancelliere Engelbert Dollfuss sciolse il Parlamento e impose un governo autoritario di tipo nazionalista. Egli fu però assassinato l’anno seguente in un attentato nazista che si proponeva di annettere le terre austriache al terzo Reich.

L’annessione avvenne nel 1938, pur essendo contraria una gran parte della popolazione civile della nazione. Il Paese riconquistò l’indipendenza solo nel 1955, data in cui gli Alleati lasciarono il controllo dello stato al popolo austriaco a condizione che l’Austria rimanesse neutrale.

Il coinvolgimento del Paese in questioni di politica internazionale che riguardano gli altri stati europei avviene solo molto tempo dopo, in seguito al crollo del comunismo nell’Europa Orientale.

Nel 1995 la Repubblica Federale d’Austria entra a far parte dell’Unione Europea e nel 1999 adotta la moneta comune, l’Euro.

La sua capitale Vienna, patria della Psicanalisi, città dove visse e lavorò Sigmund Freud, ospita dal 2020 il museo dedicato al grande scienziato viennese, completamente rinnovato.

La città occupa una delle prime posizioni tra i centri urbani più vivibili al mondo, molto attenta alla realizzazione di efficienti infrastrutture e alla cura dei suoi magnifici edifici monumentali e combina in modo unico gli sfarzi imperiali alla dolce bellezza del liberty.

Salisburgo ha invece un fascino tutto particolare, attraversata dal fiume Salzach, è un intreccio di vie medievali e ricamati edifici barocchi e tra i suoi palazzi è ancora presente l’atmosfera che la pervadeva quando principi ed arcivescovi percorrevano le sue strade molti secoli fa.

Sigmund Freud

C’è poi Innsbruck, specchiata nelle acque dell’Inn, celebre meta per gli sportivi che amano praticare lo sci alpino sulle sue piste famose in tutto il mondo.

La città offre un ambiente che resta sospeso tra la storia dei edifici imperiali e le moderne realizzazioni archistar.

Ma la bella Austria che si presenta con il volto del suo sfarzoso periodo imperiale e si fa conoscere attraverso il pensiero che si è generato e si è diffuso durante il periodo d’oro a cavallo tra il Secolo XIX i XX, è oggi anche un Paese che detiene uno dei più sofisticati apparati industriali al mondo.

una veduta di Innsbruck

Le attività nella produzione e nei procedimenti industriali nei quali l’Austria eccelle non sono però tra quelle maggiormente conosciute e visibili al grande pubblico, come lo sono invece la produzione di noti marchi nel campo dell’elettronica o delle auto, ma riguardano i rami della chimica industriale e della metallurgia.

Si tratta di produzioni e di comparti tecnici dei quali beneficiano tutte le altre industrie ma che si svolgono al di fuori dei messaggi pubblicitari e i cui frutti con compaiono nelle vetrine che si affacciano sulle vie cittadine.

Luca Roverselli – Redazione

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