#storia&turismo. La Lombardia presenta lo scrittore Giuseppe Parini con Michel Camillo

Fra i più importanti scrittori lombardi annoveriamo Giuseppe Parini, nato a Bosisio il 23 maggio 1729; oggi il comune (che fa parte della provincia di Lecco) ha modificato il suo nome in Bosisio Parini, proprio in onore del poeta.

Il nostro autore in realtà si chiamava Giuseppe Parino ed era l’ultimogenito di Francesco Maria (un modesto mercante di stoffe) e di Angiola Maria Caspani. Giuseppe fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1754, ma la decisione fu presa essenzialmente per poter entrare in possesso dell’eredità di una prozia.

Le opere pariniane più famose sono ovviamente Il Giorno e Le Odi (La salubrità dell’aria, La caduta, Alla Musa…), ma qui preferiamo soffermarci brevemente su altri scritti meno noti.

Uno di essi è Alcune poesie di Ripano Eupilino, pubblicato nel 1752, quando il poeta aveva appena ventitré anni; come dice il titolo, si tratta di una raccolta di novantaquattro liriche di stampo classicistico tradizionale (sonetti, sonetti caudati, un’epistola, capitoli, ecloghe) alla maniera petrarchesca e bernesca.

Oppure potremmo ricordare due sonetti in milanese: Sta flutta milanesa on gran pezz fà e Madamm, g’hala quaj noeuva de Lion? Il primo di essi è metaletterario, poiché tratta della poesia in dialetto milanese; la “flutta” iniziale è il flauto. Il secondo sonetto riguarda la Rivoluzione Francese (sulla quale torneremo ancora) e in particolare i massacri di preti e frati e l’assassinio del re.

Ma non si pensi che la produzione letteraria di Giuseppe Parini sia stata esclusivamente in versi; fra le sue opere in prosa citiamo il Dialogo sopra la nobiltà del 1757: in esso accidentalmente il cadavere di un nobile e quello di un poeta di bassa estrazione sociale si vengono a trovare nella stessa tomba; inizialmente il nobile mostra la stessa boria che aveva da vivo, ma poi cede rapidamente le armi e ammette la sua “sciocca e ridicola presunzione”.

Gli ultimi anni di vita di Parini furono piuttosto turbolenti dal punto di vista politico-militare: ci stiamo ovviamente riferendo alla Rivoluzione Francese e a ciò che ne conseguì. Al momento della restaurazione al poeta fu chiesto di celebrarla con un sonetto; egli il 15 agosto 1799 dettò Predàro i Filistei l’Arca di Dio, sonetto nel quale parlando della vittoria di Davide sui Filistei si allude a quella degli austriaci sui francesi. In questa poesia Giuseppe Parini da un lato deprecò gli eccessi della Rivoluzione, ma dall’altro ammonì i nuovi dominatori austriaci alla rettitudine e alla giustizia.

Parini si spense quello stesso giorno, all’età di settant’anni.

Michel Camillo-Redazione

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