#storia&turismo. I grandi monumenti dell’umanità: la piramide di Khnum Khufu raccontata da Luca Roverselli

Le grandi piramidi di Giza, che sorgono presso Il Cairo, sono fra i monumenti più imponenti e spettacolari presenti sul nostro pianeta e la Piramide di Khnum Khufu, la maggiore delle tre, è addirittura una delle “Sette meraviglie del mondo antico”, l’unica giunta quasi intatta fino ai nostri giorni. La sua base copre un’area di 5,4 ettari – un ettaro corrisponde a 10.000 metri quadrati – ed è composta da 2.300.000 grandi blocchi di pietra per una massa complessiva di ben 7.000.000 di tonnellate. Una gran parte dei blocchi di pietra che la costituiscono pesa circa 50 tonnellate, quanto un mazzo composto da cinque grossi autobus accatastati uno sull’altro. Immaginate di dover trainare quella mole, di traverso sulla sabbia, in modo da escludere l’azione delle ruote e avrete un’idea della situazione. E non finisce qui: una volta arrivati al cantiere dovrete sollevarli in blocco e posizionarli con precisione millimetrica. All’interno i cunicoli e i corridoi che percorrono la piramide in tutte le direzioni presentano dimensioni e pendenze che variano moltissimo e che assumono valori che vanno dal gradiente di pendenza di un acquedotto fino a snodarsi su pendenze ripidissime e tutto senza iscrizioni, senza disegni o pitture di alcun genere.

La grande vasca presente nella camera superiore, denominata camera del re e completamente spoglia di decorazioni come il resto della piramide,, non ha mai ospitato un sarcofago e nella camera non è mai stato trovato un qualsiasi indizio di un utilizzo funerario. La vasca presente nella camera è realizzata in durissimo granito rosa e il suo volume interno è esattamente uguale al volume della cavità interna. La sua lavorazione presenterebbe seri problemi anche al giorno d’oggi per la durezza eccezionale di quella pietra e dovrebbe essere stata scavata con utensili in tenero rame. Oltre a ciò possiamo affermare con assoluta certezza che non esiste alcuna prova storica del fatto che la “Grande piramide” sia stata realizzata al tempo dell’Antico Regno per volere del faraone Cheope della IV Dinastia. Tutte le cosiddette prove a sostegno di tale tesi sono sempre state di natura indiretta e indiziaria e ormai molte si sono rivelate pienamente dei falsi. In alcuni casi, particolarmente per quanto riguarda le ricerche risalenti alla seconda metà del XIX Secolo, si tratta di errori ma in alcuni casi la distorsione interpretativa delle rilevanze archeologiche costituiscono autentiche truffe. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza e dell’energia necessaria alla costruzione della grande piramide possiamo paragonarla alla celebre Tour Eiffel di Parigi. L’altissima torre, simbolo della Capitale francese, ha una massa di 7.400 tonnellate che sono circa la millesima parte di quella della grande piramide e per di più sappiamo che alcuni di quei milioni di tonnellate di materiali sono stati trasportati per un tragitto di mille chilometri prima di essere posizionati a comporre l’edificio a Giza. Il granito che costituisce le gallerie e le camere proviene infatti da Assuan. Inoltre i blocchi più pesanti raggiungono le 200 tonnellate ciascuno e il loro trasporto su lunghe tratte sarebbe problematico anche oggi. Il tutto sarebbe poi stato realizzato trascinando per attrito radente i grossi blocchi di pietra, facendoli scorrere su di un terreno sabbioso e sollevandoli ai livelli superiori della costruzione con rampe dello stesso materiale presente in quell’area, che non si stabilizza in banco e che perciò causerebbe lo sprofondamento dei blocchi, rendendo di fatto impossibile ogni manovra. Tutte le tesi che attribuiscono la piramide alla smania di grandezza del faraone Cheope giungono poi da un unico autore greco, Erodoto, che nel V Secolo a.C., in seguito a suoi viaggi, aveva scritto le “Storie”, una raccolta di opere che raccontavano le tradizioni dei popoli che egli aveva visitato, in base alle informazioni personali di cui disponeva.

Già in quei tempi molti eruditi egiziani rimproveravano Erodoto per le inesattezze che costellavano la sua opera storica e tra tutti spicca Manetone, una delle massime autorità per quanto concerne le tradizioni dell’Egitto e con accesso diretto ai documenti custoditi nei templi, essendo egli sacerdote di “Ra” al tempio di Eliopoli.  Come testimoniano i grandi cronisti di epoca romana, come Sesto Giulio Africano e Tito Flavio, Erodoto commise parecchi errori nel raccontare la storia d’Egitto. Oltre agli errori di Erodoto, sappiamo che nessun documento antico di nessuna epoca ha mai sostenuto che la grande piramide sia stata costruita da Cheope o da nessun altro faraone dell’Antico Regno. L’idea nasce solamente con gli egittologi in epoca moderna e l’unica cosiddetta prova a favore di questa tesi è costituita dalla presenza  di alcuni cartigli che sono stati trovati nei marchi di cava presenti su alcuni blocchi di pietra all’interno della piramide. La storia ha risvolti grotteschi e talora comici. Esiste infatti un trascorso di esplorazioni della piramide che parte dal XVIII Secolo, quando Nathaniel Davison allora console britannico, scopri un angusto vano alto meno di un metro, entrando attraverso la parete Sud dell’edificio e documentando che all’interno di quel locale non si trovava niente di rilevante. Vari decenni dopo il colonnello Howard Vyse entrò a sua volta in quel varco aprendosi la strada con l’esplosivo e scoprendo così altri locali al di sopra della cosiddetta camera del re. L’ufficiale che aveva aperto il varco nella pietra mostrando la presenza di quei vani era di fatto l’unico testimone che era in grado di riferire cosa contenessero quelle camere e stranamente esse recavano una grande quantità di iscrizioni e il nome Khufu che associava la piramide al faraone della IV Dinastia. L’unica zona della immensa costruzione con iscrizioni doveva perciò essere limitata a un paio di angusti pertugi alti 90 centimetri, unica supposta prova che collega la titanica opera architettonica a quel sovrano. Prova accolta con molti sospetti già all’epoca per il fatto che, analizzando le presunte iscrizioni presenti all’interno di quelle camere è emerso con certezza che i cartigli sono stati posizionati proprio da Vyse e sono quindi del XIX Secolo. Di questo siamo certi perché uno dei cartigli presenta grossolani errori grammaticali che non sarebbero stati certamente commessi dai sacerdoti egizi dell’epoca dei faraoni. Ma oltre alle evidenze di truffe e falsi storici esistono i dati di fatto costruttivi. I giganteschi parallelepipedi in pietra che formano quello che è tutt’oggi l’edificio con la maggiore massa mai costruito sulla Terra, sono stati tagliati e posizionati con una precisione tale da non presentare fessure di alcun genere e tutto ciò non solo al momento della sua realizzazione ma anche a grandissima distanza temporale. L’assestamento della pesantissima struttura avrebbe infatti dovuto causare un cedimento del terreno di vari ordini di grandezza superiore a quello effettivamente registrato. Al giorno d’oggi gli ingegneri accettano cedimenti del terreno che hanno valori ben superiori a quelli osservati per il grande monumento di Giza. Ricordiamo che gli Antichi Egizi del tempo di Cheope non conoscevano la ruota, anche se avrebbero potuto farsene ben poco di rudimentali ruote in legno per trasportare pesi di decine di tonnellate. Pensate di dover caricare i cinque grossi autobus di cui abbiamo parlato prima, a bordo di un ipotetico carro in legno. Ma essi non disponevano neppure di forti  animali da traino e non conoscevano l’argano, anche se similmente a quanto detto per la ruota, argani in legno dotati di funi vegetali non sarebbero stati comunque in grado di sollevare carichi di 50 tonnellate. Inoltre ogni blocco doveva essere lavorato fino a rendere la pietra perfettamente liscia e questo solo con l’ausilio di scalpelli a mano, maneggiati da alcuni artigiani che certo non potevano essere in numero esorbitante. Infatti è possibile ipotizzare un gran numero di operai non specializzati ma non la presenza di decine di migliaia di abili intagliatori della pietra. Esistono poi testimonianze storiche certe che confermano il fatto che la grande costruzione di Giza non fosse mai stata una tomba. Nell’820 d.C. il Califfo Abdullah Al Mamun entrò nella piramide con lo scopo di cercare manoscritti astrologici ma egli si trovò ad esplorare camere e corridoi vuoti e non trovò assolutamente nulla. L’estro comico di alcuni storici pare non conoscere limiti e alcuni hanno addirittura ipotizzato che il faraone Cheope avesse fatto erigere la piramide, il monumento più imponente esistente sul nostro pianeta, con lo scopo di fungere da esca per i ladri, facendosi poi seppellire in una modesta tomba nascosta sotto le sabbie del deserto. L’area che circonda il monumento presenta caratteristiche decisamente interessanti. Si tratta infatti di un bacino che era stato realizzato per essere allagato con le acque del Nilo, innalzate fino a quella quota da ingegnosi dispositivi idraulici. Nel 1954 fu rinvenuta sul lato meridionale della piramide una nave in legno di cedro lunga più di 40 metri, sopravvissuta quasi intatta ai secoli, trovandosi sepolta nella sabbia e protetta dall’azione delle intemperie. L’ipotesi che si trattasse di una nave rituale per trasportare l’anima del faraone nel regno dell’oltretomba crolla in seguito ai successivi ritrovamenti. Dopo questo ritrovamento furono infatti individuati molti altri resti di imbarcazioni intorno all’edificio, ma ben più degradati non essendo stati altrettanto protetti. La moltitudine delle imbarcazioni dovevano essere utilizzate per muoversi sulle acque dell’immensa piscina che circondava la piramide in particolari momenti e per particolari funzioni che aveva quell’edificio, ma la descrizione che riguarda il cantiere è forse la più inverosimile. I blocchi sarebbero quindi stati trascinati a forza di braccia lungo enormi rampe costituite da mattoni, terra e detriti, lunghe almeno un paio di chilometri per mantenere un gradiente di pendenza accettabile. Ma quale quantità di materiali e di lavoro è necessaria per una simile realizzazione? E poi la consistenza di un tale manufatto non avrebbe certamente le caratteristiche di compattezza adatte a sopportare il transito di masse che raggiungono le 50 tonnellate. Oltre naturalmente al fatto di dover trascinare in salita su un terreno molle una mole pari a un mazzo di cinque autobus senza ruote e questo per un numero immenso di transiti, per il fatto che i blocchi da posizionare erano oltre 2 milioni! L’energia è energia e quella necessaria a trasportare e posizionare 7 milioni di tonnellate di pietra eccede di molti ordini di grandezza le capacita del fisico umano, anche volendo utilizzare un gran numero di addetti. Ho pensato parecchio a come fare per rendere l’idea di quanto grande sia la massa della grande piramide e forse un parallelo è in grado di permetterne la visualizzazione. Una grande portaerei, che oggi sono le più grandi unità navali militari al mondo, in dotazione alla Marina degli Stati Uniti d’America ha un dislocamento e quindi una massa effettiva di poco inferiore alle 100.000 tonnellate. Per arrivare ai 7.000.000 di tonnellate che costituiscono la massa della piramide di Khnum Khufu sono pertanto necessarie oltre 70 gigantesche portaerei. Immaginate adesso di suddividerle in segmenti ognuno di 50 tonnellate e poi immaginate di trascinare tutti quegli elementi, molti dei quali per  più di 1.000 chilometri, con la  sola forza delle gambe e delle braccia. Arrivati poi ad un ipotetico cantiere, pensate di dover innalzare tutti quei pezzi per posizionarli a realizzare un’unica costruzione. Risulta facile capire che si tratta di un’impresa al di sopra delle possibilità umane.

La conclusione è che non sappiamo come sia stata costruita quella grande opera architettonica ma sappiamo anzitutto che la sua realizzazione deve essere retrodatata di parecchio. Molte rilevanze in questo senso sono note e sono pubblicate da alcuni decenni. Lo storico Matt Sibson ha recentemente portato altre prove del fatto che l’area di Giza sia stata edificata oltre 5.000 anni prima dell’Antico Regno dei faraoni. Un muro che circonda la seconda piramide, quella di Kefren, risulta infatti ricoperto e rifinito con argilla nell’angolo sud-ovest e dove termina quella finitura il manufatto risulta molto consumato dall’erosione dovuta alle piogge, ma nel 2500 a.C., all’epoca in cui regnava la Quarta Dinastia, non c’erano piogge in grado di produrre quegli effetti. Quelle piogge bagnavano invece le terre di Giza intorno all’8000 a.C. Altre forti azioni delle piogge sono state riscontrate intorno alla grande Sfinge e tutte le rilevanze confermano che quei monumenti risalgono ad un tempo molto anteriore a quello della nota civiltà degli antichi Egizi. I faraoni si trovarono di fronte a quelle opere titaniche e ne furono colpiti e meravigliati. Qualche volta cercarono di imitarle, riproducendone le fattezze in scala minore e con blocchi più piccoli, ricavati dall’arenaria rossa presente sulle rive del Nilo, ma la civiltà che aveva realizzato quelle opere restava a loro ignota. Allora a cosa serviva quell’immane opera di ingegno e come era stata realizzata? La risposta che ci ricondurrà a nozioni parzialmente tramandate e in parte utilizzate anche da importanti architetti europei durante il Rinascimento la riserviamo per la prossima uscita dedicata ai grandi monumenti dell’umanità.

Luca Roverselli-Redazione

Lascia un commento