#costume&società DECRETO BALNEARI COSA POTREBBE CAMBIARE? Ce lo spiega Marco Lamantia

Nel mese di febbraio 2022 il Consiglio dei Ministri licenziava il c.d. Decreto Balneari una riforma fondamentale per poter accedere ai fondi del PNNR. Questo decreto ha messo in subbuglio l’ampia maggioranza di Governo, rimanendo impantanato nelle commissioni Parlamentari. Per tali ragioni il Governo Draghi sembra sempre più propenso a porre la fiducia, costringendo i partiti a prendersi le proprie responsabilità. Questo testo è atteso in Italia da molti anni e sono molti le questioni politiche da risolvere. Il provvedimento vuole spingere gli investimenti e al contempo abbassare i costi dei servizi per i turisti e per fare questo le spiagge dovrebbero essere liberate dagli odierni gestori e permettere a chiunque, mediante una gara pubblica, di poter ottenere la relativa concessione. Il Decreto punta inoltre a garantire a tutti l’accesso al mare, prevedendo la presenza di varchi per il libero e gratuito accesso e transito, alla stabilità occupazionale, a gare imparziali con previsioni e possibilità di partecipazione per imprese, microimprese ed enti del terzo settore.  La questione è delicata perché questa fetta di mercato vale 15 miliardi circa, rappresentando una cifra considerevole per il nostro Pil. Tuttavia a fronte di un giro d’affari così importante lo Stato Italiano ha incassato poche centinaia di milioni di euro negli ultimi anni con una sproporzione evidente tra quanto guadagnano gli stessi concessionari e quanto versano (alcuni concessionari pagano meno di 100 euro allo Stato).

Bisogna tuttavia ricordare che i concessionari odierni che hanno gestito le spiagge negli ultimi decenni hanno anche effettuato di tasca loro ingenti investimenti e anche per tale ragione sono sul piede di guerra, spingendo le forze politiche ad inserire proroghe, sanatorie e deroghe in modo da annacquare la nuova legge.

La situazione non è semplice anche perché una tutela va garantita a chi in questi anni ha speso parecchio denaro per allestire spiagge in grado di ospitare nel migliore dei modi i turisti ma al tempo stesso liberalizzare le concessioni porterebbe benefici sia in termini economici che di servizi. Un punto di incontro dovrebbero trovarsi negli indennizzi che il Governo potrebbe elargire a favore dei concessionari attuali gestori delle nostre spiagge. Un’altra questione a riguarda anche la difficoltà di indire un numero elevato di gare in poco tempo con l’Anci che ha già sottolineato le difficoltà dei Comuni in tal senso. Tuttavia il Governo sembra voler tirare dritto e le gare dovrebbero essere indette entro il 31 dicembre 2023 con possibili deroghe in quei casi specifici dove le sopramenzionate gare non potranno essere indette nei tempi previsti. Nei prossimi giorni si voterà la fiducia per evitare che la riforma possa venire depotenziata o affossata e solo allora si potrà dare una valutazione sul lavoro svolto dalle forze politiche.

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