La Roma ha ritrovato entusiasmo e coesione intorno alla figura del tecnico portoghese che ha dimostrato di essere ancora lo Special One.
Il nostro viaggio inizia nella primavera del 2010. Proprio in questo periodo dodici anni fa Josè Mourinho raggiungeva l’apice della sua carriera. Diciassette magici giorni dal 5 al 22 maggio in cui la sua Inter conquistò il celebre Triplete, una squadra che girava come un ingranaggio perfetto, oliato sapientemente dal tecnico portoghese.
A distanza di oltre dieci anni da quella storica impresa a tinte nerazzurre l’impatto mediatico di Mou è rimasto immutato, ma è cambiato notevolmente il contesto tecnico e tattico del calcio europeo: molto difficile mantenere gli standard di elevata qualità necessari per restare ai vertici per tanti anni, ma non per l’uomo di Setubal.
Dopo l’esperienza da dimenticare al Tottenham, la Roma ha avuto la sagacia di credere nelle idee dello Special One, quell’international manager che nella capitale mancava dai tempi di Fabio Capello, non a caso l’ultimo allenatore ad aver portato il tricolore nella capitale.
L’inizio è stato difficile e le critiche della stampa non sono mancate, specialmente dopo il 6-1 subito con il Bodo-Glimt nel girone di Conference League, ma fin dal primo giorno a Trigoria Mourinho ha saputo unire intorno alla sua straripante personalità tutto il popolo giallorosso, una sintonia che può essere paragonata solamente a quella che il popolo romano ha con Francesco Totti e Daniele De Rossi, ‘mostri sacri’ della storia giallorossa.
È lui il comandante che ha chiamato “alle armi” oltre settantamila romanisti per la gara casalinga di semifinale contro il Leicester, la più importante della stagione. Lo stadio delle Notti Magiche di Italia ’90 è tornato a colorarsi come non succedeva da anni e non solo per le note vicende legate al Covid, ed è stato decisivo per spingere i giallorossi in finale di Conference League contro il Feyenoord, un risultato che in pochi si aspettavano a inizio annata.
L’effetto Josè, il ritrovato entusiasmo di una piazza passionale come quella romana che è tornata a credere nella sua squadra sostenendola incondizionatamente. Un primo importante successo di Mourinho che prima di chiudere la sua avventura nella Capitale vorrà aggiungere altri allori al suo già ricchissimo palmares.

È dai tempi dell’Inter mourinhana e della doppietta del Principe Diego Milito al Bayern Monaco che una squadra italiana non conquista un trofeo internazionale. É arrivato il momento di interrompere questo digiuno e a provarci sarà ancora una volta il Vate di Setubal il prossimo 25 maggio.
