Mons Repole saluta il Sindaco di Torino. Il saluto.

Pubblichiamo il saluto dell arcivescovo Roberto Repole al sindaco di Torino

 «La ringrazio di vero cuore, Egregio signor Sindaco, per il suo saluto e per la sua gentile accoglienza. E, insieme a Lei, ringrazio tutte le Autorità civili e militari che hanno accolto l’invito a partecipare alla mia ordinazione e a questo momento così importante della vita delle Chiese di Torino e di Susa.
E’ un gesto che certamente ha un valore istituzionale, ma che spero rappresenti anche l’inizio di un cammino di conoscenza personale e di un rapporto di stima e di collaborazione reciproche.
Per parte mia posso solo dire che sono certo che, come è avvenuto finora, la Chiesa che è in Torino continuerà ad offrire il suo specifico contributo e la sua collaborazione per la realizzazione di una vita sociale improntata alla giustizia, alla solidarietà, all’accoglienza dignitosa di ogni essere umano.
Lo faremo in modo proporzionale a quello che siamo e, dunque, alle nostre forze reali: nella consapevolezza che una società giusta, solidale ed accogliente può realizzarsi in modo realistico e non retorico, solo con uno sguardo preferenziale ai più deboli e ai più poveri; e nella consapevolezza che specie oggi, in una società per certi aspetti opulenta, la povertà e la debolezza non concernono soltanto l’ambito materiale, ma anche la dimensione psicologica e spirituale. La guerra che si sta consumando qui vicino a noi e che rappresenta per tutti un reiterato invito alla compassione, alla solidarietà e ad un impegno fattivo per la pace che parta dai nostri cuori, è solo l’ultimo segnale del fatto che partecipiamo, tutti, di un’umanità ferita e povera.
E’ nostro desiderio, come Chiesa che è in Torino, offrire alla società civile e alle sue diverse istituzioni che si prodigano per il bene comune, la nostra leale collaborazione perché non sia dimenticato nessuno, qualunque sia la povertà che porta in sé. Lo potremo fare, confidando – a partire dalla fede che professiamo – nel fatto che qualunque sia la povertà e la debolezza che toccano un essere umano, egli è fatto ad immagine di Dio e c’è sempre in lui un desiderio di bene che non può mai totalmente essere alienato.
Insieme alla nostra collaborazione, mi auguro che a partire dalla nostra fede in Gesù Cristo – l’uomo vero (GS 22), come dice il Concilio Vaticano II – possiamo rappresentare come comunità
dei credenti in Cristo anche una forza profetica all’interno della nostra società, capace di segnalare con discrezione e coraggio tutte le amputazioni dell’umano che ci pare di intravvedere. E mi auguro che tale servizio possa, all’occorrenza, essere apprezzato da tutti coloro che hanno a cuore il reale bene comune di questa città.
Jacques Derrida dice che il tempo della democrazia rimane il futuro. E’ bello per me pensare che anche in una moderna città democratica quale è Torino la società civile con le sue istituzioni e la Chiesa con i suoi rappresentanti lavorino insieme, pur nella diversità dei compiti, continuando a immaginare, sognare e progettare il futuro della città: un futuro accogliente, per ciascuno e per tutti,
oltre che per il tutto dell’umano. Un futuro da ritornare a guardare non con paura, ma con fiducia, da parte dei più giovani.
Ancora un grazie sincero e cordiale!»

 

 

 

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