La crepa e la luce. Sulla strada del perdono.

costumi & società/ letteratura

Si intitola “La crepa e la luce” il nuovo libro edito da Mondadori di Gemma Calabresi Milite, moglie del commissario Luigi Calabresi assassinato la mattina del 17 maggio 1972 da un gruppo di terroristi. Dopo il successo del figlio Mario Calabresi con “Spingendo la notte più in là” edito sempre per Mondadori nel febbraio 2008, la madre Gemma Capra, vedova Calabresi, ci riporta negli anni di piombo e a quello che ne è seguito dopo l’assassinio del giovane marito. Il titolo “La crepa e la luce” è la metafora di come la Calabresi, attraverso un lungo e doloroso percorso, aiutata dalla sua grande fede abbia tratto cose buone anche da un’enorme sciagura.  Non si tratta né di un saggio sugli anni settanta né di un romanzo storico, ma di una lunga memoria pensata per anni e poi trascritta di una donna – oggi settantenne e nonna – che improvvisamente si ritrova sola a venticinque anni con due figli piccoli e uno in arrivo. Sono anni difficili quelli che Gemma Capra affronta dopo la morte prematura del primo del marito eppure è in questi anni che dopo lungo lavoro su se stessa attraverso la fede riuscirà a perdonare gli assassini di suo marito e tutte quelle persone che per anni l’hanno costretta a vivere sotto scorta. Nella narrazione non manca la veridicità storica dei fatti e tutto quello che la Capra afferma è anche il suo resoconto personale di quegli anni. Non mancano parti relative al processo del 1988 quando la vedova Calabresi potrà incontrare in tribunale gli assassini di suo marito e allo stesso tempo non mancano e non vengono negati ai lettori incontri personali e privati avuti negli anni: dal dialogo con Leonardo Marino, autista degli assassini di suo marito il quale l’autrice riuscirà a perdonare, agli incontri e agli abbracci avuti con la vedova Pinelli durante i tre eventi al Quirinale con i Presidenti della Repubblica Ciampi, Napolitano e Mattarella. Il tono del libro è toccante e la lettura è veloce. La Capra in questo libro ci apre una strada del perdono come anche quella di un giudizio onesto e obiettivo tipicamente cristiano della persona umana che non è sempre e solo i crimini che ha commesso.   

Andrea Gaggioli – collaboratore esterno per la Rivista contg.news

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