L’Opinione Sportiva/LAKERS, NETS E L’ESPERIMENTO SUPERTEAM

Rubrica Sportiva a cura di Stefano Villa

La post season NBA sembra aver messo la parola fine all’epoca dei Superteam. Ma è effettivamente così?

I Playoff NBA proseguono tra sorprese, cadute inattese e conferme eccellenti. E mentre tutti gli appassionati restano in attesa di sapere chi solleverà il Larry O’Brien al termine di questa cavalcata, vorrei porre l’attenzione del lettore sui cosiddetti ‘Superteam’, agglomerati di stelle che in questa stagione non hanno funzionato, per usare un eufemismo. 

Partiamo dal caso per eccellenza, i Los Angeles Lakers di LeBron James, Anthony Davis e Russell Westbrook, una parata di campioni guidata dal miglior giocatore del nuovo millennio nella città delle stelle per antonomasia, un sicuro successo in termini economici e sportivi.
Ma la NBA, come tutto lo sport fortunatamente, non è una scienza esatta e le mire di grandezza gialloviola si sono infrante contro la cruda realtà: la mancanza di una minima organizzazione di squadra e il totale affidarsi al talento delle superstar non è bastato per strappare un pass per la post season, un qualcosa che a inizio stagione non solo non veniva messo in discussione, ma era considerato il minimo sindacale. Niente da fare: buttare giù e ricostruire la casa da zero, con fondamenta molto più solide, deve essere questa la mission del front office losangelino. 

Arriviamo ora ai Brooklyn Nets, la stessa faccia di una medaglia amara, ma una diversa angolazione dello stesso problema.
Partiti a inizio stagione con i favori del pronostico i ragazzi di coach Steve Nash, che con i pantaloncini e le sneakers ha scritto intere pagine di storia della National Basketball Association, hanno dovuto fare i conti con infortuni, questioni extracampo (per spiegare il caso-Irving in ogni sua sfaccettatura non basterebbe un’intera giornata) e una chimica di squadra ben lontana dalla necessaria affidabilità alla distanza. E poco cambia se puoi avere a disposizione fenomeni del calibro di Kevin Durant, James Harden (per la prima metà della stagione) o Kyrie Irving, il talento individuale raramente basta a superare l’organizzazione del collettivo. 
I Boston Celtics hanno avuto vita facile al primo turno playoff contro questi Nets. Jayson Tatum e compagni si sono sbarazzati in sole quattro partite della, almeno sulla carta, corazzata bianconera che è ora attesa da un’estate di riflessione e scelte difficili.

Sembrano lontani i tempi in cui LeBron James, Dwayne Wade e Chris Bosh unirono le forze per portare due titoli NBA in quattro anni a Miami, l’esperimento dei Superteam ha dovuto scontrarsi contro l’organizzazione del collettivo, e per gli amanti del gioco questa non può che essere una buona notizia. 

In controtendenza, almeno da questo punto di vista, l’ultima grande dinastia della pallacanestro contemporanea, quei Golden State Warriors guidati dal talento della coppia Curry-Thompson e dall’esuberanza (poco) controllata di Draymond Green, che quest’anno stanno tornando a recitare un ruolo di primo piano. Oltre a queste caratteristiche, i Warriors possono contare su una cultura che ha permesso loro di non sciogliersi come neve al sole nelle stagioni di difficoltà e che ora sono pronti a giocarsi le proprie chances per tornare ai vertici.
Fondamentale per la squadra della Baia la solidità mentale portata da coach Steve Kerr, uno che da giocatore ha vinto a fianco di Michael Jordan ai Chicago Bulls e di Tim Duncan ai San Antonio Spurs vivendo quotidianamente due delle principali dinastie di quel periodo storico. Un uomo equilibrato che riesce a tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi in ogni situazione, non scontato in un ambiente dove chi vuole primeggiare deve prepararsi a giocare un centinaio di gare a stagione in giro per gli Stati Uniti.

Ma tornando al punto centrale della questione la domanda che in molti si pongono è la seguente: per essere vincenti è meglio avere talento smisurato oppure una maggiore organizzazione di squadra?
Non esiste una risposta univoca, ma gli ultimi episodi fanno pendere l’ago della bilancia a favore di questa seconda ipotesi, altamente più romantica e, certamente, più equa. 

Stefano VillaRedazione

profilo facebook: Stefano Villa profilo instagram: stefanovilla94 pagina facebook rivista: contg.news pagina instagram: contg_news_emad

Lascia un commento