Il Viaggio di Cristoforo Colombo in Giappone per la voce di Luca Roverselli

a cura del Redattore Luca Roverselli

Su di un arcipelago che si sviluppa in una vasta regione di mare che comprende 6.852 isole, costituito da un territorio per lo più montuoso, all’estremo oriente dell’Asia, si trova un Paese tra i più sviluppati al mondo, divenuto l’icona stessa dell’impegno umano e dell’efficienza economica e industriale: parliamo del Giappone.

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Le prime forme di agricoltura compaiono sull’arcipelago intorno al 4000 a.C. ma si tratta di una moltitudine di piccoli gruppi umani che resteranno per lungo tempo isolati gli uni dagli altri e composti da qualche centinato di persone ciascuno. Con l’arrivo del riso, intorno al 1000 a.C. i villaggi si allargano e divengono centri di insediamento semipermanenti, mentre sul litorale si consolida la coltivazione della canapa che permette la fabbricazione di vari tessuti e di robuste attrezzature per la pesca.

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Quelle antiche genti di etnia Ainu erano anche in grado di ricavare modesti natanti dalla lavorazione del legno permettendo lo spostamento tra le numerosissime isole dalle quali era costituito il loro mondo.

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Quell’epoca era però destinata a terminare abbastanza bruscamente all’inizio del IV Secolo a.C. a causa dell’arrivo su quelle terre del popolo degli Yayoi, fisicamente più possenti degli Ainu e dotati di efficienti armi in ferro. Proprio a quest’epoca risalgono i primi scritti ritrovati nell’arcipelago che determinano  perciò la fine della preistoria nipponica.

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Quelle prime opere scritte nominano il Giappone terra di Wa che risulta suddivisa in più di cento diverse società tribali. Solamente la grande isola di Hokkaido non fu lambita dai nuovi conquistatori, almeno fino all’VIII Secolo. Quel lontano periodo segna l’inizio di quell’attrito, vivo ancora oggi, tra i giapponesi “veri”, quelli che discendono dagli Yayoi e gli altri, quelli che derivano dagli antichi Ainu.

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Durante l’era Yayoi, grazie ad un discreto benessere, nasce la specializzazione all’interno della società giapponese e si instaurano alcune élite  di guerrieri con il compito di difendere i piccoli regni tribali nei quali si era suddiviso il territorio, con una popolazione che in breve tempo era cresciuta in numero e in esigenze.

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Il più potente di questi piccoli regni è lo Hsieh-ma-t’ai o Yamatai, governato dalla regina e sciamana Himiko. Dopo la morte della regina, nel 248 d.C., sorge la prima forma di stato chiamato Yamato che inizia ad espandersi dosando sapientemente la spada e la diplomazia e così nascono i sovrani che diverranno gli imperatori del Giappone.

Tokio è colma di esmpi di ardite opere architettoniche l’arte.jpg

Nel V Secolo l’introduzione del Buddhismo, una religione animata da un credo in grado di avvicinare le diverse tribù, attribuisce al clan Yamato una maggiore dignità presso la popolazione che si trovava ad essere culturalmente frazionata e anche geograficamente separata nella moltitudine delle isole.

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L’idea di importare il Buddhismo è una saggia manovra suggerita dall’influente clan Soga per unire in un unico popolo le genti di quel vasto territorio sparpagliato sulla miriade di isole di cui era composto il Paese. La religione nativa del Giappone resterà comunque lo Shintoismo, anche se la parola ha origine solo nel VI Secolo, proprio per distinguere l’antica religione giapponese dal nuovo credo buddista recentemente importato.

inconfondibile vista di una via di Tokyo.jpg

Prima di allora quella vita e quella ritualità religiosa non avevano un nome e la loro pratica riconosceva nella natura stessa e nelle sue gerarchie la presenza del divino e non in un nome o in templi di legno o pietra. Poi nel 645 il clan Soga fu cacciato dai palazzi del potere da Fujiwara no Kamatari, fondatore del clan Fujiwara che avrebbe mantenuto un notevole controllo della corte nel corso di alcuni secoli. Durante la loro influenza politica e legislativa fu instaurata un’efficiente burocrazia e si rafforzò il potere della famiglia imperiale. Solo durante questa fase storica di accentramento e di stabilizzazione del potere viene definita una capitale fissa del regno, mentre fino ad allora la corte era itinerante. La nuova capitale è quindi stabilita nel 710 a Heijo, antico nome dell’attuale Nara. Poi alla fine del secolo, nel 794 la capitale viene trasferita a Kyoto, che sarà sede dei monarchi per oltre un millennio e durante questo lungo periodo si formarono e si affinarono le arti autoctone, fino a raggiungere un notevole grado di raffinatezza e a sviluppare uno stile, specialmente nella poesia, che non ha similitudine con la letteratura di alcun altro Paese.

una superpetroliera classe U.L.C.C..jpg

Ma la monarchia si stava indebolendo per via della sua stanzialità, che la costringe i sovrani a derogare a un gran numero di funzionari esterni la conduzione delle diverse aree periferiche del Paese. Unitamente a ciò la realizzazione di sontuosi templi buddisti pagati, dalle tasse del popolo, conduce ad una miscela che porterà presto ad un aperto dissenso. Per questi motivi molte famiglie contadine si pongono sotto la protezione degli amministratori locali rafforzando nel tempo la loro posizione, fino ad essere in grado di armare milizie proprie formate da samurai. Attraverso i secoli che seguirono il Giappone passa attraverso vari momenti segnati dal conflitto tra le famiglie che si alternano al governo della Nazione, il più sanguinoso dei quali rimane la guerra Onin nel decennio che va dal 1467 al 1477.

una splendida vista del monte Fuji.jpg

In quegli anni infatti ci furono due eventi che avrebbero cambiato per sempre il mondo del Sol Levante: l’introduzione delle armi da fuoco e l’arrivo nell’estremo oriente  degli europei. Alla fine del XVIII Secolo le diffuse rivolte dei contadini, sfiancati dalle soffocanti tasse imposte per ottenere denari spesi poi a favore degli affari di commercianti stranieri, condussero ad un vortice di insurrezioni in tutto il Paese. Il popolo era infatti allarmato dalla presenza nei porti giapponesi di una grande quantità di navi europee e statunitensi e nel 1825 il governo si vede costretto a decretare l’espulsione di tutte le unità navali che battono bandiera straniera. Nel 1869 l’ultimo Shogun (governate militare) è deposto alla fine del conflitto civile scoppiato in opposizione alla fazione imperiale e sale al trono il giovane imperatore Mutsuhito che porterà il Paese all’ingresso nella sua era moderna. Nel XX Secolo il Giappone partecipa alla prima guerra mondiale cacciando i tedeschi da Isole Marianne, dalle Isole Caroline e da Tsingtao e durante la conferenza di pace del 1919 si vide riconoscere quegli arcipelaghi dalla Società delle Nazioni. Nel 1940 il Giappone firma il patto tripartito con la Germania e l’Italia ed entra nel secondo conflitto mondiale subendo una secca sconfitta, resa oltremodo drammatica dai tristemente noti lanci delle bombe atomiche sulla popolazione di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945. Dal dopoguerra il Giappone diventa una delle nazioni più vivaci per crescita economica e maggiormente protese verso il futuro nella ricerca e nell’innovazione tecnologica. Nel 1947 entra in vigore la nuova Costituzione e nell’articolo 9 dichiara la “rinuncia alla guerra come diritto sovrano della nazione”.

elevatissimo e raggiunge i 500.000 Euro.jpg

Negli anni Sessanta il Giappone è la terza potenza economica del pianeta e registra una flessione solo durante la crisi petrolifera del 1973. In quel periodo sono messe in cantiere gigantesche superpetroliere (classe U.L.C.C. Ultra Large Crude Carrier) per il trasporto di grandi quantità di greggio in ogni singolo viaggio. Durante il 1975 il PIL torna a crescere aumentando a ritmi che restano irrealizzabili per gli altri paesi. Oggi il Giappone è un paese modernissimo, capace di far convivere in una città come Tokio la tecnologia di ultima avanguardia con i templi di antichissima tradizione, creando così un’ambiente sorprendente dove l’architettura archistar è intrecciata con l’anima antichissima del Paese. La particolarissima miscela che ne scaturisce è capace di dare un piacevole senso di vertigine al visitatore. Osaka è invece una città davvero suggestiva, distesa su di una fitta rete di canali, limpidi e ordinati, nei quali si specchia un’architettura unica, che coniuga lo stile tradizionale giapponese con la moderna architettura occidentale. Senz’altro da visitare è anche un’altra città, Kanazawa, che ospita uno dei più bei giardini paesaggistici del Paese, il giardino Kenrokuen che secondo la teoria cinese del paesaggio è un giardino perfetto, possedendo tutte le sei caratteristiche canoniche: spaziosità, solitudine, artificialità, antichità, acqua abbondante e ampie vedute. La scoperta dell’inaspettato Giappone delle isole ci porta poi a Miyakojima che vanta le più belle spiagge di tutto l’arcipelago. Un paesaggio dalle suggestioni quasi trascendenti è presente nella città di Kagoshima che si affaccia, attraverso un braccio d’acqua, sul vulcano Sakurajima. Oltre il vulcano, troviamo vari giardini, che rappresentano una forma d’arte molto cara ai giapponesi, e qui sono percorsi da ruscelli e ponticelli e al loro interno trovano spazio vari santuari. Una copia dei Paesi Bassi possiamo trovarla dall’altra parte del mondo, a Sasebo, una cittadina che fu un villaggio di pescatori e che oggi è abitata da copie a grandezza naturale di molti edifici storici olandesi. Ed ora il monumento naturale più noto del Giappone. Con i suoi 3.778 metri sorge, sulle coste dell’oceano Pacifico, il monte Fuji, la montagna più alta del Giappone. Si trova ad una distanza di cento chilometri da Tokyo ed è considerata una delle tre montagne sacre, insieme al monte Tate e al monte Haku, tanto che gli shintoisti credono che sia doveroso almeno un pellegrinaggio sulle sue pendici nel corso della vita. Con la sua cima innevata per dieci mesi all’anno e il suo imponente cono simmetrico esso è uno dei simboli del Paese ed è certamente una meta che non si può disertare.

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