Celebrato il Giovedì Santo a Torino. Il saluto e il congedo dell’arcivescovo Cesare Nosiglia. Presto la consacrazione e ingresso episcopale di don Roberto Repole.

Il saluto di +Cesare Nosiglia

Il Giovedì Santo 14 aprile 2022 alle ore 9.30, nella chiesa del Santo Volto a Torino, il Clero diocesano si è riunito a concelebrare la Messa Crismale in cui si sono rinnovate le promesse sacerdotali. Sacerdoti e diaconi sono stati invitati a unirsi con l’attuale amministratore apostolico arcivescovo Cesare Nosiglia per vivere appieno il sacramento dell’Ordine. Nel luogo sacro era presente anche l’arcivescovo eletto don Roberto Repole , del clero di Torino. La celebrazione di quest’anno si è connotata anche con il saluto ufficiale di congedo e di ringraziamento fatto da mons. Cesare Nosiglia , con la presenza anche delle Autorità civili. Durante la liturgia eucaristica sono stati consacrati gli olii sacri , frutto dalla pianta dell’ulivo, utili per portare conforto nel corpo e nello Spirito a tutti coloro che ne faranno uso. Durante la preghiera dei fedeli si è ricordato anche il cardinale Severino Poletto , arcivescovo emerito di Torino e amico della terra biellese, attualmente in ospedale.

Il coro con alcuni sacerdoti

Nel suo saluto Mons.Cesare Nosiglia ha detto: ” E’ con viva riconoscenza al Signore che in questa solenne celebrazione vogliamo ricordare il nostro sacerdozio, dono gratuito che abbiamo ricevuto e fonte continua di grazia per noi, la nostra Chiesa e i fedeli. Che cosa c’è sulla terra di piu’ grande di questo dono e mistero del sacerdozio? Nel sacramento dell’Ordine, che ci è stato dato, si racchiude tanta potenza di grazia che viene da chiederci: perché proprio io, Signore, sono stato amato a tal punto da essere investito di una grazia così grande?  Quale è il motivo della tua scelta? La risposta di Dio è la stessa del salmo: “Io ti ho trovato  mio servo, ti ho consacrato con il mio santo olio, la mia mano è il tuo sostegno e il mio braccio è la tua forza”. Sì, Dio è stato ed è la nostra forza ed il sostegno sempre e in ogni momento. Oggi vogliamo riconoscere tutto questo come atto di gratuità assoluta  di Colui che ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue e ha fatto di noi un regno di sacerdote per il suo Dio e Padre. Se questo rendimento di grazia vale per ciascuno  vale ancora di piu’ per me dopo un ampio e fecondo ministero sacerdotale che il signore mi ha donato   Mi rendo sempre piu’ conto della grazia che Lui mi ha fatto chiamandomi tra voi ad essere vescovo, padre ed amico. L’incontro con voi presbiteri nelle unita pastorali, nella visita pastorale e in tante altre occasioni nelle parrocchie è stato un’esperienza ricca di fraternità e di comunione vera e sincera. Ho visto con i miei occhi la vostra fiduciosa disponibilità e generosità e soprattutto la serenità, malgrado anche tante condizioni di vita difficili, di solitudine, di precaria salute a volte, di incomprensione da parte di  alcune persone. Mi ha stupito il vostro spirito di obbedienza al vescovo e di rispetto ed accoglienza con cui mi avete ascoltato. Parlandovi cuore a cuore oggi sento di dovervi esprimere la mia profonda ammirazione e riconoscenza per quello che  avete rappresentato per  me e per la Diocesi e per tutto ciò che fate, giorno per giorno, nel faticoso e complesso lavoro apostolico. Ho cercato di coltivare in me stesso l’atteggiamento della fraternità sacerdotale, imparare l’arte del programmare e decidere insieme, vivere lo scambio delle esperienze, l’aiuto reciproco sul piano della carità e dell’amicizia, la pazienza di accoglierci gli uni gli altri nell’umiltà.. La spiritualità del presbitero diocesano infatti si caratterizza per un costante inserimento nel concreto vissuto della sua gente da cui sa trarre linfa e slancio di unità e di servizio. Ho imparato con voi a lavorare insieme per rendere il nostro presbiterio un soggetto forte e di sostegno reciproco, garantendo così un effetto moltiplicatore anche delle nostre fatiche pastorali. Ci siamo impegnati di  mostrare ai fedeli l’unità di intenti, che ci guida ed aiuta a realizzare anche tra noi, quella comunione spesso così difficile nelle nostre comunità. Sono convinto che quando i presbiteri si amano, si stimano e si sostengono a vicenda sono una testimonianza persuasiva e raggiungono anche pastoralmente risultati straordinari. Il condividere insieme la passione apostolica e l’attuazione di vie convergenti di pastorale è “l’arma” più efficace per l’evangelizzazione. >> Nosiglia ha anche sottolineato ai sacerdoti:<< Dagli anziani ai presbiteri giovani. I primi anni di ministero necessitano di uno speciale accompagnamento spirituale e pastorale, ma anche paterno e fraterno, da parte del vescovo, dei sacerdoti responsabili della formazione e dei parroci e presbiteri di vicariato in cui sono inseriti>> . Inoltre un ricordo su quanto sia importante la vocazione del Signore: << Un grave e primario impegno di tutto il presbiterio è quello delle vocazioni. Le vocazioni segnano la temperatura spirituale delle nostre comunità e ne manifestano il radicamento evangelico, ma segnano anche la nostra comunione presbiterale e ne testimoniano la sincerità e la profondità umana, spirituale, ecclesiale. Sacerdoti santi e un presbiterio santo non possono non suscitare vocazioni nel popolo di Dio. Parte dunque dal nostro rinnovamento spirituale la prima via della pastorale vocazionale e su questo si misura il nostro comune impegno a favorirne la crescita e lo  sviluppo. E’ difficile infatti che una vocazione al sacerdozio nasca senza un rapporto stretto con un sacerdote, senza contatti personalizzati con i ragazzi e giovani, senza amicizia e paziente accompagnamento spirituale. Se i ragazzi e giovani ci vedono sempre indaffarati per troppe cose, pronti allo scontento e al lamento, distanti dalla loro esperienza di vita, trascurati nella preghiera, come potranno essere attratti dal sacerdozio? Se invece sperimentano in noi la gioia e l’entusiasmo di essere ministri di Cristo, la generosità nel servizio alla Chiesa, la prontezza nel farsi carico delle situazioni spirituali, umane e familiari della gente, soprattutto dei poveri, malati e sofferenti, saranno spinti ad interrogarsi se non possa questa essere anche per loro la via migliore da seguire  nella vita.>> Infine in conclusione l’arcivescovo ha concluso con il ricordo costante dei sacerdoti che svolgono il loro ministero nei paesi missionari oltre che la richiesta della preghiera personale per il proseguo del suo servizio apostolico come quindi prossimo arcivescovo emerito. La funzione religiosa si è chiusa con la Benedizione con l’indulgenza plenaria Pro Ponteficem . Singolare anche il saluto del Vicario Generale che ha ribadito l’energia vitale e la forza di Nosiglia per il suo impegno in questi undici anni di servizio episcopale.

La Benedizione degli Olii
Il Vicario Generale foto concessa dalla Arcidiocesi di Torino

Il direttore

Emanuele DondolinRedazione





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