Il Viaggio di Cristoforo Colombo con Luca Roverselli presentano “Il Brasile”.

Il primo europeo ad esplorare le coste del Brasile fu il fiorentino Amerigo Vespucci nel 1499, pochissimi anni dopo i viaggi con cui Cristoforo Colombo scoprì il Nuovo Mondo. Vespucci individua la presenza di un territorio immenso che si doveva estendere per migliaia di chilometri all’interno delle coste visibili ai suoi occhi. Infatti durante l’avvicinamento alla terraferma i marinai della flotta del grande navigatore notano che le acque marine iniziano ad essere composte di acqua dolce già ad una distanza superiore ai cento chilometri dalla riva. Ciò significava che il fiume che si riversava in mare da quelle sponde proveniva da un territorio gigantesco, che non poteva ridursi al territorio delle dimensioni di un’isola, seppur grande. Ci si trovava quindi di fronte ad un nuovo grande continente. I Portoghesi raggiungono le coste orientali del Sudamerica subito dopo, nell’anno 1500 con una spedizione guidata da Pedro Alvares Cabral. A quel tempo il grandissimo territorio che ora segna i confini del Brasile era popolato da circa due milioni di nativi. La popolazione che abitava quei luoghi era divisa in varie nazioni che comprendevano una moltitudine di etnie tra le quali rappresentavano la maggioranza, in fatto di numero ma anche per quanto riguarda l’influenza culturale quella dei Tupi-Guarani e dei Macro-Je. Le frontiere  tra queste nazioni erano segnate da continui attriti che molto spesso sfociavano in vere e proprie guerre. La colonizzazione ebbe inizio però solo trent’anni più tardi, nel 1530, anno in cui la Corona portoghese inviò in Quelle terre Martin Alfonso de Sousa e poco dopo, nel 1532 venne fondata Sao Vicente, nell’attuale stato di San Paolo, prima città portoghese in quella regione. Solo due anni più tardi, nel 1534 i regnanti del Portogallo dividono le nuove terre in 12 feudi affidate ad altrettanti nobili affidatari che divengono a tutti gli effetti signori feudali e nel 1548, temendo un tentativo di secessione da parte di quei signori, re Giovanni II invia in sul territorio d’oltre oceano il governatore generale Tomé de Sousa che l’anno successivo fonda la capitale Sao Salvador de Bahia. Durante il XVII Secolo iniziano le coltivazioni di tabacco e di canna da zucchero, che rappresenteranno nei tempi a seguire una delle risorse agricole di maggiore importanza per le esportazioni commerciali di quel paese, destinate a diventare addirittura un’icona propria di quelle regioni. Questo importante sviluppo dell’agricoltura fu però tristemente caratterizzato dalla manodopera reperita tra gli schiavi arrivati in gran numero dall’Africa, strappati con la forza dalle loro terre e deportati in massa verso le Americhe in viaggi da incubo che contavano spesso più decessi che persone che giungevano in vita alle coste delle terre a ovest dell’Atlantico. Bisogna ricordare però che fin dall’inizio della colonizzazione portoghese i territori del Brasile furono spesso teatro di rivolte da parte della popolazione indigena che si unì a molti schiavi africani presenti in quei luoghi e l’arrivo di un sempre maggior numero di coloni dalla Madre Patria innescò la nascita di quelli che furono i semi di una sempre più estesa opposizione al dominio europeo. In quegli anni si formano quindi i movimenti che progettano l’indipendenza. Il pesante giogo portoghese su quei possedimenti raggiungeva valori ormai intollerabili. Ricordiamo a tale proposito la tassa della derrama, che imponeva il versamento del 20% del valore dei metalli preziosi estratti nelle miniere brasiliane, anche da parte di coloro che non erano minatori. Così i coloni insorsero, determinati ad eliminare la dominazione portoghese e ispirati da idee illuministe e repubblicane. I rivoltosi volevano l’abolizione della schiavitù e l’istituzione di un governo egualitario con sede a Bahia. Il grande malcontento e i continui attriti portano il marchese di Pombal  ad attuare una politica riformatrice  e nel 1775 viene finalmente abolita la schiavitù anche se solo per gli Indios. Per l’indipedenza dal Portogallo si deve però attendere ancora un po’. Nel 1807 il re Giovanni VI è costretto alla fuga oltre oceano in seguito all’invasione napoleonica del Portogallo e giunge quindi, in una situazione di debolezza politica ed istituzionale, a Rio de Janeiro e dopo l’apertura da parte di molti porti brasiliani a un sempre crescente numero di paesi interessati agli scambi commerciali con il paese, la condizione di leadership della Corona era in caduta libera. Dopo la morte di Napoleone, nel 1821, il re decide di lasciare il figlio Pietro come reggente del Brasile mentre egli rientra in patria a Lisbona. Pietro, richiamato in Europa in quel difficile momento vissuto dalla Madre Patria, decide invece di restare e nello storico giorno Dia do Fico (che significa letteralmente giorno dell’io resto) prende il nome di Pietro I del Brasile e dichiara l’indipendenza il 7 settembre del 1822. Dopo l’indipedenza il Brasile diviene una monarchia costituzionale. Il 1861 è una data di massimo rilievo nella storia del paese perché coincide con l’introduzione della coltivazione del caffè, altra risorsa che sarà icona  dell’agricoltura di quella terra. Il superamento definitivo della schiavitù avviene solo con le legge de ventre libero del 1871 che sancisce la libertà die figli nati da schiave e la legge dei sessantenni del 1885 che libera chiunque abbia superato quell’età. Poco tempo dopo un colpo di Stato, il 15 novembre 1889 rovescia la monarchia e determina l’esilio della casa imperiale, proclamando la repubblica degli Stati Uniti del Brasile. Negli anni del XX Secolo il Brasile passa attraverso un regime oligarchico dominato dai grandi latifondisti e poi nel 1930 il governo è rovesciato da un colpo di Stato e viene proclamata la Seconda Repubblica. Dalla metà degli anni Cinquanta il paese conosce una grande crescita economica e industriale e all’inizio del decennio successivo è indicato dagli esperti occidentali di molte nazioni avanzate come la terra del futuro. Oggi il Brasile è una repubblica federale con una superficie di 8.5 milioni di chilometri quadrati rappresentando così il quinto stato del mondo come superficie. Una grande parte delle sue terre sono costituite dall’imponente polmone verde della foresta amazzonica che, grazie alla rigogliosa vegetazione e alle caratteristiche del suo clima, la rendono habitat naturale di una varietà enorme di fauna e microfauna. Il Brasile vanta oggi città di grande fascino visitate da milioni di turisti ogni anno, La maggioranza dei centri abitati si trova sulla costa e le regioni interne sono scarsamente popolate e molte aree sono addirittura disabitate. Il suo grande fiume, il Rio delle Amazzoni con i suoi 6275 chilometri di lunghezza è il terzo fiume del mondo e ospita magnifici esemplari di primati, anfibi, uccelli, farfalle e rettili che hanno in quei luoghi la loro unica presenza sul pianeta. Le grandi aree urbane presentano interessanti e vigorose città alcune delle quali sono tra le metropoli più popolate del mondo, come San Paolo con i suoi oltre 12 milioni di abitanti. La capitale Brasilia merita una considerazione a sé essendo stata progettata interamente a tavolino dall’architetto e urbanista Lucio Costa, dall’architetto Oscar Niemeyer e dall’architetto paesaggista Burle Marx. Progetto di una città ideale, vista dall’alto, la città ricorda un aeroplano con gli edifici amministrativi disposti lungo il suo asse centrale. Non possiamo certo dimenticare le immense spiagge sabbione di Copacabana, lunga più di 6 chilometri, nella zona sud della bella Rio de Janeiro, dominata dal celeberrimo Pan di Zucchero e la grande statua di Cristo Redentore sulla cima del monte Corcovado e poi il suo famoso Carnevale, noto come icona stessa di festa in tutti i paesi del mondo. Un’altra città famosissima che merita senz’altro di essere visitata è  Salvador de Bahia nella quale sono rimasti intatti una notevole quantità di edifici coloniali e il loro perfetto stato di conservazione permette di vivere nelle sue strade l’ambiente di un tempo passato da secoli. Un luogo immerso in un’atmosfera particolare e indefinibile è ancora Recife, detta la Venezia brasiliana a causa della sua intricata rete di fiumi e ponti. Per la natura la selvaggia ricordiamo Ilha Grande, celebre per le sue foreste e le sue spiagge incontaminate, dove scovare magnifiche cascate e dove praticare lo snorkeling e le immersioni subacquee. Il grande e ospitale Brasile offre di tutto e tutto in Brasile è grande, le città, la natura e le tradizioni che ancora oggi possiamo conoscere e vivere in quelle terre oltre l’Atlantico.

Foto copyright Luca Roverselli, redattore di contg.news

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