La IV Domenica di quaresima è tradizionalmente chiamata “ Laetare” della gioia, ci avviciniamo alla Pasqua e siamo chiamati a sperimentare nel nostro cuore la letizia dell’attesa.
Nelle letture di questa domenica meditiamo sulla misericordia di Dio, che sempre ci accompagna nel nostro cammino: “ Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto” così il Signore parla a Giosuè, ma parla anche a ciascuno di noi, Dio allontana dalla nostra vita tutto ciò che è un male per noi, allontana il peccato, l’aridità dal nostro cuore, dobbiamo lasciarci condurre per mano dal Signore per diventare le creature nuove di cui parla l’apostolo Paolo, è il nostro impegno quaresimale, togliere da noi l’uomo vecchio per rivestirci dell’ uomo nuovo.
La parabola del padre misericordioso e del figliol prodigo ci regala sempre nuove emozioni, Dio è sempre pronto ad aspettarci, accoglierci e perdonarci perché ci ama.
È il racconto di un allontanarsi e di un ritornare, il figlio abbandona la casa paterna per cercare una felicità illusoria, una falsa libertà, dopo un piacere temporaneo che svanisce, sperimenta l’essere rimasto solo nel buio della propria esistenza, ridotto a contendere le ghiande con i porci, a morire di fame, eppure nelle fitte tenebre una luce di speranza illumina il suo cuore: “ allora rientrò in se stesso”.
Il rientrare in se stesso per ritrovare la vera vita e il padre, da quel momento inizia il ritorno, va da suo padre chiedendo almeno di essere trattato come uno dei suoi salariati, cercava un buon padrone, non osava più cercare un padre, e invece troverà un padre ad attenderlo a braccia aperte per fare festa, lo bacia in segno di quella comunione che il figlio aveva rotto.
Quante volte anche noi ci allontaniamo da Dio, ricercando una libertà illusoria, ogni nostro peccato trova la sua radice in un atto di sfiducia in Dio, nella sua volontà. Rientriamo in noi stessi, per ritornare al Signore che ci aspetta, per stupirci di un Dio che nonostante i nostri sbagli, vede nel profondo nel nostro cuore l’impegno per cambiare, per diventare “ nuova creatura”.


