Mons.Nosiglia alla Consolata consacra l’Ucraina e la Russia accogliendo l’invito Papa Francesco.

La Diocesi di Torino accoglie l’invito di papa Francesco, rivolto a tutti i vescovi del mondo e ai loro presbiteri, a unirsi con lui nella preghiera di consacrazione della Russia e dell’Ucraina  al Cuore Immacolato di Maria. L’arcivescovo Cesare Nosiglia ha officiato la celebrazione alle ore 18.00 e successivamente unitamente a Papa Francesco e a tutti i vescovi d’Italia ha compiuto il sacro rito.

L’Arcivescovo , durante la funzione ha dichiarato : <<Vogliamo anche noi in questo giorno pregare per la pace non solo in Ucraina ma anche in molte altre nazioni del mondo che vivono in situazioni di guerra o violenza costante o povertà assoluta.

Ci uniamo alla supplica accorata del Papa perché la preghiera e consacrazione a Maria Santissima porti a cessare ogni guerra e violenza che conduce alla morte e alla distruzione anche la popolazione civile. Voglia l’intercessione di Maria Consolata potente e misericordiosa suscitare nel cuore di chi ha in mano le sorti dei popoli un sussulto di umanità, di giustizia, di perdono e riconciliazione, avviando, con l’aiuto e la garanzia della comunità internazionale, un dialogo costruttivo e riprendere il processo di pace. Noi crediamo che per far cessare ogni guerra e ristabilire la pace occorre abbattere i muri di separazione e di odio tra le persone, le famiglie e i popoli, che si erigono anzitutto nei cuori a causa del male che invade poi la loro vita e quella dei popoli.

L’apostolo Paolo sottolineava questo fatto a partire proprio dalle divisioni profonde, che segnavano i popoli, ebreo e greco, le classi sociali, schiavi e liberi, le persone, uomo e donna, e così via ed affermava che in Cristo Gesù non c’è più separatezza, perché egli ci fa uno e ci dona la forza del suo Spirito per costruire un’unica famiglia umana in cui tutti, singoli, famiglie e nazioni, regolino i loro rapporti, improntandoli ai principi di fraternità e di responsabilità.

Gli Stati, afferma il Papa, debbono fare una profonda riflessione ricercando le ragioni dei conflitti, che spesso sono accesi dall’ingiustizia, e a provvedervi con una coraggiosa autocritica. In questo modo, lo stabilimento e il mantenimento della pace e della sicurezza potrà essere perseguito attraverso vie ben diverse dalle attuali, che vedono una corsa agli armamenti sempre più ampia e diffusa, che indirizza su questo obiettivo ingenti risorse finanziarie, distogliendole da progetti di sviluppo delle persone e dei popoli più poveri e bisognosi.

Questo dovrebbe essere il primo impegno per la pace: la solidarietà e la giustizia verso chi ha meno possibilità di vita e di beni per sopravvivere a tante miserie endemiche, di cui soffre la maggior parte dell’umanità (malattie, povertà e denutrizione dei bambini, crisi alimentare). Per noi in Italia la crescente povertà di un ceto medio che si sta aggravando e le grosse difficoltà di alcune imprese come quella dell’ex Embraco che tutti conosciamo dovrebbe abbattere ogni prospettiva di intensificare gli armamenti, come ha ben detto il Papa in questi giorni.

Pace e solidarietà, giustizia e carità camminano insieme e mai possono essere separate. Come anche pace e diritti umani primari, come quello alla vita dal suo primo istante al suo naturale tramonto; il diritto ad avere una famiglia unita nel matrimonio; il diritto all’educazione e all’istruzione; il diritto alla libertà religiosa, all’accoglienza e alla integrazione. Voglia Dio onnipotente e padre di tutti suscitare nella coscienza di ogni persona e di chi ha in mano le sorti dell’umanità un sussulto di impegno per far sì che si cessi ogni guerra e trionfi la pace più sicura e duratura.>>

Redazione ed

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