
Faro, la Capitale dell’Algarve[14219] 
la caracca è la nave d’alture che contraddistingue i navigatori genovesi e portoghesi del XVI Secolo[14221] 
un panorama di Madera[14226] 
una veduta di Porto con il celebre Ponte Dom Luis[14228].jpg
Intorno al 200 a.C. i territori dell’attuale Portogallo iniziano ad essere conquistati dai Romani e i Lusitani che allora abitavano la parte più occidentale della penisola iberica divennero, con le loro terre, provincia romana. Da allora quei territori all’estremo occidente del continente europeo sono teatro di un avvicendarsi di dominazioni che arrivano da tutti i paralleli. Prima giungono Visigoti, popolo di origine scandinava che conosce i lunghi inverni avvolti nelle cupe notti gelide e poi è il turno degli arabi, originari delle terre del deserto illuminate da un Sole alto e potente che disegna ombre nette sul terreno delineando un paesaggio che sembra quasi inciso a china nera. Nell’VIII Secolo, in seguito alla vittoria sui Musulmani dopo la battaglia di Covadonga del 722 si costituisce un piccolo territorio tra le montagne del Nord-Ovest che da origine al Regno delle Asturie, che fu storicamente la prima entità politica cristiana del mondo. Poi nel 1143 alla presenza di un rappresentante della Santa Sede viene riconosciuta, alla conferenza di Zamora, l’indipendenza del Portogallo e successivamente nel 1179 il sovrano di quel paese Alfonso I viene riconosciuto Re dal Papa Alessandro III. Ma la grandezza del Portogallo è legata soprattutto all’epoca delle grandi esplorazioni. I navigatori portoghesi furono infatti tra i massimi protagonisti di questo proficuo periodo di scoperte e le loro imprese permisero un enorme salto nella consapevolezza delle reali dimensioni del pianeta sul quale l’uomo viveva, provocando nel volgere di pochi decenni una scioccante espansione della conoscenza e della comprensione umana del mondo, “fino ad arrivare là dove nessun uomo era mai giunto prima” – come recita l’incipit di una famosa serie televisiva di science fiction. Il contatto con quelle differenze culturali ha creato in tal modo una nuova forma di arte nella quale i normali utensili appartenenti a qui lontani popoli assunsero il ruolo di testimoni di un differente modo di essere e di percepire le cose. Per la prima volta la conoscenza di una diversa concezione e percezione del mondo e della vita erano in grado di generare un punto di sfocatura all’interno del noto della cultura dell’Occidente, così da innescare una più profonda indagine rivolta alla comprensione della struttura più intima del mondo. Nasce proprio allora in Europa una potente corrente di pensiero filosofico che dubita del conoscere e del percepire ordinario e che sfocerà alla fine del XIX Secolo nella consapevolezza dell’esistenza di una realtà che va ben oltre il comune intuito dell’uomo comune. Tutto questo fu possibile grazie allo spirito di avventura di un numero limitato di grandi navigatori ed esploratori che intrapresero viaggi oltre il limite estremo delle possibilità e dei mezzi allora esistenti. Le massime unità di altura che in quel tempo erano disponibili per la navigazione oceanica erano le caracche, navi in legno a tre o quattro alberi che venivano costruite in cantieri dove quelle unità dovevano stazionare in secco per anni, prima di essere ultimate e le loro strutture erano quindi sottoposte per quel lungo periodo di tempo all’azione della gravità, mentre si trovavano all’asciutto. Poi avveniva il varo e nel giro di pochi istanti quelle strutture erano sottoposte alla spinta idrostatica dell’acqua, una forza di verso contrario alla precedente, che provocava danni immediati agli elementi che costituivano lo scafo delle imbarcazioni. Il risultato era una nave che faceva acqua da tutte le parti e l’opera di calafataggio doveva compiere veri miracoli per impermeabilizzare lo scafo. Venivano inserite a tale scopo fibre di canapa e di stoppa pesantemente intrise di pece tra le tavole del fasciame, permettendo così una decente tenuta dell’acqua. Durante lunghi periodi di navigazione non era raro che l’unità accusasse dei cedimenti della tenuta stagna e affondasse provocando numerose vittime. Un altro grave problema, questa volta di natura medica, era la difficoltà negli approvvigionamenti di cibi freschi quando si navigava in mare aperto, lontani dalle coste. I viaggi all’epoca dei velieri a vele quadre avvenivano infatti a una velocità media intorno ai tre nodi – il nodo è un’unità di misura della velocità e corrisponde a un miglio marino orario – e quindi i velieri viaggiavano a meno di sei chilometri orari, essendo il miglio nautico di 1852 metri. Per questo motivo le provviste di bordo, destinate a degenerare in breve tempo per l’assenza di dispositivi di refrigerazione, diventavano presto inservibili. A volte il comandante e gli ufficiali disponevano di una riserva di uova che consumavano anche quando erano vecchissime e le conseguenze di tutto ciò sulla salute non tardava a manifestarsi. La malattia più diffusa era lo scorbuto e la causa dipendeva dall’assenza della vitamina C nella dieta degli equipaggi. Furono gli Inglesi, solo nel tardo XVIII Secolo a porre rimedio a quello che era allora un vero flagello, imbarcando una grande quantità di limoni a bordo delle loro navi. Questo valse il soprannome di Limey ai marinai della Regia Marina. Viaggiare per mare era quindi una costante avventura ma le conquiste che ne derivarono furono all’altezza. Bartolomeo Diaz fu il primo europeo a doppiare l’estremità meridionale del continente africano nel 1488, aprendo l’ingresso per la via meridionale all’Oceano Indiano. Il primo giro del mondo è stato compiuto invece tra il settembre del 1519 e il settembre del 1522 dal grande navigatore portoghese Ferdinando Magellano, pur non completandolo personalmente perché ucciso nelle attuali Filippine dal sovrano di quelle isole. Magellano fu il primo a trovare la strada per entrare nel Pacifico doppiando il capo meridionale delle Americhe e quella via che oggi porta il suo nome è appunto lo Stretto di Magellano. Attendente del comandante durante quel viaggio era il vicentino Antonio Pigafetta che si occupava della registrazione del diario di bordo. Durante la visita a quei territori i suoi diari registrano con dovizia di particolari il contatto con una comunità di giganti, descritti come alti circa due metri e mezzo e caratterizzati da possenti corpi e da una voce di tono basso e dal timbro sgraziato. E poi Vasco da Gama che scoprì la via marittima per l’India permettendo ai Portoghesi di stabilire un impero commerciale e coloniale in Asia. Nei tempi dell’età moderna, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile che si concluse nel 1834, il Portogallo adotta una Costituzione moderata e la sovrana, Maria II del Portogallo, inizia la realizzazione di importanti infrastrutture tra cui efficienti linee telegrafiche e ferroviarie che portano il paese a pieno titolo nell’era moderna. Poi la crisi coloniale della fine dell’Ottocento con il Regno Unito, periodo in cui gli Inglesi pretendono molte delle terre delle colonie portoghesi, conduce ad un’irreversibile crisi del regno che genera un lungo e intenso periodo di tensioni che sfociano a loro volta nella rivoluzione, scoppiata tra i 4 e il 5 ottobre 1910 e proprio quel giorno cade la monarchia e viene proclamata la Repubblica. Oggi il Portogallo è un paese moderno e accogliente, meta di un turismo variegato, proveniente da ogni parte del mondo. La splendida città marittima di Porto, seconda città del Portogallo, offre una poliedrica miscela di attività. Sicuramente non si possono dimenticare i suoi celebri vini che è possibile degustare nel corso di visite guidate alla scoperta delle storiche cantine tuttora attive e poi ci sono le rilassanti gite in battello sul fiume Douro, attraversato dall’imponente ponte Luis I, simbolo della città. Sicuramente la meta più europea del Paese è Lisbona, che combina in maniera impeccabile storia e cultura. Il suo fiorente artigianato e i caratteristici quartieri colmi di carattere e di storia rendono questa Capitale una delle più caratteristiche del vecchio continente, mentre i suoi monumenti in onore delle grandi esplorazioni, che celebrano le importanti scoperte geografiche del passato conferiscono all’ambiente un’atmosfera quasi sacrale. Una città generalmente considerata di snodo e non molto frequentata dai turisti è invece Faro, qui il turismo arriva grazie all’aeroporto che è l’unico dell’Algarve e scivola sulla città dirigendosi verso le spiagge ed è proprio per questo che Faro ha conservato un fascino tradizionale unico e qui si può vivere una settimana immersi nella società e nella vita antica di questo magnifico Paese. Al centro dell’Oceano Atlantico c’è poi Madera, meta di un turismo alla ricerca di esperienze diverse dal solito. Il clima mite e soleggiato ha favorito la formazione di una vegetazione lussureggiante che conferisce a tutto l’ambiente un fascino unico e indescrivibile: sembra quasi di trovarsi all’interno di un enorme giardino racchiuso in un’invisibile serra. Il suo capoluogo è Funchal, dove vive la maggior parte dei 300.000 abitanti dell’isola. Pur essendo una roccia nel mezzo dell’oceano Madera è un luogo di connubio tra arte e cultura, con la celebre Cattedrale dell’Assunzione di Maria Vergine risalente al XVI Secolo e con il Museo Quinta des Cruzes, dedicato a Joao Goncalves Zarco, scopritore dell’isola e poi il Museu de Arte Sacra di Rua do Bispo che raccoglie le opere accumulate durante gli anni dell’Impero lusitano. Sull’isola è poi possibile vivere un’esperienza divertente e unica nel suo genere, si tratta della discesa con i “Cestinhos di Funchal”, antichi mezzi di trasporto ideati per trasferire merci e persone dal punto più elevato della città fino al punto più basso. La discesa a bordo di queste suggestive slitte in legno dura una decina di minuti e avviene lungo stradine a tratti ripide e strette, caratteristica che rende l’esperienza assai emozionante e del tutto particolare. Ma tutto è particolare e sorprendente nella terra all’estremo ponente d’Europa e il suo ambiente ricolmo del ricordo e delle emozioni di antiche storie di impavidi uomini e di grandi viaggi rivive ancora oggi, per tutti i moderni esploratori che vogliono visitare quel Paese.
Luca Roverselli-Redazione

Elevador de Santa Justa a Lisbona[14217] 
Monumento alle Scoperte realizzato a Lisbona nel 1960[14224] 
un suggestivo scorcio di Lisbona[14227].jpg 
la suggestiva discesa con i cestinhos a Madera[14223] 
il vano interno dell’elevatore di Lisbona[14220]
foto di personaggi che hanno fatto la storia del Portogallo

Antonio-Pigafetta mbarcato con Magellano[14216] 
ferdinando_magellano[14215] 
giganti patagoni in un’opra del 1768[14218] 
il grande navigatore Bartolomeu Dias, primo a doppiare Capo di Buona Speranza[14222] 
ritratto di vasco da gama[14225]
