A Un Mese dalla Guerra Diario di Bordo intervista fra Emanuel

Oggi il nostro Diario di Bordo è in Ucraina ed incontra il Vicario della Provincia Ucraina Francescana fra Emanuel OFM. Insieme a lui conosceremo più da vicino la situazione che attraversa il popolo ucraino.
Fra Emanuel grazie per la disponibilità. Come è la situazione che state vivendo?                                        
 
Stiamo vivendo una situazione molto drammatica. Drammatica perché ci sono tante vittime, soprattutto tra i civili: i bambini, le donne. Questo ti porta veramente un grande dolore perché ogni giorno si guardano queste immagini delle città distrutte che non esistono più. Dobbiamo ricordare che le città non è solo fatta di edifici, stabili, fabbriche. Le città sono le persone che vivono lì, le famiglie che hanno investito nella loro vita, che hanno cercato di fare di tutto per accudire bene i figli, per garantire un futuro buono e sicuro. In un momento tutto viene distrutto. Vengono distrutte le vite, le case, tutta la infrastruttura, praticamente tutto ciò che serve per vivere una vita buona, tranquilla, serena. Principalmente questa è la situazione. Non c’è più sicurezza da nessuna parte. Come ha mostrato l’esercito russo perché ha bombardato ogni città capoluogo regionale, per far capire che nessun posto nel territorio ucraino che è molto grande, molto esteso come superficie è sicuro.
La Provincia Ucraina Francesca si sta adoperando per aiutare concretamente la vostra gente. Quali sono gli aiuti che voi fate avere al vostro popolo così da sostenerli?                           
 
Devo specificare che il nostro aiuto riguarda le tre categorie di persone. La prima è l’aiuto ai volontari che si sono resi disponibili per creare una specie di truppe per la difesa territoriale. Siccome l’esercito non era molto numeroso ogni città aveva bisogno della difesa locale e queste erano le persone che si sono rese disponibili a svolgere questo tipo di servizio. Non sono di categoria militare, ma sono le persone che hanno ricevuto da parte dell’amministrazione militare certe responsabilità per vigilare le città per creare posti di blocco dove si fanno controlli in entrata e uscita garantendo maggiore sicurezza. Quindi si aiutano anche queste persone. Si porta a loro da mangiare, a qualcuno si porta le scarpe, un vestito più caldo visto che la guerra è scattata il 24 febbraio e le temperature erano molto basse, quindi, si cerca di aiutare coloro anche che difendono la sicurezza della città. La seconda categoria sono le persone che per via della guerra non possono più lavorare, le persone che magari hanno necessità, che sono state provocate dalla guerra quindi qui si forniscono i viveri, i medicinali, gli indumenti. La terza categoria sempre più presente sono i profughi, gli sfollati interni, quelli che dovevano scappare dalla parte orientale dell’Ucraina e cercare un posto più sicuro. Vengono accolti nelle varie strutture della città ma vengono a bussare alle nostre porte per cose di prima necessità come cuscini, vestiti. Devo dire che diventano sempre più difficilmente reperibili i generi alimentari per i bambini. Ecco perché i nostri confratelli dove vi sono comunità francescane, come a Biella e a Bordighera, hanno fatto questa raccolta con aiuto di gente di buona volontà che ha provveduto a una quantità congrua di queste cose. Noi quindi cerchiamo di dare, provvedere ma la situazione cambia in base alla geografia. I conventi verso l’Est, più vicino alla linea di combattimenti quindi vi è più necessità dell’aiuto concreto. I conventi verso l’Ovest in quanto confinanti con i Paesi limitrofi come la Polonia, la Romania, Slovacchia invece cercano di accogliere i doni che ci vengono mandati dai nostri confratelli, sacerdoti e parrocchie amici, per poi far pervenirle dalle nostre parti, nostre cioè nei luoghi come Kiev, Zhytomyr, Konotop e anche in altre città colpite.
Sembra una domanda retorica però ci puoi raccontare come funziona oggi una tua giornata tipo?                             Le nostre giornate vengono sempre interrotte dalle sirene quindi sono le giornate scandite dalle sirene a seconda della sicurezza o del pericolo. Poi diciamo prima di tutto si da alle persone di trovare Dio. Le chiese sono aperte, si celebrano le Sante Messe, siamo disponibile per colloquiare con noi. Quindi portiamo avanti questo aspetto spirituale e religioso. Poi come frati ci raduniamo nella preghiera comunitaria solo tra i frati o alla sera per pregare insieme il Rosario oppure in tutte le celebrazioni nelle nostre parrocchie. Questo aspetto è molto forte, molto presente perché è molto richiesto e sentito. Si cerca di vivere questo momento di prova presso Dio e con Dio. Il secondo momento sono le telefonate perché la nostra gente sa che siamo disponibili per vari tipi di aiuto quindi c’è momento per distribuire aiuti, oppure si fa da tremiti per far arrivare qualcosa da qualcun’altro se noi non ce l’abbiamo. Certamente deve essere un’azione istantanea. Del resto è parlavo nella domanda precedente. Queste comunque sono le giornate. C’è chi vive le giornate nello stress continuo, c’è voglia di viverla in maniera più veloce per non sentire le notizie brutte. Dall’inizio della guerra, che ormai sarà un mese, tante persone sono state sradicate da una vita normale. Si cerca di vivere questi giorni velocemente affinché passino al più presto.
Il vostro Presidente Zelensky ha invitato Papa Francesco. Pensi attualmente sia possibile la visita?
Il nostro Presidente ha invitato papa Francesco in Ucraina ma non solo adesso per via della guerra. E’ stato invitato molto molto prima, sia dal governo che dai nostri vescovi cattolici e greco cattolici. Devo dire che è già da un po’ di tempo che nella “preghiera dei fedeli ” abbiamo introdotto una invocazione propria per la visita di Papa Francesco in Ucraina. I nostri vescovi hanno detto che questa possibilità deve essere molto pregata quindi gli stessi vescovi hanno invitato i fedeli a pregare per questa intenzione. Debbo dire che Papa Francesco conosce bene l’Ucraina e la situazione vigente dato che la guerra è scattata già dal 2014 all’ Est dell’Ucraina nel Donbass . Il Papa vive con noi già questa situazione. E’ stato proprio lui a offrire l’aiuto che si chiamava ai tempi “Papa per l’Ucraina” . Si trattava di una raccolta di fondi fatta nelle parrocchie in tutta l’Europa e spedita all’est nel Donbass quindi questa situazione di guerra è ben conosciuta da papa Francesco.                                                        Io credo che Papa Francesco, come l’apostolo della Pace, potrebbe portare un messaggio di pace in Ucraina e una visita come la sua è reale ma di certo non so in quale prospettiva. Questo bisognerebbe chiederlo ai suoi collaboratori, al corpo diplomatico che si occupando di queste cose. Non ho elementi pratici su come si fa però penso sia una visita di grande supporto e guarigione, potrebbe sanare le ferite. La sua visita porterebbe fare questo effetto.
Quale speranza o quale messaggio di incoraggiamento per presente e per il futuro al tuo popolo e a chi ti sostiene?
Il mio messaggio sarebbe il seguente: << La Pace è un dono e questo lo abbiamo capito, lo stiamo capendo. Una volta quando si pregava per la pace si pregava in modo più astratto ora lo abbiamo capito. Infatti potrei evocare la preghiera di San Francesco: “Signore, Fa di me strumento della tua pace”.>> Essere strumenti di Pace sono coloro che fanno gesti concreti per renderla salda nei nostri cuori, nelle nostre vite perché è una cosa molto fragile che può essere rovinata in ogni momento anche per colpa nostra. Basta guardare le famiglie, gli ambienti di lavoro, del nostro servizio. Quando viene a mancare la pace la persona non è quieta, non è serena. La pace è un dono del Signore. Se qualcuno si allontana dalla pace sta male perché rovina il ponte che ci ricollega con il Signore. Siamo stati pensati e portati nel cuore del Signore. Il nostro ambiente naturale è la pace. La guerra non è una cosa naturale. Non appartiene al genere umano in quanto solo rovina. Con oggi è un mese che vi è la guerra. Non ci si può abituare. Non è una circostanza normale. Le guerre vanno evitate perché rovinano la vita fisica, spirituale. Rovinano la pace. Questo è il mio messaggio e ringrazio tutti coloro che sono strumenti di pace vicini a noi, soprattutto ringrazio quelle persone dall’Italia che conosco  oncretamente che si sono resi strumenti della pace e con loro piccolo contributo sia materiale che spirituale cercano di essere ambasciatori di pace. Ho guardato vari video dove ho visto le famiglie italiane che hanno accolto i profughi ucraini. Ecco: Siamo strumenti di Pace.

Il direttore Emanuele Dondolin

La Redazione rammenta che in forza alla legge sulla privacy il viso dei minori è coperto.

Foto concesse dal Vicario Provinciale fra Emanuel

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