LA VOCE DI DIO PRESENTA LA TESTIMONIANZA DI SUOR TOSCA FERRANTE

Oggi la Rubrica La Voce di Dio. Testimoni di fede è in compagnia di suor Tosca Ferrante , religiosa della famiglia paolina che con noi racconterà la sua vocazione.

Suor Tosca ci puoi raccontare quando nella tua vita ti sei avvicinata a Dio?

Nella mia vita sono sempre stata vicino a Dio nel senso che , attraverso l’amore dei miei genitori in realtà perchè loro due sono sempre state delle persone molto unite tra loro e questo amore era proprio attraente. Era bello vederli quando dico SEMPRE non dico che abbiano attraversato delle difficoltà in quanto c’è stata distanza tra loro a motivo del lavoro di mio padre poi mia mamma è sempre stata una donna fedele al quotidiano. C’era un amore di fondo che mi stupiva continuamente ; all’ epoca quando ero più piccola non sapevo dare il nome alle cose ; ovvero la fedeltà cioè la felicità di quando rivedeva mio padre e viceversa e quando mio padre rivedeva noi come se non ci fossimo mai lasciati. La distanza era tenuta insieme dall’amore. L’altro aspetto che mi ha sempre colpito è stato quello che il loro amore ha sempre previsto gli altri. In casa mia c’è sempre stato un clima generoso sempre rivolto al prossimo e anche in situazioni di estrema povertà in cui a un certo punto ci siamo trovati il povero ha sempre la priorità. Ad esempio la cosa più buona la davamo a un povero, insomma io da questo ho imparato Dio poi da questo c’era la concretezza di una vita parrocchiale radicata in me fin da piccola. Però per me in quel tempo lì l’amore si è reso concreto attraverso queste persone e attraverso ovviamente una vita di comunità parrocchiale che mi ha iniziata a tutto questo prima come utente di gruppi tipo l’Associazione San Domenico Savio e poi animatrice. Una vita molto ordinaria fatta di tanto amore.

Una chiamata del tutto speciale tanto che oggi hai dedicato a Lui la vita. Da dove è partita la tua vocazione?

A un certo punto nella vita ci si fa una domanda : ” cosa voglio fare da grande?” Le mie risposte hanno oscillato tra fare la maestra , l’infermiera e poi mi sono ritrovata nel primo anno delle superiori ad aderire a un concorso che andava nella linea in cui desideravo a fare cioè un concorso in polizia di stato che mi ha portato , dato il suo buon esito, a entrare nella Polizia di Stato quindi ho fatto la poliziotta ( due anni e mezzo a Roma e due anni e mezzo a Napoli ) . E’ stata una esperienza bellissima anche se il contatto con le povertà è stato enorme. Direi che la mia vocazione è sbocciata in una maniera più chiara proprio in quel contesto di polizia in particolare un giorno è stato arrestato un ragazzo adolescente e in attesa delle decisioni della autorità giudiziaria io ero in commissariato a fare il mio servizio di accoglienza e mi è stato affidato. A un certo punto io ho chiesto: ” ma cosa hai fatto.” e lui pianse a dirotto nonostante cercai di rasserenarlo. Alla fine del suo pianto mi chiese un semplice abbraccio. Io ho però rifiutato perchè le regole erano chiare e io avevo la divisa. Ancora oggi ho lo sguardo impresso di questo ragazzo e quando quel giorno tornai a casa mi guardai allo specchio e mi domandai. ” Chi stai diventando? Questa persona ti ha chiesto un abbraccio. Un bambino appena nasce la prima cosa che fanno gli infermieri è portarlo alla mamma per simboleggiare il passaggio dal grembo materno alla realtà al mondo è fatto di contatto umano. “E da lì è partita una ricerca che già c’era perchè frequentavo già le suore apostoline per incontri vocazionali. Lì è emersa da lì pian piano questo desiderio di rendere disponibile la mia vita a Dio in qualche modo. Poi piano piano ho colto che una realtà possibile era la mia consacrazione a Lui e faccio solo far notare come il filo rosso che ha accompagnato la mia vita ha avuto una vocazione specifica . Dietro al desiderio prima di fare la maestra , poi l’infermiera , poi la poliziotta e adesso quello che sono oggi : una suora apostolina vi era fare qualcosa per gli altri. Tutto ciò che facciamo nasce da un desiderio e un bisogno di fare qualcosa per il prossimo che poi aiuta a essere purificato. La nostra vocazione però se non comprende gli altri di cosa è fatta? Solo di propri bisogni? Di propri desideri? Per sintetizzare chi mi ha aiutato a comprendere la vocazione sono stati proprio i poveri al quale sarò sempre grata. Nello specifico la povertà di quello sguardo delle persone che ho arrestato , che ho assistito, di tanti stranieri che facevano riferimento a me quando lavoravo all’Ufficio Stranieri. Insomma realtà di profonde povertà.

Cosa significa essere apostolina della famiglia paolina? Quale è la sua missione? Essere apostolina è il compimento della mia vita, della mia e nostra vocazione. Noi apostoline siamo della Famiglia Paolina, siamo l’ultimo Istituto fondato dal Beato Giacomo Alberione. Il suo servizio nella chiesa è quello di accompagnare i giovani nel suo discernimento vocazionale. Quello in realtà quello di cui sono stata io destinataria tento di donarlo quotidianamente e don Alberione nell’ascoltare lo Spirito e fondare la Famiglia Paolina ha fatto attenzione anche a questa dimensione oserei dire fondamentale della vita cioè la dimensione vocazionale .” Tutti siamo chiamati”. Chiamati da Dio in forza del nostro Battesimo. In forza di questo Battesimo siamo chiamati ad essere discepoli di Gesù. Poi questo discepolato si concretizzerà anche in una scelta di vita concreta come quella matrimoniale, religiosa , missionaria , in una vita dedicata agli altri attraverso un quotidiano fatto di servizio. Ciascuno trova la sua dimensione dove poter esprimere la sua vocazione dove coglie dove Dio lo chiama. Ecco il nostro servizio è quello di accompagnare i giovani in questo percorso oggi ancora di più per questo disorientamento in generale al quale stiamo assistendo causa eventi esterni quale pandemia, ora la guerra che sta portando tanta paura accompagnata da tanta speranza. Poi ci facciamo prossimi di chi sta affianco ai giovani come educatori, formatori , genitori sempre attraverso la nostra presenza che orienta e sensibilizza la dimensione vocazionale della vita. Poi un altro aspetto che amo sottolineare della nostra missione è l’aiuto e l’accompagnamento alle vocazioni in difficoltà. Innanzitutto attraverso il dono e la preghiera quotidiana e poi attraverso una concretezza di vita che sta nell’ascolto , di sostegno a questi momenti di crisi che tutti attraversiamo. E avere una persona affianco che assieme a te trova le strade possibili dove vi è Dio , vi è quella parola che ha orientato la propria scelta diventa importante. Ecco nella famiglia paolina noi siamo questo. Annunciamo questo. Annunciamo Gesù Maestro, Via , Verità , Vita. Diamo al mondo Gesù Maestro,Via,Verità,Vita con tutti i mezzi moderni con la rivista cattolica Se puoi di orientamento vocazionale per giovani. Come attraverso una presenza nello stare con gli altri. La Famiglia Paolina è il dono più grande della nostra vocazione. Impariamo continuamente a collaborare , ci vogliamo bene . Un bene che si moltiplica nelle realtà in cui uno di noi abita.

Quale messaggio a un giovane che vorrebbe intraprendere la tua stessa strada? Cosa direi a un giovane? Prendo in prestito le parole di Papa Francesco. ” Rischiate anche se sbagliarete. Non sopravvivete con l’anima nestetizzata. Non guardate il mondo come se foste turisti. Fatevi sentire. Scacciate le paure che vi paralizzano per non diventare giovani mummificati. Vivete. Datevi al meglio della vita. Aprite le porte della gabbia e volate via. Per favore non andate in pensione prima del tempo”. Ecco per me sintetizza bene quanto vorrei dire a un giovane oggi cioè di darsi al meglio della vita. Quello che siamo ce lo portiamo già dentro e uno è il rapporto quotidiano con la Parola di Dio poi il confronto con qualcuno che ha attenzione ad ascoltarci e non a dirci cosa bisogna fare. Dico sempre ai giovani di diffidare di quelli che sanno cosa deve fare loro. In realtà nessuno lo sa. E’ Dio che sa cosa fa la persona stessa. Chi si fa compagno di viaggio aiuta leggere i segni dello spirito. L’altra dimensione è lo sguardo, guardarsi attorno. Quello che siamo chiamati ad essere ce lo dice la realtà. Ci sono due dimensioni fondamentali . Il primo punto è rispondere alla domanda ” Chi sono?” dove vi è una dimensione spirituale e dell’anima. Quindi cercare piano piano. L’altro polo è ” Per chi ?” Perchè se la nostra vita non è donata per qualcuno , per un valore grande al quale noi credenti diamo il nome di Gesù che è la Via per portare al compimento la nostra vocazione , la Verità per esprimere la Parola, la Vita che è un incontro con lui nella vita sacramentale e nei poveri. ” Rischiate , non sbaglierete” ci ricorda Papa Francesco. Don Alberione farebbe un altra domanda: “La vita è un dono di Dio come vuoi usarla?” Prega pensa e risolvi bene. Agire , rischiare , realizzare qualcosa di concreto.

Infine cosa diresti a quei giovani che si sentono lontani da Dio? Ai giovani che sono lontani da Dio direi di non spaventarsi di questo . Di non spaventarsi perchè Dio non si è mai allontanato. A volte noi abbiamo bisogno cioè la nostra vita umana , spirituale, psicologica ha alcune leggi che la regolano. Una di queste leggi vengono denominate crisi. Che cos’è la crisi? Non è qualcosa di cattivo , di spaventoso. La crisi è un opportunità di fare un passaggio da una fede in poi infantile dove ” mi hanno detto dovevo andare in chiesa ” o ” mi hanno detto che Dio si arrabbia se non faccio il bravo ragazzo. ” No. A un certo punto nella vita abbiamo bisogno di fare una esperienza di Dio, una esperienza personale. La crisi in realtà è l’opportunità di incontrare Dio anche se non è subito in una chiesa fatta di strutture. L’importante è non alzare muri relazionali. Dio è presente in noi e continua essere presente negli altri , in quello che ci attrae , nelle povertà. Oggi basta guardarci intorno. E anche laddove ” Dove è Dio in questo momento di guerra? Nemmeno io lo so sapete? Anche io a volte glielo chiedo però so che c’è. Non è uno spettatore impassibile, rigido. Soffre con noi . Per cui penso dico ai giovani lontani da Dio: “Non spaventatevi di tutto questo, continuate a cercare , gettate più ponti possibili per permettere a Dio di esprimersi. Le nostre rigidità diventano delle chiusure e non ci fanno cogliere le sfumature dove Dio si manifesta. Non rimanete da soli. Condividete con qualcuno questa lontananza da Dio ma senza giudicarla. Anche se lontani Dio ci è fedele, il suo amore non viene meno. Non spaventiamoci. Non smettiamo di fare il bene possibile.

Il direttore

Emanuele Dondolin-Redazione

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